GENITORI PRESENTI SOLO FISICAMENTE
I bambini e le bambine
non cercano adulti perfetti. Non chiedono una presenza continua. Cercano
qualcosa di molto più semplice ma per noi adulti molto più difficile. Un adulto
che, ogni tanto, quando loro alzano gli occhi ci sia davvero.
“Essere un bambino,
alzare gli occhi e vedere un genitore assente? È terrificante. Non è solo
qualcuno che non c’è, è essere totalmente dipendente da questo essere umano e
nessuno è casa/rifugio.”
Diane Poole Heller
Questa frase apre una riflessione che va oltre la presenza fisica e
corporea.
Perché l’assenza non sempre è distanza corporea. A volte è uno sguardo
pensante che non incontra.
Un adulto che c’è con il corpo … ma non è disponibile emotivamente.
Un adulto che occupa lo spazio con il corpo ma non abita la relazione
con il pensiero e la presenza emotiva.
C’è fisicamente ma non c’è con la mente.
E su questa assenza è fondamentale “porci in ricerca”. Di cosa siamo
specchio per i bambini e le bambine?
Perché loro non imparano da ciò che diciamo. Imparano dal clima
emotivo che respiriamo.
Dalla qualità della nostra presenza. Dal modo in cui attraversiamo il
disagio, il conflitto, l’attesa, i confini, le relazioni.
Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la noia.
Se ogni vuoto ci spaventa…se riempiamo ogni attesa con uno schermo,
una proposta, una distrazione…il bambino/a non impara ad abitare il vuoto.
Impara che fermarsi è pericoloso. Che il silenzio va riempito perché
“minaccioso”. Che il proprio sentire va anestetizzato.
Ma la noia è uno spazio fertile dove il corpo rallenta, il cervello
integra, il desiderio emerge, il gioco nasce. L’apprendimento mette basi.
Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la dis-regolazione
emotiva.
Spesso pensiamo che le bambine e i bambini imparino soprattutto da
come ci relazioniamo con loro. Ma osservano anche - e profondamente - come noi
adulti stiamo nelle relazioni tra adulti.
Come ci parliamo.
Come litighiamo.
Come e se chiediamo scusa.
Come affrontiamo la frustrazione.
Come mettiamo confini.
Come ripariamo.
Osservano se davanti al conflitto urliamo, manipoliamo, ci chiudiamo
nel silenzio punitivo o svalutiamo l’altro.
Osservano se il conflitto rompe o può essere attraversato. Se le
emozioni possono essere accolte o devono essere negate.
Siamo specchio del rapporto che abbiamo con il potere.
I bambini e le bambine osservano continuamente come noi adulti
abitiamo il potere nelle relazioni.
Non solo con loro.
Osservano come parliamo e comunichiamo al partner. Ai familiari.
Osservano le nostre risposte corporee: se d’attacco o se di fuga.
Osservano come gestiamo il dissenso. Se persuadiamo, imponiamo,
ricattiamo, cediamo sempre… o costruiamo dialogo.
Osservano i nostri silenzi, dentro i quali spesso si nascondono
dinamiche di potere sottili. Il silenzio usato per punire o come ricatto emotivo.
Il senso di colpa o vittimismo per ottenere vicinanza.
Il sarcasmo o la lamentela costante per avere ragione.
L’affetto e l’approvazione quando l’altro si conforma.
Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la tecnologia.
Osserva se il nostro viso e sguardo si illumina più per uno schermo
che per il suo racconto.
Se interrompiamo la presenza mentale e il contatto per connettersi a
notifiche e scroll.
Se usiamo la tecnologia per chiudere nostri buchi di noia.
Se “fuggiamo” con l’immersione nei dispositivi.
E allora dove siamo quando siamo con i bambini?
Dove abita il nostro sguardo?
Dove corre il nostro pensiero?
Cosa stiamo tentando di non sentire?
Cosa riempiamo continuamente per non incontrare il vuoto?
Quali conflitti stiamo evitando?
Quali emozioni stiamo chiedendo ai bambini e alle bambine di non
mostrarci perché sono difficili da sostenere dentro di noi?
Perché i bambini e le bambine non cercano adulti perfetti. Non
chiedono una presenza continua.
Cercano qualcosa di molto più semplice ma per noi adulti molto più
difficile. Un adulto che, ogni tanto, quando loro alzano gli occhi ci sia
davvero.
Con il corpo.
Con il cuore.
Con il pensiero e la mente.
Con il coraggio di guardarsi dentro.
Perché una delle forme più profonde di cura non è imparare ad essere
sempre presenti. Ma accorgerci, con compassione e coraggio, di tutte le volte
in cui siamo assenti - falsamente presenti - senza rendercene conto.
Per tornare ad esserci.
Autrice: Dott.ssa Lucia Vichi
Fonte: L’Atelier della Pedagogista
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