GIOCARE A FAR FINTA
Nello spazio tra realtà e fantasia nasce il gioco del “far
finta” che ha un’importante funzione nella crescita del bambino
Per giocare a “far finta” di solito i bambini utilizzano
oggetti, azioni, identità e situazioni come simboli, in modo da rappresentare
qualcosa che non è presente ma che si può immaginare. Non a caso, infatti, è
chiamato gioco simbolico quello dove qualcosa viene utilizzato per
“significare” qualcos'altro: un elemento fisicamente presente è usato per
rappresentare un elemento assente nella realtà concreta, che viene quindi
evocato attraverso la mente. E così una scatola di cartone può diventare una
casa, posso fingere di bere senza avere in mano un bicchiere o trasformarmi in
una mamma che cucina per i suoi bambini. Il gioco simbolico è un’attività importante, raffinata e
impegnativa, che si sviluppa e progredisce durante l’infanzia
insieme a diverse abilità e competenze del bambino.
I primi approcci
Se osserviamo le attività di un bambino nei primi mesi di vita
vedremo che è orientato a giocare con gli oggetti toccandoli, assaggiandoli,
annusandoli e facendoli muovere, rotolare, cadere. Insomma, è impegnato a
conoscere come sono fatte le cose intorno a lui e lo fa in allegria,
utilizzando tutti i suoi organi di senso. Quante volte abbiamo visto un bimbo
buttare ripetutamente a terra un giocattolo solo per sentire il rumore
provocato dalla sua azione? Imparare è proprio divertente!
Grazie alle sue scoperte, osservazioni e deduzioni, il nostro piccolo
“esploratore sensoriale” inizia pian piano a conoscere non solo le
caratteristiche, ma anche la funzione degli oggetti e a collegarli a possibili
schemi d’azione: «A cosa serve il cucchiaio? Cosa posso fare con un pettine?».
In questo svolge un ruolo fondamentale il processo di imitazione:
«Replico i gesti e le azioni che vedo svolgersi attorno a me, ciò che fanno i
miei genitori». Ed ecco che tra 12 e 18 mesi (chi prima, chi dopo), il bambino
comincia a giocare a “far finta di”, ripetendo gesti e azioni conosciuti,
spesso rivolti a un estasiato pubblico di adulti che lo incoraggia e sta al
gioco: «Prendo in mano il bicchiere e bevo per finta, chiudo gli occhi come se
dormissi e poi faccio “cucù”!». Si cresce in fretta e dopo qualche tempo
vedremo il nostro piccolo approfondire sempre di più il gioco: esempio classico
è quello del caffè finto offerto alla bambola. Il bambino sa che la tazza è
vuota e che la situazione è una finzione, ma l’oggetto nel gioco è ancora
utilizzato secondo la sua funzione “reale” (in questo caso viene rispettata la
funzione della tazza come contenitore di liquido da bere).
Un nuovo modo di vedere il mondo
Gli studiosi individuano intorno ai due anni d’età l’inizio del
vero e proprio gioco simbolico, quello in cui «il pensiero è separato dagli
oggetti e l’azione nasce dalle idee più che dalle cose: un pezzo di legno
comincia a essere una bambola e un bastone diventa un cavallo».
Il bambino trasforma gli oggetti facendoli diventare, come per
magia, ciò che gli serve per il suo gioco (se ha bisogno di una macchina prende
una seggiolina e comincia a guidare), dimostrando di sperimentare una forma di
pensiero nuova, che gli permette di vedere oltre le cose, di usare la fantasia
e l’immaginazione.
Ciò è possibile anche grazie all’evolversi della cosiddetta “capacità
rappresentativa del pensiero”: il bambino riesce a pensare e a immaginare nella
sua mente cose, persone e situazioni indipendentemente dalla loro presenza, ed
è inoltre capace di creare delle associazioni mentali, cogliendo somiglianze
nella forma, nel colore e nelle dimensioni (una matita assomiglia a una
bacchetta magica e viceversa).
«Facciamo finta che io sono la maestra»
Nel periodo tra i tre e i sei anni le forme del gioco simbolico
progrediscono ancora. Se nei primi giochi di finzione era solo il bambino ad
avere un ruolo attivo e gli oggetti rimanevano muti, a poco a poco anche
pupazzi e bambole prendono vita: il bambino li fa parlare, camminare, recitare
una parte.
La struttura e le competenze in gioco si fanno poi ancora più
complesse quando i bambini iniziano a mettere in scena delle situazioni,
assegnando ruoli alle persone e creando veri e propri copioni: «Facciamo finta
che io sono… e tu sei…?». Mamme, papà, indiani, supereroi, maestre,
parrucchiere, dottori, gelatai e chi più ne ha più ne metta. A volte sono
episodi e contesti del proprio vissuto a essere messi in scena, momenti che il
bambino ha bisogno di rivivere, nel mondo protetto della finzione, per trovare
un nuovo significato alle proprie esperienze, per sperimentare diversi punti di
vista, per “esorcizzare” le proprie paure e tanto altro. Altre volte la
creatività permette di superare i propri limiti, di immaginarsi diversi, di
proiettarsi nel futuro o nel mondo dei grandi, di esprimersi liberamente
mettendo in scena emozioni forti senza la paura di essere giudicati.
In alcune occasioni il bambino chiederà a noi adulti di entrare nel gioco indossando
un ruolo diverso (e osserverà con attenzione la nostra risposta). In altri
momenti giocherà da solo senza voler essere disturbato. In altri ancora il
gioco verrà organizzato con i coetanei e ci saranno litigi per decidere “chi fa
cosa” o come andrà a finire la storia inventata: trovare l’accordo sarà una
parte importante dell’esperienza e della condivisione del divertimento.
Gioco simbolico e teoria della mente
Giocando a far finta i bambini esercitano la propria immaginazione
e creatività, sviluppano autoconsapevolezza, imparano a riconoscere le emozioni
proprie e altrui, esplorano mondi sconosciuti, esercitano abilità cognitive e
relazionali, sviluppano le prime forme di pensiero astratto, arricchiscono il
proprio lessico.Giocare a “essere un altro” può inoltre
aiutare il bambino a comprendere un punto di vista diverso dal proprio e può
costituire un’ottima occasione di osservazione per l’adulto,
perché, attraverso la finzione, il bambino racconta sé stesso e il mondo dei
grandi che lo circonda.
Le diverse forme di gioco simbolico e di finzione che accompagnano il bambino
nella sua crescita sono state, e sono tuttora, oggetto di studi in diverse
discipline, in particolare per quanto riguarda il loro legame con lo sviluppo
della metacognizione e
della teoria della mente. La metacognizione è la capacità di auto-riflettere
sui propri pensieri (io posso pensare ai miei pensieri). Grazie all’attività
metacognitiva possiamo non solo conoscere ma anche in qualche modo agire sui
nostri stati mentali (ad esempio possiamo comprendere e influenzare i nostri
meccanismi di apprendimento). Con il termine “teoria della mente”, invece, si intende la
sofisticata abilità umana di riflettere non solo sui propri pensieri, ma anche
su quelli delle altre persone, riuscendo a formulare delle
ipotesi sul comportamento altrui. Questa abilità cognitiva è fondamentale per
la nostra vita e la usiamo tutti i giorni anche senza accorgercene. Ancora una
volta, entrando in quell’universo che è il gioco dei bambini, ci meravigliamo di
quanto siano complesse le attività in essere dentro i comportamenti infantili,
attività a cui, con leggerezza, noi adulti rischiamo di non dare importanza.
Come favorire lo
sviluppo del gioco simbolico
1. Create per il vostro bimbo una grande casetta dei travestimenti da mettere nella sua cameretta, con
dentro vecchi vestiti, cappelli, borse, guanti, sciarpe, camicie da notte,
pezzi di stoffa che non si usano più. Sarà libero di giocare a travestirsi come
meglio crede, viaggiando con la fantasia. Se possibile ponete nella stanza del
bimbo anche uno specchio alla sua altezza, in modo tale che egli possa vedersi
quando si maschera
2. Fate attenzione a non banalizzare il
gioco simbolico proponendo esclusivamente la cucina con pentole per le bimbe e
il banchetto degli attrezzi per i maschietti. Per una scelta creativa e libera dagli stereotipi è utile mettere
a disposizione del bambino una serie di materiali e oggetti poco strutturati (ad esempio scatole di cartone,
costruzioni, cuscini, e così via) in modo che egli possa scegliere da sé quale
situazione ricreare nei suoi giochi. Vedrete che saprà organizzarsi benissimo
aggiungendo a questi materiali semplici altri oggetti trovati in casa,
ripensandone la funzione con idee strepitose
3. Limitate l’utilizzo di quei giocattoli
elettronici che “fanno tutto da soli” e sono difficilmente riutilizzabili dal
bambino per scopi di fantasia
4. Raccontate, leggete e inventate storie
con i vostri bambini
5. Favorire lo sviluppo del gioco simbolico non significa sostituire
o confondere queste attività di finzione con quelle di “vita pratica”(apparecchiare, sparecchiare, tagliare,
lavare, vestirsi secondo gli insegnamenti montessoriani) che sono altrettanto
importanti nella crescita del bambino e in cui è fondamentale utilizzare
utensili veri e non giocattoli per imparare. È importante aver sempre chiaro lo
scopo di ogni attività proposta al bambino, egli saprà distinguere la realtà
dalla finzione.
Autrice: Chiara Borgia,
pedagogista
Fonte: www.uppa.it
Paidòs Onlus
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