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giovedì 9 giugno 2022

La vita è troppo bella per essere insignificante

 LA VITA E' TROPPO BELLA PER ESSERE INSIGNIFICANTE

‘’Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.

Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare ma anch’ io ho deluso.

Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’ eternità.

Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto.

Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.

Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.

Ho vissuto d’ amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte!

Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.

Ho telefonato solo per ascoltare una voce.

Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.

Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)…ma sono sopravvissuto!

E vivo ancora!

E la vita, non mi stanca… e anche tu non dovrai mai stancartene.

Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa!

La vita è troppo bella per essere insignificante.”

(Charles Chaplin)

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mercoledì 25 maggio 2022

Svegliati prima che sia tardi

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

SVEGLIATI PRIMA CHE SIA TARDI

La realtà spesso è brutale, soprattutto quando sono gli altri ad aprirti gli occhi. Per te non ci sono  state mai visite, biglietti d'auguri, regali. Non ci sono pensieri a Natale o al compleanno. Non ci sono mai pacchi di vestiti o incoraggiamenti per la scuola. La tua vita è nutrita dalle parole e dalle promesse non mantenute, e se qualcuno te lo fa notare, il mondo ti crolla inesorabilmente addosso.Un’altra struggente pagina tratta dal diario della nostra educatrice Chiara.

 

Suona il campanello, sento passi veloci che corrono sulle scale ed il rumore di qualcosa che cade violentemente a terra, distruggendosi. Il suo viso è paonazzo e gli occhi grondano lacrime a più non posso. L'altra ragazza è arrabbiata e stranita per quanto sta accadendo; osserva la scena con gli occhi sgranati. 

<<Chiara voglio andarmene da qui, non me posso più. Devo andarmene da qui!>>. Il suo zaino precipita sul pavimento, mi sembra atterrito persino lui.

<<Parliamone un po', raccontami>> la mia mano accarezza quella fronte sudata e quei capelli smossi dalle intemperie dei suoi movimenti bruschi.

Si siede sul letto. Credo che sia la volta decisiva in cui vedo la tristezza prendere forma e diventare umana.

<<Non doveva dirmelo!!!! Non doveva permettersi di insultare la mia famiglia. Dice che non mi vogliono, che non mi prenderanno con loro. Sparla di loro senza sapere. Come si permette di sparlare????!!! Ora sparlerò io di lei! Eccome se lo farò!>>.

Scorgo con lo sguardo l'altra ragazza...vedo un volto serio, irremovibile. Mantiene fra le mani pezzi e schegge di un telefono distrutto.

Ora tutto ha un senso.

<<Scommetto che ti ha detto di non illuderti. Scommetto che ti ha detto che è meglio svegliarsi ora dall'illusione della famiglia felice prima di schiantarsi contro la realtà e scommetto che ti ha detto che è meglio che inizi a smettere di crederci nelle tue fantasie>>

Mi silenzio ed attendo.

Le lacrime scorrono veloci. Il viso si muove lentamente annuendo.

<<Non è sparlare questo...sai?

Alle volte ci sono cose che non vuoi sentirti dire perché fanno male>>

A questo punto crolla. Di solito lei è arrabbiata e sbatte tutto e scappa; oggi mi dà tanto l'idea di essere la persona più sola del pianeta.

La stringo a me.

<<Se ne sono dimenticati di me...se sono andati tutti>>.

Chiamo l'altra ragazza... so che lei è convinta di beccarsi un rimprovero con i fiocchi; lo vedo nei suoi occhi fieri.

Si stranisce vedendomi così calma e così accomodante nel suoi confronti. Mi guarda di sott'occhio per capire la situazione. Le chiedo semplicemente di dirmi cosa fosse successo.

Un fiume in piena:

<<Le ho detto che la deve smettere di credere alle bugie di chi dice che ci sarà e poi non c'è. Ma ti rendi conto che finito tutto mi dovevano riprendere? Dove stanno? Tu li hai visti? No! Ora sta qui e può e deve pensare a lei senza illudersi alle scemenze che le dicono. Sono mesi che non vengono i suoi, i miei, dove stanno tutti? Dove sono? Deve svegliarsi ora perché poi fa troppo male. A me avevano detto che non sarei stata da sola e guarda dove sono! Deve mettersi in piedi e pensare al futuro e non aspettarlo dall'alto. Questo le ho detto, non è stata una cattiveria, non sono cattiva!!! Voglio solo che non si faccia male come me. Io ora so, non vorrei saperlo ma lo so; lo so che se non vado a lavorare ora io resto con il sedere a terra così vado a lavorare e così deve fare lei, deve reagire. Deve smettere di parlare delle fesserie. Sparlare, non sparlare… ma basta con queste fesserie!!! Se vuole farle, che faccia pure a me non interessa!! Deve saperlo però che se fa queste cose in mezzo alla strada la distruggeranno; durerà un giorno e così la sua spavalderia. La strada funziona così, io lo so bene e anche lei lo sa; si mette solo nei guai e deve smetterla!! Basta! Pensasse al domani e ci pensasse subito>>

Nei miei libri la chiamavano Peer Education...educazione fra pari.

In questa stanza ce ne sono due di cuori spezzati. Uno è talmente tanto fragile che si è indurito al punto di essere schietto e tagliente per paura di essere ferito. Uno è in preda alla tristezza del sentirsi soli e di sapere che quelle parole sono maledettamente vere.

Non ci sono mai state visite per lei, biglietti d'auguri, regali. Non ci sono pensieri a Natale o al compleanno. Non ci sono mai pacchi di vestiti o incoraggiamenti per la scuola. La sua vita è nutrita dalle parole...parole che non corrispondono mai alla realtà.

Due, in apparenza acerrime nemiche, sono più vicine oggi di quanto pensassero e di quanto non lo siano, forse, mai state.

Guardo quel telefono a pezzi... È la sola cosa che aveva. Al suo arrivo aveva una valigia e quel telefono che valeva per lei più di ogni altra cosa.

Un'ora dopo sono seduta ad un tavolo e studio la Ginestra di Leopardi con un'altra ragazza. La ascolto mentre parla:

<<Cresceva sui pendii della pietra lavica... cresce nutrendosi di speranza se ci pensi. Di speranza di non cadere giù>>

La natura è così maligna: nascere, vivere e morire in un mondo che non tiene conto dei sentimenti, di un mondo che ti porta alla ricerca di un piacere illusorio che ti condanna all'infelicità di non raggiungerlo mai.

Eppure nonostante tutto al mondo c'è una pianta che si nutre di speranza, che vive dell'impossibile. Penso che in questa casa coltiviamo ginestre...piccoli fiori gialli crescono e hanno paura del mondo, tanta paura. Eppure crescono.

Che ci sia un filo che collega questi turni...?

Certe volte mi dico di sì.

<<Il tuo capo innocente:

ma non piegato insino allora indarno

codardamente supplicando innanzi

al futuro oppressor; ma non eretto

con forsennato orgoglio inver le stelle,

nè sul deserto, dove

e la sede e i natali

non per voler ma per fortuna avesti;

ma più saggia, ma tanto

meno inferma dell'uom, quanto le frali

tue stirpi non credesti

o dal fato o da te fatte immortali>>

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.

mercoledì 18 maggio 2022

Sulle ali della fantasia

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

SULLE ALI DELLA FANTASIA

Questa sera abbiamo lasciato la Casa Famiglia per salire su di un razzo spaziale e passeggiare nella via lattea, tra stelle e pianeti. Il cielo è vasto come i sogni dei bambini...non ha una fine e stanotte lo abbiamo sorvolato tutto

La capacità di guardare il cielo richiede una grande preparazione mentale; questa cosa l'ho compresa bene stasera. Guardare il cielo significa riuscire ad immaginare, osservare, contemplare e sognare allo stesso momento. Guardare il cielo richiede alte competenze professionali; bisogna essere scienziati, astrologi ed intrepidi e sognanti avventurieri al contempo.

I viaggi che la mente sa fare, quando lo sguardo si perde sotto il peso del cielo, sono uni ed unici. Sono proiezioni di sogni, di fantasie, di speranza e di avventure.

L'odore della pizza riempie ancora la cucina. Quel profumo di pasta croccante e di mozzarella invita ancora i nostri palati a pregustarne il sapore. Noi siamo sedute sul balcone a contemplare il silenzio...quale bellezza. Stanotte siamo salite su di un razzo spaziale e abbiamo attraversato satelliti e pianeti, sfiorato ed accarezzato la luna, passeggiato sulla via lattea. I nostri occhi erano persi fra i bagliori delle stelle e degli asteroidi. L'aria era fresca e tenue e noi volavamo libere. Abbiamo dato qualche nuovo nome a qualche stella sconosciuta e ci siamo spinte oltre il limite del cielo ma non vi abbiamo trovato una fine. A quanto pare il cielo è vasto come i sogni dei bambini...non ha una fine e stanotte lo abbiamo sorvolato tutto perciò possiamo ribadirlo con rigorosa e scientifica certezza.

Se qualcuno avesse guardato sul balcone della nostra casa famiglia avrebbe visto una bambina con un pigiamino e la sua educatrice sedute sul pavimento con un telefono in mano a ricercare nell'applicazione scaricata appositamente le costellazioni presenti oltre le nostre teste. Ma chi avesse visto una scena tanto banale avrebbe avuto di certo un grave problema alla vista perché di sicuro si sarebbe sbagliato nell'affermare tale assurda visione.

Noi non indossavamo pigiamini e non eravamo sedute per terra sul balcone...

Indossavamo caschi e tute da astronauta ed eravamo perse nello spazio sulle ali della nostra fantasia.

I migliori viaggi iniziano sulle note di un

<<Ti immagini se noi ora fossimo...>>

"Lungo i pascoli del ciel, cavallino va. Tutto d'oro è il tuo mantello nell'azzurità. Vecchia luna di lassù, mostrami il cammin...stelle d'oro fate il coro per le vie del ciel"

La voce di Renato Rascel, di Mina e quella di mia mamma si fondono assieme nella mia mente suggerendomi la ninna nanna perfetta da cantare stasera. Ho un caro ricordo della mia infanzia legata a questa melodia, a quei tempi in cui la mia immaginazione ricercava meraviglie fra le stelle.

Ho espresso un desiderio stanotte nel guardare quel cielo...

<<Speriamo che si sentano per un secondo come mi sentivo da bambina in quel preciso istante...quando si accendevano la lampada a forma di luna, e quella in carta di riso che proiettava la magia del mare sul muro. Vorrei che qui si sentissero in bilico sul mondo e pronte all'avventura ma sicure di una casa che si prende cura di loro da un mondo che non fa così paura. Così mi sentivo in quel momento, poco prima di andare a dormire tanto e tanto tempo fa... ma io ero a casa mia e accanto a me c'era mia madre...>>

I suoi occhietti sono semichiusi e le coperte le nascondono, accarezzandolo, il suo volto.

È crollata finalmente... d'altronde stanotte abbiamo viaggiato tanto.

Shhh...Buonanotte

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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mercoledì 11 maggio 2022

Impariamo a guardare le stelle

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

IN CASA FAMIGLIA SI IMPARA ANCHE A GUARDARE LE STELLE

Fuori c'è ancora il sole eppure per noi è già l'ora di stare sul balcone a sognare un futuro per le nostre bambine, per condividere l'idea che c'è bisogno di sognare, che c'è il bisogno anche nei grandi di guardare il cielo. 

Da quando il caldo inizia a riscaldare le nostre sere, abbiam preso l'abitudine di inaugurare la notte spegnendo le luci ed accendendo le stelle. Abbiamo preso l'abitudine di ascoltare il silenzio della sera, di osservare i bagliori delle luci lontane; abbiamo imparato a nascondere fra le stelle i nostri desideri, le nostre speranze. Alle volte quattro manine uniscono con la fantasia i puntini luminosi del cielo e quelli prendono vita diventando creature magiche, magiche al punto da riuscire a muoversi nel cielo al tocco delle richieste di un bambino.

Ci prepariamo per le notti d'estate, per raccogliere le stelle che cadono dal cielo. Nel silenzio di tanto in tanto due vocette irrompono con domande ed affermazioni:

<< Ma se tu esprimi un desiderio quello si avvera?...>>

<< Ma se lo dico ad alta voce si avvera lo stesso?>>

<<Anche tu esprimi un desiderio>>

Dopo un po' con un soffio spingiamo i nostri desideri sperando che arrivino lontano, fino alla luna.

<<Speriamo di avere ancora una mamma e un papà>>

La sua vocina non ha resistito a fuoriuscire, quasi come per dar forza alle sue parole. Magari dicendolo sottovoce si può convincere la volta celeste ad ascoltare quel desiderio così forte.

Ha solo 8 anni, ed il suo è un desiderio di umanità, di calore...di famiglia. Un brivido si muove dalla nuca, fuoriesce dai miei pensieri e mi assale al sentire quelle parole. La osservo, ha gli occhi semichiusi, il volto concentrato.

Oggi durante l'uscita da scuola ho colto in loro quegli occhi che ti cercano con ansia fra la folla, quella manina che stringe forte la tua mano come segno di appartenenza. Colgo la richiesta di quell'abbraccio ricercato che rassicura e accompagna a casa.

Mi hanno fatto chiudere gli occhi ad un certo punto del nostro pomeriggio assieme.

Quando li ho riaperti ad attendermi vi era una bustina sapientemente realizzata e decorata da manine gentili; al suo interno vi erano questo disegno e questo braccialino appena realizzato.

<<Queste siamo noi al balcone con te la sera. Guarda ci siamo noi due e ci sei tu che ci insegni a guardare le stelle

Poi c'è un braccialino con le nostre iniziali, così quando lo indossi ci pensi>>

Il cuore fa un tonfo. Fuori c'è ancora il sole eppure per me è già l'ora di stare sul balcone a sognare un futuro per queste bambine, per condividere l'idea che c'è bisogno di sognare, che c'è il bisogno anche nei grandi di guardare il cielo.

<<Seconda stella a destra, questo è il cammino

E poi dritto fino al mattino

Poi la strada la trovi da te

Porta all'isola che non c'è>>

 

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.

mercoledì 4 maggio 2022

La gioia di vivere è la più grande potenza cosmica

 LA GIOIA DI VIVERE E’ LA PIU’ GRANDE POTENZA COSMICA

Alcuni dicono che il mondo è di chi si alza presto al mattino. Sbagliato! Il mondo non è di chi si alza presto, ma di chi è felice di alzarsi!
Chi è felice di alzarsi vive; chi non lo è, si lascia vivere. Insomma, è un dovere pensare ed adoperarsi per la propria serenità.

La serenità ci umanizza per natura sua in quanto crea uno stato emotivo che permette di vivere leggeri, sani, solari: più 'umani' di così! La serenità ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre.
Sono parole pesate quelle che diciamo; così pesate che Franco Frabboni psicopedagogista dell'Università di Bologna ci avverte: “Se un bambino non ride, bisogna preoccuparsi e se, nonostante tutti gli sforzi non riusciamo a farlo ridere, è bene rivolgersi ad uno specialista”.
A conti fatti, si potrebbe dire che chi non ride, ha sbagliato a nascere. Si potrebbe dire che vivere e ridere vanno di pari passo. Uno dei più originali e acuti pensatori del secolo scorso, Theilhard de Chardin sosteneva che “La gioia di vivere è la più grande potenza cosmica!”.
Alcuni dicono che il mondo è di chi si alza presto al mattino. Sbagliato! Il mondo non è di chi si alza presto, ma di chi è felice di alzarsi!
Chi è felice di alzarsi vive; chi non lo è, si lascia vivere. Insomma, è dovere passare alla serenità.
Ne va di mezzo la nostra crescita umana! Che fare, dunque?
Proponiamo alcune mosse concrete.

Evitiamo i trabocchetti
Non complichiamoci la vita. Perché crogiolarsi con mille ansie? Perché usare la testa come portaspilli? Liberiamoci dai trabocchetti in cui tanti inciampano con pesanti conseguenze per la serenità. La mente corre immediatamente ai tre trabocchetti più frequenti nei quali cadono i genitori d'oggi.
• Primo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino da manuale'. Sul libro di Psicologia è scritto che il piccolo a tre mesi deve fare il primo vero sorriso; al termine dell'anno deve iniziare a parlare; dopo otto minuti dalla pappa, deve fare il ruttino... “Ma il nostro non si comporta così! Sarà anormale?”.
• Secondo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino del vicino': “Quello sì che è bravo! Studia, ubbidisce, aiuta, non come il nostro che...”.
• Terzo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino televisivo'. Il bambino televisivo è sempre perfetto: intelligente, biondo, non suda mai, non fa capricci. “Il nostro, invece, è un disastro!”.
Perché abboccare? Il bambino da manuale è un'astrazione che si trova solo sulla carta. Il bambino del vicino potrebbe essere un'illusione: il prato che confina con il nostro potrebbe essere artificiale. Il bambino televisivo è, quasi sempre, una truffa interessata.
Insomma, godiamoci il nostro bambino che è un capolavoro come lo sono tutti (ognuno in modo unico e irripetibile!) i bambini del mondo!

Godiamoci le gioie senza soldi
Vi sono occasioni di felicità sparse ovunque, lungo tutta la giornata che non richiedono soldi.
Nulla è più facile che esemplificare:
• Guardare un bambino che ride.
• Accarezzare chi ci ama.
• Ritrovare un oggetto che avevamo smarrito.
• Sentire lo squillo del telefono quando si è innamorati.
• Ricevere gli esami fatti all'ospedale, attestanti che non vi è da preoccuparsi per niente.
• Svegliarsi dopo aver dormito bene.
• Contemplare il tramonto.
• L'onda calma del mare che mi accarezza i piedi.
• La trasparenza di un lago alpino.
• Il sussurro delle foglie sugli alberi.
• La coda dello scoiattolo.
• La trota con i puntini rossi.
• La simmetria delle stelle marine.
• Sentire il canto del cardellino che, dopo il lungo inverno, annuncia l'arrivo della primavera...
L'elenco potrebbe benissimo continuare.
Grazie a Dio vi sono nel mondo i germi gratuiti di felicità sparsi ovunque.
Chi è saggio li trova e li assapora per dare ossigeno alla gioia di vivere, la potenza più forte del mondo, capace di fare della terra la prova generale del paradiso.

Spargiamo gioia
Molti lettori, forse, ricorderanno il noto frate francescano che parlava alla televisione, Padre Mariano. Ebbene, questo padre che incontrava la simpatia di tutti, aveva un meraviglioso motto di sole quattro parole: “Dare gioia, che gioia!”. Verissimo!
La gioia è una merce strana; più ne dai e più ne hai! Più la dividi e più si moltiplica. La semini nel giardino del vicino e la vedi fiorire nel tuo!
Lo scrittore e patriota Nicolò Tommaseo riassumeva tutta la sua filosofia sulla gioia in questa frase: “Il più felice dei felici è chi fa altri felici”. Gesù era stato ancora più sintetico: “È più bello dare che ricevere” (At 20, 35).
D'ora in poi, dunque, non è più il caso di chiedere d'essere felice, basterà chiedere d'essere utile: la gioia verrà data per giunta... e sarà un passo da gigante sulla strada del nostro farci uomini umani!

PASSA PAROLA
• Un sorriso fatto ai vivi è meglio di una fontana di lacrime sparse per i morti.
• A tavola una bella risata è la miglior portata.
• La gioia non ha bisogno di sbornie!
• Se riesci a riderci sopra, vuol dire che tutto andrà a posto.
• Il successo è avere ciò che si vuole. La felicità è volere ciò che si ha.
• Vi sono uomini che lavorano anni per appiattire la pancia e non fanno il minimo sforzo per imparare ad essere felici. Dov'è finito il buon senso?
• La preghiera più urgente, oggi: “Signore, fa che i cattivi diventino buoni e i buoni diventino simpatici!”.

Fonte: www.biesseonline.org

Autore: Pino Pellegrino

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giovedì 21 aprile 2022

Tutti i grandi sono stati bambini

TUTTI I GRANDI SONO STATI BAMBINI

«Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano». È la dedica de Il piccolo principe dello scrittore francese Antoine De Saint-Exupéry.
Ricordarsi d'essere stati bambini anche noi è una potente medicina alle nostre pretese nei confronti dei piccoli. Significa essere più pazienti; non strattonare il bambino che ha voglia di fermarsi per assaggiare il mondo che ancora non conosce; non perdere le staffe quando si sporca, o quando fa schizzare l'acqua delle pozzanghere.
Ricordarsi d'essere stati bambini è pensare che la nostra è una società adulto-centrica: centrata sugli adulti, fatta per gli adulti.
Che guaio nascere piccoli, oggi!
I pavimenti si sporcano, i porta-cenere si rompono, le pareti si rigano... per non combinarne una delle sue, il bambino dovrebbe nascere “mummia”! È un'immensa fatica per il piccolo uscire vivo da certi genitori che non si ricordano d'essere stati, un tempo, anche loro, bambini.

Il benessere
«A mio figlio non deve mancare niente...» È, ormai, una specie di ritornello di tanti genitori. E così la distanza tra il desiderio e la sua realizzazione è diventata, via via, sempre più breve fino ad azzerarsi.
Sono scomparse l'attesa e la conquista che erano stati efficaci ormoni di crescita psicologica.
Il desiderio ha perso la sua spinta creativa. Tutto è lì pronto. L'uomo trova tutto, meno lo sforzo.
Il che vuol dire: l'uomo non trova più l'uomo.
Quando la persona umana non ha più da faticare, da combattere, da raggiungere, da costruire, da battersi per qualcosa o per qualcuno, è come se fosse morta.
Il troppo benessere non è una meta: è una trappola.

Parole-perle
Il simpatico scrittore italoamericano Leo Buscaglia termina il suo libro Papà con alcune frasi che il padre, di tanto in tanto, lasciava cadere a tavola oppure nei momenti più impensati.
Quelle frasi hanno costruito nel figlio uno schema morale tale da reggerlo per tutta la vita.
Il papà gli diceva:
«È fondamentale amare».
«Le persone sono buone se si dà loro la possibilità di esserlo».
«La dignità è essenziale per vivere».
«Non tradire mai te stesso!».
«Canta, balla, e ridi quanto puoi!».
«Resta vicino a Dio!».
«La crudeltà è segno di debolezza».
«La gente che crede di saper tutto può essere pericolosa».
«Non costa niente essere gentili».
Parole-perle che hanno bussato e sono entrate nell'anima del figlio.
Ha ragione il poeta tedesco J.P.F. Richter a dire che «le parole che un padre dice ai figli nell'intimità della casa nessuno le sente al momento, ma alla fine la loro eco raggiungerà i posteri».

Lanciare sfide
Un grande maestro di chitarra, Doc Watson, divenne cieco quando aveva appena due anni. I suoi famigliari, però, non gli diedero mai la sensazione di considerarlo un minorato.
«I miei fratelli, mi portavano fuori a giocare con loro» ricorda. «Io mi arrampicavo sugli alberi e cadevo come tutti gli altri. Imparai così il concetto di spazio e a trovare le cose orientandomi sull'eco dei suoni».
Suo padre ebbe un'importanza speciale nell'aiutarlo ad aumentare la fiducia in se stesso.
«Avevo undici anni» ricorda Watson, «poco prima che la chitarra entrasse nella mia vita, papà mi porse un piccolo 'banjo' e mi disse: “Prendi, figliolo! Se imparerai a suonare bene questo strumento, potrà aiutarti ad affrontare il mondo!” Invece di relegarmi in un angolino dicendomi: “Figlio mio, sei un povero cieco” mi lanciava sfide!»
Quante ali tarpate per mancanza di proposte! Educare non è dare ordini, ma chiedere “imprese”.

Fonte: www.biesseonline.org

Autore: Pino Pellegrino

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mercoledì 13 aprile 2022

La casa dalle mille facce

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

LA CASA DALLE MILLE FACCE

Gli equilibri delicatissimi che si vengono a creare in Casa Famiglia sono sottoposti a continue pressioni causate da nuovi inserimenti, dall'adolescenza, dalla complessità delle situazioni  che si è chiamati ad accogliere e l'educatore spesso è costretto a muoversi come un equilibrista, ma senza rete di protezione.

Questa casa racchiude la propria essenza di vita in una sola parola: "mutevolezza". È una casa nata per essere dinamica, in perenne movimento.

Anche noi educatori dovremmo essere così muteiformi...ma non è facile. 

Gli equilibri delicatissimi che si vengono a creare qui sono sottoposti a continue pressioni inducendo ad imposizioni di inevitabile adattabilità alle nuove condizioni imposte da nuovi inserimenti, dall'adolescenza, dalla complessità delle situazioni delicate che questa casa è chiamata ad accogliere. Un nuovo ingresso scuote spesso la casa nelle sue fondamenta e modifica quella stabilità precaria che l'educatore nel suo delirio di onnipotenza credeva di aver creato con i ragazzi. L'educatore esattamente come questa vecchia casa deve cedere quello smisurato desiderio di stabilità per far posto alla dinamicità più sconosciuta e quindi, per questo, temibile. Un nuovo ingresso significa che vi sarà un bambino/a, ragazzo/a arrabbiato, terrorizzato, dalla storia poco o del tutto sconosciuta, magari, come spesso capita, in condizioni igienico-sanitarie precarie. Arriverà qualcuno che forse non ha mai abitato una casa vera e troverà un educatore che a poco a poco cercherà di rendere il meno tragico possibile l'impatto con questo nuovo mondo.

In quel momento l'educatore capirà di dover ricominciare tutto da capo, forse non proprio da 0.. magari da 3 come diceva il Maestro, dall'esperienza mista alle conoscenze acquisite nel tempo...ma anche 3 appare spesso molto, troppo vicino allo 0.

Qualche peluche, delle lenzuola colorate nuove appena messe, libri per la buonanotte sul comodino, medicine da bambino, abitini minuti e si riparte.

Una casa è l'insieme di grandi e piccini...far quadrare tutto non è semplice.

Specie in concomitanza di situazioni molto delicate. Ripenso a "Victor il ragazzo selvaggio" che studiai all'università...certe volte mi sembra che le cose più banali a questi bimbi siano sconosciuti. Eppure abitiamo lo stesso mondo, la stessa epoca. Ci sono case simili alle foreste, mi dico...così mi spiego il perché è difficile spiegare cosa sia il sedersi a tavola o avere un lettino tutto pulito per sé, uno spazzolino da denti.

Allora mi chiedo se è così complesso per me che vivo a "turni"...cosa deve essere questa casa sconosciuta agli occhi di un bambino che dovrà viverci per un po'?

Ci penso...

Vedo le manine che impastano per la prima volta in questa casa, la torta alle fragole pronta nel frigo... tutto è pronto.

Oggi mi dico che anche gli educatori hanno timore o lo sconforto di sbagliare al cospetto di tanta rumorosa e spesso selvaggia... fragilità. Anche gli educatori spesso si sentono spaesati... immensamente.

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Ogni mercoledì si rinnoverà l’appuntamento con

‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

Un giorno abbiamo deciso di raccontare e di raccontarci per mostrare anche oltre le nostre mura, la bellezza di una giornata trascorsa assieme ai nostri compagni di strada, la paura verso i giorni che verranno, gli aneddoti divertenti dei giorni di sole e le tempestose giornate di pioggia.

Raccontare è per noi un dono ed è prezioso perché permette di rivederci nello specchio e comprendere che vi è sempre da imparare, perché noi danziamo  e danziamo col vento.