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mercoledì 31 maggio 2023

7 consigli per essere genitori migliori

 7 CONSIGLI PRATICI PER ESSERE ‘GENITORI MIGLIORI’

Partiamo dal presupposto che non esistono regole per essere bravi genitori. Essere mamma e papà è il mestiere più bello del mondo, ma anche il più complesso. Non c’è il manuale del genitore perfetto, e non si può non sbagliare. Anzi, spesso gli sbagli sono molto importanti, perché possono trasformarsi in preziosi alleati. E’ importante, infatti, riflettere sulle sfide quotidiane, cercando di diventare ogni giorno genitori migliori. 

Di seguito sette riflessioni per diventare genitori migliori. Sette punti su cui concentrarsi per cercare ogni giorno di educare i bambini con rispetto. Un’educazione positiva, infatti, permette di crescere bambini sereni ed equilibrati, che, un giorno, diventeranno adulti felici.

1. I GENITORI MIGLIORI SONO GENITORI AUTOREVOLI

Esistono diversi stili educativi. Possiamo riconoscere uno stile educativo autoritario, basato sul rispetto dell’autorità in quanto tale. Uno stile autoritario si basa sul “Si fa così perché lo dico io”. In questo sistema educativo vige la paura, e il comportamento dei bambini viene influenzato dal timore. Spesso si ricorre alla punizione, al fine di modellare il comportamento del piccolo. A volte, vengono utilizzate anche le punizioni fisiche, come sberle e sculacciate. All’opposto di uno stile autoritario possiamo identificare uno stile educativo di tipo permissivo, dove al bambino è concesso tutto. Un’educazione permissiva attribuisce al bambino il pericoloso potere di autoeducarsi, senza la presenza di un adulto di riferimento che possa fungere da guida.

Tra questi due sistemi educativi, gli studi dimostrano l’importanza di uno terzo modo di essere genitori. Per essere genitori migliori occorre, infatti, adottare uno stile educativo autorevole. Genitori autorevoli richiedono il rispetto delle regole stabilite, riconoscono i bisogni dei figli e sollecitano la loro opinione, riconoscendoli come persone. I genitori autorevoli rispettano sé stessi e il bambino, guidandolo nella crescita fisica, psicologica ed emotiva. 

2. I GENITORI MIGLIORI SONO COERENTI

E’ necessaria coerenza nell’educazione dei figli. Occorre stabilire poche regole semplici, chiare e, soprattutto, condivise. E devono essere rispettate. La coerenza educativa è alla base di uno stile educativo funzionale per i bambini. Se è no, è no. E c’è un motivo valido e condiviso. I bambini, spesso, mettono in atto dei comportamenti provocatori per sfidare gli adulti e per capire fino a dove si possono spingere. Le provocazioni dei bambini sono delle vere e proprie messe alla prova per i genitori. Spesso i bimbi fanno i capricci per provare a ottenere ciò che vogliono. E’ importante cercare di mantenere la calma e offrire ai bambini un contenimento solido. D’altronde, provare a sfidare le regole è il compito del bambino che cresce. Mantenere coerenza aiuta i bambini a muoversi in un contesto sicuro e prevedibile.

3. I GENITORI MIGLIORI FAVORISCONO L’AUTONOMIA

I tempi ristretti e le mille cose da fare costringono i genitori, a volte, a sostituirsi ai bambini. Preparare lo zaino o ritirare i giochi sono compiti che spesso gli adulti fanno per velocizzare i tempi. Si sa, infatti, che se l’attività viene richiesta al bambino ci vorrà molto più tempo per l’esecuzione. Basti pensare, ad esempio, alla preparazione al mattino prima di andare a scuola. I genitori migliori, però, si sforzano a promuovere l’autonomia e la responsabilità, facendo sentire i bambini protagonisti attivi della quotidianità.

Occorre prestare attenzione anche a non diventare genitori iperprotettivi. Per evitare che i bimbi sbaglino o si trovino in difficoltà, spesso i genitori si sostituiscono a loro. In questo modo, però, i bimbi faticano a sperimentare la loro autonomia. I bimbi, infatti, non hanno modo di scoprire i loro punti di forza e allenare i loro aspetti più sensibili. Favorendo l’autonomia, invece, i bambini imparano a conoscersi e a mettersi in gioco. In questo modo, ogni giorno i bambini tentano di crescere e migliorarsi.

4. I GENITORI MIGLIORI NON PUNTANO IL DITO

Tutti sbagliamo e commettiamo errori. Questo vale anche per i bambini. E’ importante accettare che anche i piccoli possano sbagliare. Ciò non significa negare l’errore, anzi. E’ importante riconoscere lo sbaglio, ma senza accusarli o colpevolizzarli. Le conseguenze di un errore il bambino le prova già sulla propria pelle. E’ meglio evitare di rimarcare continuamente lo sbaglio commesso. I bambini, infatti, necessitano di comprensione e incoraggiamento. Due paroline magiche che aiutano i piccoli a sentirsi amati ed accettati per quello che sono. Sentirsi compresi, accolti e sostenuti diventa fondamentale per uno sviluppo sereno e armonioso, consentendo un buon livello di autostima e fiducia nelle proprie capacità. E’ importante credere nei bambini e nelle loro potenzialità, aiutandoli a riconoscere i propri limiti e trovando insieme il modo di farvi fronte.

5. I GENITORI MIGLIORI FAVORISCONO IL DIALOGO

Quando ci sono fiducia e dialogo, si possono superare tutte le difficoltà. E’ importante ascoltare i bambini anche quando raccontano cose che, all’orecchio adulto, possono sembrare insignificanti. Non bisogna mai minimizzare i problemi che portano. Occorre, invece, accogliere le loro emozioni e cercare di capire insieme come affrontare ciò che li preoccupa. Frasi come “Questi non sono problemi” non aiutano a minimizzare le difficoltà, anzi. Frasi di questo tipo bloccano la comunicazione e la fiducia tra genitori e figli. 

Occorre ascoltare ciò che i bambini portano. Spesso, la tendenza dell’adulto è quella di proporre delle soluzioni. Questo, però, non sempre è sufficiente. I bambini, come gli adulti, necessitano di essere ascoltati e compresi. I piccoli, come i grandi, non vogliono essere giudicati, perché sanno che alcune loro paure sono irrazionali o alcuni pensieri che fanno non dovrebbero essere fatti. Per questo, i genitori migliori devono ascoltare i bambini, accogliendo le loro emozioni, e cercando di trovare insieme il modo di farvi fronte. Le soluzioni, infatti, devono essere costruite insieme, non calate dall’alto. In questo modo, inoltre, i bambini hanno modo di sperimentare quel senso di autoefficacia che permette loro di sviluppare autostima e fiducia nelle proprie capacità per affrontare le piccole e grandi sfide quotidiane.

6. I GENITORI MIGLIORI RIESCONO A GESTIRE L’ANSIA

L’ansia è contagiosa, si sa. Per questo è opportuno imparare a gestirla. Questo vale anche nell’educazione dei propri figli. Le cose che spaventano mamma e papà sono molte, e non si possono evitare. Allo stesso tempo, però, non è con l’eccessiva preoccupazione che si possono eliminare questi pensieri, anzi.

Questo non vuol dire che provare ansia sia sbagliato. Ciò significa che è importante imparare a gestire la propria preoccupazione, per evitare che essa si riversi sui bambini. Insegnare ai propri figli l’importanza del coraggio, della determinazione e del “provarci”, anche quando ci si sente bloccati, è fondamentale. Questo non solo a parole, ma con i fatti. L’esempio, infatti, è lo strumento educativo migliore che gli adulti hanno a loro disposizione. Passare  il messaggio che a volte si possono provare emozioni forti, ma che si possono gestire, è un’ottimo insegnamento per i piccoli.

7. ESSERE GENITORI MIGLIORI PER AVERE FIGLI SERENI

Come detto anche precedentemente, il miglior strumento educativo è l’esempio. Più che ogni spiegazione o predica. L’esempio di mamma e papà, infatti, funge da modello educativo più forte di ogni altro. Per questo è importante lavorare su di sé, mettersi in gioco, cercando di porsi sempre in discussione. Laddove c’è riflessione e pensiero dietro ad ogni scelta educativa, maggiori saranno le possibilità di muoversi in maniera adeguata. Questo, ovviamente, non vuol dire non sbagliare, anzi. Ciò significa dare un senso ai propri errori cercando di capire cosa non ha funzionato e come agire in futuro. Non è semplice. Si tratta di una sfida continua. Ma è l’unico modo per essere genitori migliori ogni giorno.

Autrice: dott.ssa Annabell Sarpato

Fonte: www.annabellsarpato.com

 

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mercoledì 24 maggio 2023

Quando una persona è cattiva, viene punita

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

QUANDO UNA PERSONA E’ CATTIVA, QUELLA PERSONA VIENE PUNITA! 

'STRANE' DISCUSSIONI IN CASA FAMIGLIA.

Senza volere, Harry Wormwood aveva dato a sua figlia il primo insegnamento pratico utile per lei. Lui voleva dire "quando una bambina è cattiva", invece aveva detto "quando una persona è cattiva", facendo così sorgere in lei l'idea rivoluzionaria che i bambini potevano punire i loro genitori, se questi l'avessero meritato, naturalmente.

Eravamo a tavola e stavamo guardando un film che ha accompagnato la mia infanzia: "Matilda sei mitica".

Quanto spesso ho condiviso la passione di Matilda per i libri; come lei ho navigato sulle parole di Hermann Melville alla ricerca della balena bianca e persa fra le strade dei racconti di Dickens. Come Matilda ho sempre serbato il dubbio, da bimba che andava a scuola, che spesso i bambini non vengano reputati all'altezza delle cose. All'università capii che quel pensiero incarnato nella terribile Signorina Trinciabue altro non fosse che una rappresentazione accentuata della pedagogia dell'"infante"; di colui che non parla, di colui che è incompleto, di cui che per dirla con le sue parole bofonchiate "Troppo piccolo, sbrigati a crescere!!!".

Adoravo la signorina Honey, la dolcezza con la quale si rivolgeva ai bambini, al mondo meraviglioso che sapeva intravedere negli occhi di un bimbo oltre la mera impossibilità percepita dagli adulti.

Il signor Wormwood era un adulto non tanto differente da quelli che ho imparato a conoscere da adulta. Uno fra quelli che guadagna lo stipendio con l'inganno e nell'ignoranza forgia la propria capacità di sentirsi superiore agli altri. Così la moglie così ahimè il figlio grande. Quell'adulità legata ai programmi televisivi fasulli, alla prepotenza, all'apparenza e alla mancanza di sostanza. <<Vivevano in una bella casa ma non erano belle persone...>>

<<Un libro??!, quello che puoi imparare da un libro puoi impararlo meglio e più in fretta dalla televisione... Quella Matilda una disgrazia>>

A tavola riflettevo su quanto fosse attuale ogni singolo aspetto raccontato dalla storia: la genitorialità decisamente non innata,  la didattica della sopraffazione e del trasferimento contenutistico, la speciale unicità dei bambini, il potere della cultura, l'adozione, la pedagogia della dolcezza e della "cura", della scoperta, della conquista e della rivincita della signorina Honey, l'ignoranza trapelata dalla voglia del vuoto trasmessa dalla TV...

Ero assorta nelle mie riflessioni insomma.

Una vocetta irrompe nel silenzio rumoroso dei miei pensieri.

<<Forse i bambini sono gli unici ad aver capito che anche gli adulti si possono educare?>>

Cerco con lo sguardo la provenienza di quella vocina. Lei mi osserva aspettando la mia attenzione.

<<La signorina Trinciabue deve aver avuto un'infanzia molto triste per essere diventata così cattiva con i bambini. E il padre di Matilda forse da bambino è stato cresciuto come un re...ecco perché parla così. Forse da piccolo gli è stato dato tutto quello che voleva e i genitori non gli hanno mai insegnato le cose belle...>>

Ascolto con rapimento quelle parole.

<< Matilda non ha i poteri...o meglio li ha rubati o imparati dai libri. Come nelle fiabe...insomma...nelle fiabe c'è sempre uno strumento magico...il suo è stato il libro per lei funziona come una spada magica>>

Un calore si diffonde nel mio petto.

<<Si...forse è così>> non volevo guastare con le mie parole l'effetto benefico di quel ragionamento tanto puro quanto arguto.

<<Se fossi come Matilda forse anche io darei una lezione ai grandi che fanno i cattivi...specie se sono cattivi con i bambini. E poi li chiuderei in una scuola e metterei davanti a loro mille libri per imparare, e ad insegnare dovrebbero essere i bambini.>>.

Si rigira verso la TV posando dolcemente la testa sulle sue mani. Lo sguardo era fisso sullo schermo ma era così chiaro che la sua mente fosse altrove. I gomiti sostenevano il peso di tutto quel pensiero.

Alla fine del film, non riuscivo a non smettere di pensare a quelle parole.

Si lava i denti, sistema le sue ciabattine accanto al letto. Racconto la storia dei Fiori di Ida. Ero sul punto di mettere al posto il libro quando sento di nuovo quella voce:

<<Chiara: Perché tu ci credi nei bambini?>>...

<<Forse perché non sono mai cresciuta del tutto o almeno spero>>.

Il suo viso dolce mi sorride e si nasconde per buona parte sotto la coperta.

Le faccio l'occhiolino e le do la carezza della sera rimboccandole le coperte.

L'altra sera a teatro ero intenta a fotografare un baule magico lasciato aperto sul palco. Mi piacevano i colori dei fiori riversati sul legno e le luci fioche che come in quadro illuminavano i dettagli preziosi lasciati incustoditi in quella scenografia malinconica che soffriva dell'assenza del suo mago.

<<Vedi quel baule, Chiara?>>

Mi giro e vedo quella faccetta che mi fissa.

<<Forse i bambini sono come quel baule, solo i maghi sanno tirarci fuori le magie o meglio...solo i maghi sanno vedere le magie che un bambino sa fare>>.

Quel baule diviene ancora più bello nei miei occhi. Lo immortalo cosi, come una dispensa fondamentale da memorizzare per un esame dell'università, un esame che non vedo l'ora di sostenere.

<<Quanto desiderava a volte avere una persona amica, una persona buona e coraggiosa come gli eroi dei suoi libri. Sospettava però, che come i draghi parlanti e le principesse dai capelli tanto lunghi da potercisi arrampicare, queste persone esistessero solo nei libri di favole. Ma presto avrebbe scoperto che poteva essere amica di se stessa, che possedeva una forza di cui non era consapevole.>>

Così raccontava il narratore mentre Matilda stringeva triste a sé la sua bambola di pezza.

"Punire" per una bimba della casa famiglia è un verbo convertibile in altri verbi quali: educare, insegnare, leggere.

Insegnare o rieducare finanche i propri genitori...

Solo i maghi o forse no...

Fatto sta che i bambini hanno tanto da insegnare, ne sono sempre più convinta.

 

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.

mercoledì 17 maggio 2023

Una sera al teatro con i nostri bambini

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

UNA SERATA AL TEATRO CON I NOSTRI BAMBINI

Il teatro è un luogo incantevole e magico...si proprio così: magico.

Gli occhi, nel momento in cui ci si addentra per la prima volta, si innalzano lentamente verso il soffitto per scorgerne i colori tenui e le raffinate figure che sembrano danzare e volare vanitose sugli spettatori ammaliati. Gli occhi così proseguono la propria lenta inquadratura e si muovono verso le pesanti tende porpora che incorniciano il palco come un prezioso orpello. Continuano il loro stupefacente viaggio, indugiano sui preziosi decori delle pareti, scivolano sul legno del palco, spiano curiosi oltre le quinte ed indugiano sulle luci che attendono caparbie quanto accadrà di lì a poco. Le poltroncine accolgono i piccoli spettatori, la musica si diffonde e la magia... ha inizio.

Il teatro è un luogo elegante che racchiude e diffonde bellezza. Ma perché è magico?

È magico perché vi sono maghi e luci incantate, è magico perché una volta basta per innamorarsene e per non abbandonarlo più; agisce imponente come un potente incantesimo. È magico perché diffonde dolcemente la passione per la teatralità delle cose della vita che si muovono piccole e veloci come pulci, maestose e sinuose come lo scivolio delle tende che si aprono e chiudono sul tempo degli eventi, divertenti o perigliose come gli aneddoti della quotidianità, dotte come i contenuti di cui arricchisce i suoi spettatori. Ieri sera erano in tanti gli occhietti vispi che si nutrivano della sapiente accoglienza del Teatro Garibaldi e di chi ci ha omaggiati di tanta accurata gentilezza. Gli occhi meravigliati e stupiti non erano solo quelli dei bimbi (ed è questa la più grande magia) ma anche degli adulti che come me erano meravigliati e grati di tanta bellezza.

Dott.ssa Pittari Chiara

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.

mercoledì 10 maggio 2023

Io posso scegliere

 IO POSSO SCEGLIERE

La vita ci da sempre l’opportunità di scegliere se amareggiarci o essere felici, sta a noi scegliere quali sentimenti o emozioni vogliamo tenere. 

C’era un professore molto impegnato e severo, ma che era anche conosciuto dai suoi alunni come uomo giusto e comprensivo.

Alla fine dell’anno, terminato il corso, mentre stava sistemando delle carte sulla cattedra, gli si avvicinò un suo alunno e con atteggiamento di sfida gli disse:
“Professore, sono contento di aver finito il corso, così non dovrò più ascoltare le stupidaggini che lei dice e starò benissimo senza più essere obbligato a vedere la sua faccia, che detesto. L’alunno se ne stava impettito, con aria di sfida aspettandosi che il professore si arrabbiasse. Invece, con sua grande sorpresa, il professore gli rispose con queste parole:
“Se qualcuno ti offre qualcosa che tu non vuoi, la prendi ugualmente?”
“No di certo!” rispose sorpreso l’alunno.
Bene, continuò il professore, quando qualcuno cerca di offendermi o mi dice cose sgradevoli, mi sta offrendo qualcosa. Nel tuo caso si tratta di un’emozione di rabbia e di rancore che io posso benissimo decidere di non accettare.

Se mi sento offeso e mi arrabbio, significa che sto accettando il tuo regalo. Ma io preferisco regalarmi distensione e serenità. Amico, continuò il professore, la vita ci dà la possibilità di scegliere se amareggiarci oppure essere felici.
La tua rabbia passerà, ma non cercare di lasciarla con me, perché non mi interessa.
Ogni giorno, in ogni momento, tu puoi scegliere quali emozioni o sentimenti vuoi tenere dentro di te. E qualsiasi cosa tu scelga resterà dentro di te finché tu stesso non decidi di cambiarlo. Perché è talmente grande la libertà che la vita ci dà che abbiamo perfino la possibilità di scegliere se amareggiarci o essere felici.

Nei Proverbi, si legge: “La risposta amabile calma la rabbia, ma quella aggressiva aggiunge legna al fuoco”.

Non dimenticare che sei tu che decidi se accettare o no la critica distruttiva, l’offesa e la presa in giro.
Mantieni sempre il controllo delle tue emozioni, non conservare amarezza nel tuo cuore contro nessuno e rispondi sempre con gentilezza, così che dalla tua sorgente sgorghi sempre acqua dolce.

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mercoledì 3 maggio 2023

Il bello delle uscite in Casa Famiglia

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati 

IL BELLO DELLE USCITE IN CASA FAMIGLIA

Ogni volta che passiamo qualche giornata fuori con i nostri bambini, dietro tante azioni apparentemente banali, si celano invece mille emozioni, mille preparativi e spasmodiche attese. 

L'uscita di comunità porta con sé tutta una serie di azioni e parole comuni ma al tempo straordinarie. I panini, la felpa, la borraccia, il succo di frutta, la sveglia al mattino presto, la nanna anticipata; banalità necessarie insomma. Dov'è dunque la straordinarietà? 

È il carico di attesa nascosto dietro la banalità di queste parole che sottende qualcosa di straordinario. "Preparare i panini" equivale a: due facce intente ad incartare con cura i panini al salame, la fetta rubata, la risata che la succede quando ci si accorge di essere stati colti in flagranza.

La preparazione della felpa sottende il: ‘’Metto questa? No questa è migliore? Che dici così?’’.

La borraccia riempita dell'acqua da manine piccolissime, la linguetta che sporge dalla bocca serrata in un'espressione concentrata e trionfante: ‘’Guarda ce l'ho fatta sola sola!!!’’.

‘’Ma quanti succhi di frutta ci vogliono??? Te lo dico io!’’. Una vocetta stridula che ancora non sa neppure contare pronuncia i nomi di tutti coloro che saranno presenti l'indomani dirigendo le operazioni di smistamento, sbucando con il nasino all'insù da sotto il tavolo tanto alto ma non abbastanza per impedirle di irrompere nei ragionamenti e prendere il sopravvento (l'educatrice che OVVIAMENTE dimentica a casa buona parte dei succhi di frutta).

Il libro delle fiabe anticipa la sua ora lavorativa, attende lì sul tavolino d'essere letto, il bacio della buonanotte, le coperte colorate che allietano la casa dei loro movimenti morbidi e caldi, la lampada che si spegne.

La debole luce grigiastra che penetra dalle finestre, la sveglia che suona e risuona minacciosa, i lettini che si svuotano e i piccoli zombie che si aggirano per la casa assonnati ma trepidanti di partire...

‘’Ehi guardami!!! Io sono pronta. Mi dai la mano?’’.

La manina stringe quella mano così grande rispetto alla propria così diversamente minuscola. Le chiavi sbatacchiano contro la porta facendo risuonare un rumore metallico che spezza il silenzio mattutino, avvisando che ormai la porta è chiusa ed è tempo di avviarsi. Francesca attende davanti al portone sorridendo e iniziando a ‘sparare’ le sue solite battute a destra e a manca, Marco seduto nel pulmino, saluta con la mano accogliendo le faccette arzille.

Quanto potenti possono esser azioni tanto banali se raccontate dalla gestualità più pura e più docile?

Una uscita IN comunità più che Di comunità.

Vi sono azioni che ritengo siano meravigliosamente preziose poiché condivise, poiché spensierate, poiché proprie dei bambini. Sono le azioni migliori quelle perché profumano e risuonano di casa.

Il cielo si è truccato di grigio per quasi tutto il tempo...eppure questa giornata non poteva essere più divertentemente colorata di così.

 

Dott.ssa Pittari Chiara

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

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Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.


venerdì 21 aprile 2023

Genitori un po' di sano egoismo fa bene

 GENITORI, UN PO’ DI SANO EGOISMO FA BENE 

Essere egoisti è un difetto? Se a volte penso a me prima che a mio figlio sono un cattivo genitore? Ecco alcuni consigli per sviluppare un “sano egoismo” 

Da quando sono diventata mamma, la mia vita ha smesso di essere solo mia ed è diventata anche del mio bambino. Così le mie priorità sono cambiate. Devo esserci quando mio figlio ha bisogno di me, devo essere una brava mamma, devo farlo star bene, devo capirlo, devo, devo… La lista dei doveri sembra non finire mai. Ma per me stessa cosa rimane? Come mamma e psicologa ho capito che dobbiamo sviluppare un “sano egoismo”. Queste due parole possono convivere? Come si può rendere l’egoismo una risorsa?


Per prendersi cura dei figli in modo efficace è importante non dimenticarsi di se stessi e dei propri bisogni. Certo, trovare un equilibrio non è facile… Il senso del dovere genitoriale può portare a sacrificarsi anche quando non ce ne sarebbe davvero bisogno. Questo spesso accade perché alcuni genitori fanno fatica a delegare o a chiedere un aiuto. I motivi per cui fatichiamo a trovare spazi per noi stessi comunque sono diversi. Spesso la ragione principale è che se chiediamo aiuto ci sentiamo egoisti e quindi in torto. Non pensiamo (quasi) mai, invece, che esista un “sano egoismo”, che fa bene sia al genitore che al bambino. Un bel pisolino, ad esempio, rende la mamma più rilassata e paziente, una serata a due permette ai genitori di ritrovarsi come coppia e un aperitivo con gli amici aiuta a staccare dai doveri genitoriali e riprendere fiato.

Aspettative e mulini a vento

Spesso abbiamo la pretesa di fare tutto, di incastrare gli impegni lavorativi e familiari in una giornata come fossero pezzi del Tetris. Come Don Chisciotte contro i mulini a vento, ciascuno di noi combatte contro le aspettative che nutre verso se stesso, senza chiedersi se siano realistiche o meno: diamo per scontato che saremo in grado di farlo, senza considerare i nostri limiti (ad esempio la stanchezza fisica). Cosa sacrifichiamo per riuscire a “fare tutto”? E soprattutto, è davvero necessario?

Dieci consigli per sviluppare un egoismo sano

Per sviluppare un sano egoismo, il primo passo è ricordarsi di essere persone con propri bisogni, oltre che genitori. Ecco allora i miei dieci consigli: 

1 – Curate il corpo, mangiate, dormite, fornitegli l’energia necessaria.

2 – Non abbandonate i vostri interessi, hobby, passioni, a causa della cicogna. L’ideale è organizzarsi per avere momenti (anche brevi ma quotidiani) in cui poter fare ciò che fa star bene. Usando la fantasia si può trovare il modo di coinvolgere anche il bambino, ad esempio cucinando insieme.

3 – Siete esseri umani, quindi avete dei limiti: se vi sembra di non essere in grado di occuparvi del bambino e di tutto il resto (casa, lavoro, ecc.) trovate il modo di delegare qualcosa ad altri. Non vergognatevi a chiedere aiuto: non è un fallimento, semplicemente non potete fare sempre tutto alla perfezione.

4 – Suddividete i compiti con il partner in base alle capacità e a ciò che riesce più facile a ciascuno. Aiutatevi a vicenda con quelli che risultano difficili a entrambi, e incoraggiatevi sempre: si impara dagli errori.

5 – Nessuno nasce “imparato”… sentitevi liberi di chiedere un parere a chi è già stato nella vostra situazione. Dopodiché trovate la vostra strada, il vostro modo di essere mamma e papà.

6 – Riconoscetevi il diritto di provare emozioni. Rabbia, gioia, tristezza… le emozioni sono una grande ricchezza, bisogna trovare il tempo e il modo di ascoltarle, viverle, condividerle con gli altri.

7 – Riuscire a gestire sia il lavoro che i figli non è scontato. Non sentitevi in colpa per le difficoltà che incontrate. Essere un genitore che lavora significa dover costantemente cercare un equilibrio tra figli e lavoro. In effetti, per quanto quest’ultimo possa essere fonte di gratificazioni, oltre che di guadagno, a volte implica rinunce e… un secondo lavoro a casa!

8 – Le amicizie sicuramente cambieranno con l’arrivo di un figlio, ma non è il caso di rinunciarci del tutto. Continuate a coltivarle. Nuove amicizie possono nascere proprio grazie ai figli, con i genitori di bambini conosciuti tramite il proprio. Condividere esperienze con altri genitori mentre i bambini giocano aiuta a sentirsi “sulla stessa barca”, ed è facile trovare argomenti in comune.

9 – Dedicate del tempo alla coppia, affinché il rapporto non passi in secondo piano, ma cresca e si rafforzi insieme al bambino.

10 – I familiari possono essere una fonte di sostegno nei momenti di difficoltà, quindi bisogna imparare a spiegare loro in che modo possono aiutarvi.

Infine, se state attraversando un momento di particolare difficoltà, considerate l’ipotesi di parlarne con qualcuno. Lo spazio protetto della consulenza psicologica può aiutarvi a sentirvi meglio e ritrovare l’equilibrio.

Autrice: Georgia Accattato

Fonte: https://psiche.cmsantagostino.it

 

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giovedì 13 aprile 2023

Come invogliare i giovani a studiare?

 COME INVOGLIARE I GIOVANI A STUDIARE?

Non dite loro che lo studio è importante. I giovani non sanno che farsene delle prediche. E giustamente un adolescente si domanda: ma a me che importa se un uomo vissuto cinquecento anni fa fece questo o disse quest’altro? A che mi serve la letteratura? A che mi serve la storia? Che rapporto hanno con la mia vita?

Amicizia e primi amori, conflitti familiari e approvazione sociale, il desiderio bruciante di far parte di un gruppo, ecco attorno a cosa ruota il mondo degli adolescenti. Ma la cultura parla proprio di questo. Conflitti tra padri e figli e faide familiari, Shakespeare ne era un maestro. La sofferenza di un amore corrisposto? Il tormento della gelosia? Due millenni fa furono Catullo e Saffo a parlarne per primi. Amicizia? Emarginazione sociale? I classici parlano sempre di grandi amicizie e gli eroi, le eroine della letteratura sanno cosa significa essere emarginati, quanto possa essere pesante ricercare ad ogni costo l’approvazione sociale. È questa la lezione di Anna Karenina.

E la parola libertà che è tanto cara ai ragazzi, non avrebbe lo stesso sapore senza l’illuminismo. Se volete insegnare loro la coerenza, il coraggio parlategli di Giordano Bruno, arso vivo sul rogo pur di non tradire le sue idee, parlategli dei fratelli Wright che sognavano che l’uomo potesse volare e dei voli dell’anima che secoli prima dell’invenzione dell’aereoplano i poeti erano soliti fare. Parlategli di Mary Wollstonecraft che volle dimostrare al mondo che le donne possono essere intelligenti quanto un uomo e di Maria Carolina di Berry che sfidò, nel suo piccolo, con i suoi completi da spiaggia le convenzioni della sua epoca e grazie alla quale oggi l’estate viene associata ai bagni di sole e al mare.

Suscítate la loro meraviglia. È dallo stupore, dalla curiosità che inizia la conoscenza. Fate appello al sentimento, alla bellezza, all’amore racchiusi in loro. E ricordategli che è grazie alla cultura che si acquisisce quella sensibilità «capace di distinguere il bene dal male, l'amore dall'odio, la partecipazione dall'indifferenza.»

Autore: Professor X

 

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