LA POTENZA GENERATRICE DELLA NOIA
Viviamo in una cultura che sembra avere paura del vuoto.
Ogni attesa deve essere riempita.
Ogni silenzio deve essere interrotto.
Ogni momento libero e senza struttura deve trasformarsi in un’attività
programmata.
Ogni segnale di noia e di ozio deve essere immediatamente risolto.
Tamponato. Riempito.
E così, spesso senza rendercene conto, finiamo per offrire ai bambini
e alle bambine una continua successione di stimoli, proposte, immagini, suoni,
attività, azioni, schermi, corsi, esperienze organizzate.
Ma siamo sicuri che crescere significhi essere continuamente
stimolati?
Lo sviluppo non nasce soltanto da ciò che entra. Nasce anche da ciò
che ha il tempo di sedimentare.
Come la terra dopo la pioggia.
Come un seme che germoglia sotto la superficie senza che nessuno possa
vederlo.
Molti dei processi più importanti della crescita sono invisibili.
Hanno bisogno di lentezza.
Hanno bisogno di pause.
Hanno bisogno di spazi vuoti.
Vuoti che il bambino e la bambina può abitare e trasformare con ciò
che porta dentro di sé. In autonomia.
La noia, da questo punto di vista, non è un errore educativo.
È un’esperienza umana fondamentale. È quel momento in cui il bambino/a
non trova immediatamente qualcosa che catturi la sua attenzione dall’esterno e,
proprio per questo, può iniziare a rivolgere lo sguardo verso l’interno.
Può ascoltare il proprio corpo.
Può sentire ciò che desidera.
Può immaginare.
Può creare.
Può organizzarsi.
Può inventare.
Può scoprire che dentro di sé esiste un mondo.
Può sentire che ce la può fare.
Quando interveniamo troppo rapidamente per eliminare la noia e per
riempire l’ozio rischiamo di trasmettere un messaggio implicito altro che
funzionale: “Da solo non puoi trovare qualcosa che ti interessi. Devi dipendere
da me”.
Ma i bambini e le bambine possiedono una straordinaria capacità di
generare gioco, significati, simboli, storie e possibilità.
Hanno solo bisogno di tempo. Tempo per attraversare quel piccolo spazio
di incertezza che precede la nascita di un’idea. Perché spesso la creatività
non arriva subito.
Arriva dopo. Arriva proprio dopo quel momento in cui non succede
apparentemente nulla.
È lì che una pozzanghera diventa un oceano.
Che un bastone diventa una bacchetta magica.
Che una coperta diventa una tana.
Che una scatola diventa una nave pronta a salpare.
Non servono oggetti straordinari.
Serve immaginazione. E l’immaginazione ha bisogno di spazio.
Quanto spazio lasciamo, ogni giorno, noi adulti a ciò?
Anche il sistema nervoso beneficia di questi momenti. La continua
ricerca di stimoli esterni può rendere più difficile sviluppare la capacità di
stare con sé stessi, di ascoltare le proprie sensazioni, di coltivare
attenzione profonda e presenza. La noia offre invece un’occasione preziosa per
rallentare.
Per sentire.
Per osservare.
Per sostare.
Per entrare in relazione con il mondo senza che qualcuno abbia già
deciso cosa fare, come farlo e perché.
Per so-stare il vuoto senza il pieno di qualcun’altro.
Per imparare che ogni vuoto non deve essere colmato.
Ecco che il compito più funzionale dell’adulto è quello di fidarsi
della noia.
Fidarsi del fatto che, oltre quella soglia che tanto ci preoccupa, esiste
un territorio straordinariamente fertile. Un territorio in cui nascono il
gioco, la creatività, l’autonomia, la capacità di iniziativa e il piacere della
scoperta.
Perché la noia non è il contrario della vita. Molto spesso è il luogo
da cui la vita ricomincia a fiorire.
E forse la fatica che proviamo davanti alla noia dei bambini e delle
bambine parla anche della nostra. Della difficoltà di fermarci. Di ascoltarci.
Di restare nel silenzio.
Perché prima ancora di educare i bambini ad abitare la noia, siamo noi adulti a poter riscoprire la sua straordinaria forza generativa.
Autrice: Dott.ssa Lucia Vichi
Fonte: L’Atelier della Pedagogista
Paidòs
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