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mercoledì 20 gennaio 2021

 BAMBINI CONTESI DA GENITORI SEPARATI


Domanda

Gentile Dott.ssa Agnone,

ho una domanda da porle: è da circa un anno e mezzo che mi sono separata dal mio compagno, ovviamente non in buoni rapporti, dal quale ho avuto un bimbo che oggi ha 6 anni.

Spesso mio figlio mi tratta male, risponde con cattiveria e il suo desiderio è vivere con il padre.. non riesco a capire in cosa sbaglio.

Cerco in tutti i modi di non fargli mancare nulla e di dargli tutto il mio amore ma non ricevo lo stesso trattamento.

Premetto che il mio ex compagno non aiuta sicuramente ad avere un rapporto tranquillo ed ogni volta cerca di screditarmi davanti a mio figlio, ponendo delle domande al bimbo del tipo: “vuoi venire a vivere con me,non preoccuparti rispondi non devi aver paura della mamma”.

Sicuramente sono severa: non avendo un compagno cerco in qualche modo di dare delle regole ma non ho mai usato la psicolgia di mio figlio per scopi o per secondi fini.

Chiedo gentilmente una risposta per capire in cosa sbaglio e cercare di ottenere l’amore di mio figlio.

Grazie, Daniela.

 

Risposta

Cara Daniela,

grazie per aver condiviso con noi una fase così difficile del tuo momento di vita.

La prima cosa che mi viene da dirti è che sicuramente tuo figlio è molto arrabbiato. Questo è un dato fenomenologico, senza alcuna implicazione, e probabilmente ha anche tutti i motivi per esserlo.

Partiamo quindi da questo tema, quello della rabbia, per dare una chiave di lettura ai suoi comportamenti.

Suppongo che ci siano diverse cose che lo facciano arrabbiare, e di conseguenza anche la tua domanda per me diventa la domanda di una mamma che, oltre ad avere i suoi guai, deve anche fare i conti con la rabbia del figlio.

E’ molto importante riconoscere e legittimare la rabbia dei bambini: invece che spaventarci, permettiamo loro di essere riconosciuti nel loro tentativo di esprimersi.

Il fatto che una triangolazione ci sia non è mai augurabile per un bambino: non è piacevole essere conteso tra mamma e papà come un trofeo di guerra, ed essere costretto a scegliere tra quello che dovrebbe essere un suo diritto inalienabile: l’amore di entrambi i genitori.

A lungo andare, infatti,  e di questo dovresti parlare con il tuo ex-compagno, a pagare il prezzo di questi giochi è proprio il bambino: troppo piccolo per difendersi, per elaborare una sua posizione, o per tirarsi fuori dal conflitto.

Non è in alcun modo corretto chiedere al figlio di esprimere una preferenza tra i due genitori, è anzi estremamente lesivo della sua integrità emotiva.

Non è altresì possibile considerare attendibile l’espressione di una preferenza da parte del piccolo, che mai si priverebbe, se gliene fosse data la possibilità, dell’amore di uno dei genitori.

In questo voglio rassicurarti, Daniela, perché se ti muovi come una mamma sicura, potrai più facilmente uscire dall’imbroglio in cui vi trovate.

Tuo figlio ti ama, e se il senso di colpa per un fatto che è avvenuto e che sta coinvolgendo anche lui ti attanaglia, pensa che valutare con questi parametri e con poca serenità ti disorienta e ti fa perdere la rotta esatta.

Penso che in questo momento tu sia una mamma spaventata, una donna ferita, una persona preoccupata. E’ legittimo, ma questi atteggiamenti non ti aiutano nel rapporto con tuo figlio, al quale invece serve serenità, coerenza, certezze.

L’amore per un figlio non chiede niente in cambio, ma nessuno può portartelo via.

Il rapporto tra genitore e figlio non è certo un rapporto simmetrico, sarai sempre tu dalla parte di chi si prende cura e detiene le responsabilità, ma comprendo bene che in questa situazione delicata e frustrante per tutti, la sofferenza si acuisce e distorce ogni percezione.

Sii forte e fiduciosa riguardo al tuo ruolo di madre, e vedrai che tante cose ancora puoi costruire insieme a tuo figlio.

Mi chiedi in cosa sbagli: per quel che posso giudicare dalla tua mail, non sbagli. Non è la severità, o meglio il rispetto delle regole, che ti toglierà la stima del piccolo, semmai invece la guadagnerai. Le regole, soprattutto in situazioni confusive come queste, danno a tuo figlio il senso dell’ordine e della stabilità.

Anche se si ribella, non importa. Se non ci fossero ne avrebbe la necessità.

Non avere paura, quindi.

Credo sia importante affrontare la situazione da adulti e tra adulti, lasciando fuori dalle dinamiche conflittuali vostro figlio, che ha diritto di crescere sereno, sano, e amato da entrambi: non è sua responsabilità, del resto, la vostra separazione, e se pur tutti hanno il diritto di separarsi, hanno invece il dovere di mantenere un livello di serenità e responsabilità nei confronti dei figli.

So che non è nelle vostre intenzioni ledere questi aspetti della vita di vostro figlio, ma il risultato è proprio questo, e di questo dovresti parlare con il padre del bambino.

Se il livello di conflittualità tra voi è molto alto, consiglio caldamente di rivolgervi ad un terapeuta che vi segua in una terapia di coppia, al momento da me giudicata piuttosto urgente per il bene del piccolo, non tanto per tornare insieme (affatto) ma per dare un sostegno alla vostra genitorialità che in alcun modo viene meno quando la coniugalità si interrompe.

Il tuo atteggiamento nei confronti di tuo figlio è certamente legato alle certezze su te stessa, sia come madre, sia verso il tuo ex-compagno, ed entrambi avete bisogno di qualcuno che vi sostenga nell’essere i genitori -separati- di questo bambino, e a dare coerenza a questo tema nella vita del piccolo.

Se il padre dovesse essere assolutamente contrario a questo percorso (cosa che raramente succede quando l’obiettivo è il bene del figlio), rivolgiti a delle associazioni che riguardano lo Spazio Neutro, un servizio svolto da molti comuni e da alcune associazioni private che crea possibilità di incontro tra genitori e figli in un contesto protetto e regolamentato che da un lato tutela i diritti del bambino e la sua serenità, dall’altro educa i genitori, ancora nuovi alla situazione della separazione, ad adottare i comportamenti più corretti per una relazione sana.

Come caso estremo, esiste la possibilità che soltanto tu ti rivolga ad un terapeuta, a sostegno della genitorialità.

In ogni caso, non togliete a questo bambino il diritto ad avere entrambi i genitori: con questo non mi riferisco ad un aspetto pratico che è quello di incontrarvi entrambi, ma a quello di farvi aiutare a separare ruoli, rancori, dissapori, che hanno un pò confuso le acque in questo momento.

Apprezzo molto il tuo modo di metterti in discussione, e di cercare il meglio per tuo figlio. Spero che in questo tu possa coinvolgere anche il tuo ex-compagno, e che la “guerra lasci solo cicatrici, e nuove vite da ricostruire, per il bene di ciascuno di voi, e soprattutto per il bene di un bimbo che in tutto questo si è solo trovato.

Autrice: Dott.ssa Marcella Agnone

Fonte: www.mammaimperfetta.it

 

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mercoledì 13 gennaio 2021

 BAMBINI IPERSENSIBILI, L’IMPORTANTE RUOLO DEI GENITORI


Come accennato negli articoli precedenti tutti i bambini altamente sensibili hanno in fondo lo stesso temperamento; tuttavia, le implicazioni di tale temperamento sulle loro vite dipende dai fattori ambientali, e quindi familiari ed educativi.

Rolf Sellin sottolinea come sia delicata la questione delle richieste “particolari” cui la famiglia deve provvedere per aiutare il bambino ipersensibile a sviluppare quell’attaccamento sicuro che gli servirà tutta la vita per vivere bene con questa caratteristica.

Il bambino ipersensibile tende a vivere con maggiore profondità le situazioni, sia piacevoli che spiacevoli, e quindi ne è particolarmente influenzato. Il comportamento necessario del genitore implica quindi uno sforzo maggiore di comprensione e rassicurazione verso il figlio, e una migliore gestione possibile delle proprie emozioni, per non influenzare le sue.

L’irritabilità infantile è il primo segnale caratteristico di un temperamento sensibile e conduce più facilmente a forme di attaccamento insicuro se il genitore non compie sforzi eccezionali per rendere il bambino sicuro.

Ad ogni modo tale risultato può favorire lo stereotipo che le persone altamente sensibili siano particolarmente negative o nevrotiche. Tuttavia gli individui sensibili, provenienti da contesti familiari che supportano la loro personalità e che riescono ad adattarsi alle loro particolari esigenze, riescono invece a rendere la loro sensibilità un grande vantaggio per le loro vite.

Mi torna in mente l’esempio di una persona ipersensibile il cui mandato familiare implicito era stato da tutta la vita: “Tieni duro, stringi i denti e vai avanti”, ereditato dal padre, a sua volta ipersensibile. L’impatto di questo mandato implicito sulla sua vita si è concretizzato in un costante superamento dei propri limiti e in una riduzione della propria espressività generale. Nel corpo tutto questo si era accumulato sotto forma di tensioni croniche che hanno portato a una sorta di “congelamento interno”. Il percorso per questa persona è stato trasformare questa implicita richiesta di non mollare mai e di forzare regolarmente i propri limiti corporei nell’ascolto di sè stessa, del suo corpo e del suo bisogno di fermarsi, respirare e rilassarsi. Dopo un lavoro fatto insieme di riflessione su tali mandati impliciti e sulla sua costante somatizzazione del superamento dei propri limiti, la frase simbolicamente alternativa è diventata quindi: “No. Basta. Ho bisogno di rilassarmi e di respirare”.

Rolf Sellin parla, nel suo libro sui bambini altamente sensibili, della possibilità che un genitore ipersensibile non consapevole della propria caratteristica, se non ha accettato le implicazioni derivanti, possa involontariamente combatterle nel figlio. Combatterle soprattutto attraverso segnali non verbali, reazioni involontarie, rigidità di atteggiamento.

Per questo motivo ritengo fondamentale per un genitore acquisire tale conoscenza e consapevolezza, prima di tutto rispetto alla propria parte altamente sensibile.

Autrice: Dott.ssa Elena Lupo

Fonte: www.bambinonaturale.it

 

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giovedì 7 gennaio 2021

Gioventù che ha bisogno di una scintilla

 I NOSTRI RAGAZZI, GIOVENTU’ BRUCIATA CHE HA BISOGNO DI UNA SCINTILLA

I vostri nonni gioventù “bruciata”, i vostri padri gioventù “bucata” / e voi gioventù “brucata”, yeah! /A voi vi chiamano, chiamano, chiamano / la gioventù “brucata”...


«Non si può trovare passione nel vivere in modo mediocre». È quanto affermava Nelson Mandela, traducendo in parole quello che per lui è stato un impegno quotidiano, il senso profondo di ogni sua azione e della sua intera esistenza. Un principio certamente valido ad ogni età, ma che sembra interpellare con maggior forza i giovani adulti, una generazione che, per definizione, si colloca spesso a cavallo tra i grandi entusiasmi e gli slanci ideali dell'adolescenza e una più compiuta maturità costruita nel segno della realizzazione di sé e della responsabilità.

È durante il cammino verso l'adultità che si gioca, infatti, la scommessa assai delicata di gettare le fondamenta per il proprio progetto di vita e si sperimenta in maniera forse più dolorosa la difficoltà di individuare una rotta chiara da seguire, una stella polare che illumini il percorso e ci aiuti a non smarrirci nei vicoli ciechi dell'inconcludenza.

Basti pensare a tutti quei giovani - circa due milioni in Italia - che non studiano, non lavorano e non sono neppure in formazione: i cosiddetti neet, not (engaged) in education, employment or training. Giovani senza orizzonti, definiti da un “non essere”, da un'identità in negativo, quasi un'ombra sbiadita di ciò che potrebbero essere.

Ma è il caso anche dei tantissimi giovani costretti a barcamenarsi tra lavoretti precari e scelte obbligate, che hanno ormai rinunciato ad inseguire i propri sogni e persino a chiedersi quali siano le proprie aspirazioni più profonde, schiacciati da una quotidianità monotona e frustrante fatta di giorni tutti uguali, di vita non vissuta, di senso non trovato, in un sostanziale smarrimento di sé. Giovani che si sono progressivamente adeguati a lasciarsi trascinare inerti dalla corrente dell'esistenza, cedendo alla tentazione di un vuoto conformismo, pur di restare a galla nel mare ingovernabile della complessità. Giovani che hanno abiurato alla ricerca di sé e alla valorizzazione dei propri talenti, barattando le proprie passioni in cambio di una mediocre sopravvivenza all'interno del “gregge”.

Ma, forse, non tutto è ancora perduto!

Al di sotto di un atteggiamento apparentemente rassegnato e rinunciatario spesso si nascondono risorse ed energie che attendono soltanto di essere risvegliate e messe in gioco. Talvolta basta una semplice scintilla - un incontro luminoso capace di aprire una breccia in quel guscio di apatia di cui ci siamo rivestiti, una testimonianza di impegno appassionato e pienezza di vita, un'esperienza significativa in grado di restituire senso e prospettive al nostro vissuto quotidiano - per riaccendere il desiderio di fare progetti a lungo termine, di assecondare le nostre aspirazioni più autentiche, in una parola, di essere felici, nel segno della fedeltà a noi stessi e alla nostra singolarità.

Un simile cambiamento richiede, però, la disponibilità ad accettare la fatica di rimetterci in discussione e di cercare e praticare strade inedite, anziché accontentarci di soluzioni preconfezionate e modelli di vita omologanti. Comporta un approccio critico nei confronti di tutti quei condizionamenti sociali e culturali che tendono a mortificare la nostra originalità e ad indirizzare le nostre scelte verso obiettivi stabiliti da altri. Ma, soprattutto, ci chiama a prendere posizione, a “comprometterci” per un'idea, una causa, un'esperienza, ad innamorarci della nostra vita, al punto da non sprecarla in una mediocre banalità e renderla sorprendente e meravigliosa nella sua unicità.

………………………………………………

Le domeniche pomeriggio passate all'Ikea

a illuminarvi di mensole con la vostra dolce metà,

i cassetti dove riponete i vostri sogni

son nascosti negli armadi, dove tenete gli scheletri.

Le serate da ubriachi a parlare del vostro futuro

senza ritegno, come se non ci fosse un domani,

i castelli di scontrini, le tovaglie coi centrini,

ascoltare i Coldplay per evidenziare uno stato

di profonda malinconia...

A voi vi chiamano, chiamano, chiamano

la gioventù “brucata”...

Vi hanno insegnato a lavare i panni sporchi in famiglia

e a lavar le famiglie sporche con panni pulitissimi.

I vostri nonni gioventù “bruciata”,

i vostri padri gioventù “bucata”

e voi gioventù “brucata”, yeah!

A voi vi chiamano, chiamano, chiamano

la gioventù “brucata”...

Un tempo avevo un amico

ed una donna da amare

e contavo su di loro

per sapere cosa fare.

Un tempo avevo un amico

ed una donna da amare,

ma quando gli han chiesto chi fossi

hanno deciso di abiurare.

Un tempo avevo un amico

ed una donna per cui morire,

ora la gioventù “brucata”

se li è presi nel suo ovile.

Un tempo avevo un amico

ed una donna per cui morire

ed ora conto su di loro la notte,

altrimenti non riesco a dormire...

 

(Pinguini Tattici Nucleari, Gioventù “brucata”, 2017)

 

Autore: Alessandra Mastrodonato

Fonte: www.biesseonline.sdb.org

 

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martedì 29 dicembre 2020

Non abbiamo più tempo di guardarci negli occhi

 NON ABBIAMO PIU' TEMPO DI GUARDARCI NEGLI OCCHI

Uno dei segni della fretta che condiziona le persone del nostro tempo è l'incapacità crescente di comunicare con gli occhi. I contatti tra le persone si sono moltiplicati: internet, e-mail, telefonino... E ci stiamo dimenticando del contatto più semplice: il contatto visivo.

In famiglia, scompaiono le occasioni che consentivano alle persone di “guardarsi”. Una statistica afferma che il tempo medio che un genitore trascorre con un figlio adolescente è attualmente stimabile in 12 minuti al giorno. Anche il pasto della sera non viene più consumato insieme, per le troppe attività in cui ciascuno è impegnato e i diversi gusti televisivi. Dei 12 minuti, almeno 10 vengono impiegati per dare istruzioni o verificare l'esecuzione di quelle impartite il giorno precedente, gli altri minuti si esauriscono in questioni poco significative.

È così che diventa realmente possibile la preghiera ormai classica: «Signore, fammi diventare un televisore, così la mia mamma e il mio papà mi guarderanno un po' di più».

Il contatto visivo è guardare direttamente una persona negli occhi. La maggioranza della gente non capisce quanto questo contatto sia vitale. Quasi tutti però conoscono il disagio di una conversazione con qualcuno che guarda costantemente altrove e che è incapace di guardare in faccia l'interlocutore.

Le persone hanno bisogno di essere guardate. A che cosa servono le tante cure al vestito, al look, al corpo se non per attirare l'attenzione e lo sguardo degli altri? Anche il piercing, i tatuaggi e le spesso sconcertanti originalità degli adolescenti sono l'inquietante invocazione: «Guardatemi!».

Il contatto visivo è essenziale non solo per comunicare con i bambini ma per soddisfare i loro bisogni emotivi. Il bambino utilizza il contatto visivo con i genitori per nutrirsi emotivamente. Con gli occhi si comunica amore. Lo sanno bene gli innamorati. Tutti sentono la profonda emotività della frase «Mangiarsi con gli occhi». Anche l'evangelista Marco nell'episodio dell'incontro tra Gesù e il giovane ricco, afferma: «Gesù, fissatolo, lo amò...».

Lo sguardo dei genitori significa amore, attenzione reale, apprezzamento e interesse. Gli occhi dei genitori sono una fonte di valore e una forma di nutrimento morale ed emotivo. Un figlio moltiplica il proprio impegno se si sente guardato dai genitori. Purtroppo molti genitori sono occupati a far tante cose per i propri figli e poi si dimenticano di “guardarli”.

Ormai è provato: lo sguardo caldo e incoraggiante dell'insegnante aumenta l'impegno dell'alunno, lo aiuta a capire meglio ciò che gli viene detto. Così pure è certo che i bambini memorizzano meglio le fiabe raccontate guardandoli negli occhi.

Insomma, la mancanza del contatto visivo è un danno umano di non poco conto e non utilizzarlo sarebbe da irresponsabili. Anche perché esiste il pericolo della sua scomparsa (o quasi) a causa della inarrestabile e sempre più invadente comunicazione digitale! L'insidia è davvero alta. Il cellulare, il tablet, lo smartphone connettono, ma non mettono in relazione.

• I “connessi” non sentono la vibrazione dello stare vicino l'uno all'altro, del guardarsi, dello sfiorarsi.

• Si è scoperto che i ragazzi che chattano molto non arrossiscono più ed hanno difficoltà a fissarsi negli occhi. Questa è povertà umana!

• Nei campi di concentramento tedeschi era severamente proibito ai prigionieri guardare negli occhi le guardie di sorveglianza, per timore che queste avrebbero potuto intenerirsi ed essere meno dure.

I contatti sbagliati

Fin qui tutto pare correre liscio. In realtà non è così. Non tutti i contatti visivi, infatti, hanno valenza umanizzante.

Vi sono contatti sbagliati che danneggiano la nostra crescita umana ed altri che la favoriscono.

Quello dell'occhio poliziesco dei genitori che controllano ogni mossa del figlio, lo pedinano tutto il giorno, gli soffiano continuamente sul collo, gli razionano i metri di libertà. L'occhio poliziesco non è fattore di crescita: potrà fare un disciplinato, ma non un educato. “Mai la catena ha fatto buon cane”, recita l'indovinato proverbio.

• Un secondo tipo di contatto visivo sbagliato è quello dell'occhio minaccioso, fulminante. “Guardami negli occhi!”, urlano alcuni genitori che si dimenticano che la paura non ha mai innalzato alcuno, ma ha sempre solo formato nani.

• Terzo tipo di contatto visivo sbagliato (il peggiore tra tutti!) è quello dell'occhio indifferente. L'indifferenza è sempre insopportabile: ti gela l'anima, ti fa perdere la voglia d'essere al mondo. L'indifferenza è la sorella gemella della crudeltà!

I contatti buoni

Passiamo ai contatti buoni.

• Contatto buono è quello dell'occhio generoso che vede ciò che nessuno vede.

Un tale si era innamorato della celebre cantante e ballerina Elena Sontag che vedeva stupenda.

Un giorno un amico gli disse: “Ma non hai notato che la signorina ha un occhio più piccolo dell'altro?”.

“Macché - ribatté il convinto ammiratore - “ha un occhio più grande dell'altro!”.

A questi livelli di generosità (di umanità) possono arrivare gli occhi generosi, i più apprezzati dai pedagogisti che sono d'accordo con la magnifica intuizione dello scrittore francese François Mauriac: “Amare qualcuno significa essere l'unico a vedere un miracolo che per tutti è invisibile”.

• Buono è il contatto visivo incoraggiante che dà la spinta e fa volare alto.

• Buono è il contatto visivo accogliente che ti avvolge come un manto ripieno d'amore e di empatia. Un contatto visivo con tali caratteri ha più valenza umanizzante di tutti i milioni di contatti digitali del mondo messi insieme

Autore: Pino Pellegrino

Fonte: www.biesseonline.sdb.org

 

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mercoledì 28 ottobre 2020

Smartphone ai bambini: pro e contro

SMATPHONE: PRO E CONTRO

Gli smartphone vengono dati sempre prima ai bambini. Niente di strano, dato che sono nati nell'era della tecnologia. Spetta ai genitori decidere quando è giusto che il bambino inizi a usarlo, valutando pro e contro.

 

I cellulari giocano un ruolo sempre più importante nella vita dei bambini. Genitori, pedagoghi, psicologi e tecnologi, pubblicitari, case di produzione e rivenditori hanno opinioni molto diverse al riguardo. Volete sapere se è il caso o meno di introdurre uno smartphone nella vita dei vostri figli? In questo articolo vi aiutiamo a capire se dare lo smartphone ai bambini è l’opzione migliore presentando 7 vantaggi e 7 svantaggi,

Cosa è uno smartphone?

Uno smartphone, letteralmente telefono intelligente, è un cellulare con una connessione superiore, con una capacità di immagazzinare dati e applicazioni maggiore rispetto a un comune telefono. È un computer tascabile.

È stato detto molto sull’uso improprio dello smartphone durante l’infanzia, e a partire da un’età sempre più precoce. Bisogna dare lo smartphone ai bambini o no? Per prendere la decisione giusta, dobbiamo analizzare vantaggi e svantaggi e decidere cosa è meglio per i nostri figli e per le nostre dinamiche familiari.

Dare lo smartphone ai bambini e vantaggi

1. Fanno parte della realtà

Viviamo in un’era profondamente tecnologica, per cui negare al bambino l’accesso a uno smartphone può essere controproducente. Come spiegargli che può fare male, che può nuocere alla sua salute pur permettendogli di giocare con computer e tablet?

2. Un’opportunità per imparare

Dopo le lezioni, l’uso dello smartphone suggerito dai maestri può dare un input al bambino affinché cerchi informazioni sull’argomento trattato in classe. Questo lo aiuterà a usare strumenti educativi, a cercare informazioni interessanti per una data materia e a rafforzare la capacità di fare una ricerca attenta invece di un semplice plagio.

3. Sicurezza e contatto

I genitori possono usare il cellulare per rimanere in contatto con i propri figli, per sapere come stanno e dove si trovano, e per intervenire in caso di emergenza. Molti cellulari sono dotati di sistema GPS, che permette ai genitori di tracciare il dispositivo e, quindi, di sapere dove si trova il bambino.

4. Incentiva il senso di responsabilità

Permettere l’uso dello smartphone ai bambini può insegnare loro a essere responsabili. Non solo prendendosi cura del dispositivo, ma anche stabilendo tempo e condizioni di utilizzo dello stesso.

5. Strumenti di apprendimento

Gli smartphone possono aiutare i bambini a usare calendari per sapere quali sono le date delle interrogazioni, per creare note vocali utili a ricordare qualcosa di loro interesse, per salvare i numeri di telefono dei genitori, degli insegnanti, degli amici.

Possono anche fotografare un grafico fatto alla lavagna, il che li aiuterà nel processo di apprendimento.

Smartphone ai bambini e svantaggi

Ovviamente non è tutto rose e fiori. Ci sono anche zone d’ombra, rischi e pericoli dietro l’utilizzo degli smartphone. A seguire vi presentiamo alcuni svantaggi di una precoce introduzione dei bambini alla tecnologia.

1. Le abilità manuali ne risentono

Un bambino ha bisogno di imparare ad afferrare una matita e a scrivere prima di imparare a usare lo smartphone. La pinza che riproduce con l’indice e il pollice è uno dei tratti fondamentali dello sviluppo psicomotorio del bambino. Secondo alcuni studi, introdurre precocemente e senza limitazioni di tempo cellulari e tablet allontana il bambino a questo semplice, ma fondamentale, movimento.

2. Il linguaggio scritto ne risente

I bambini che interagiscono attraverso la chat, i messaggi di testo o i social network tendono ad abbreviare le parole e a comunicare solo con immagini, il che può influire negativamente sulla proprietà di linguaggio scritto. Quest’ultimo è uno strumento basilare per il futuro impegno in studi universitari.

3. Isolamento sociale

Come succede con i videogiochi, l’uso costante dello Smartphone comporta l’isolamento sociale. Il bambino gioca, naviga, interagisce sui social network, ma non comunica con gli esseri umani che lo circondano. Sviluppare abilità sociali è una parte importante dello sviluppo.

4. Poco movimento e più obesità infantile

L’uso improprio dello smartphone porta il bambino a rimanere seduto o sdraiato sul letto molto a lungo. La mancanza di attività fisica ha serie ripercussioni sulla qualità di vita dei ragazzi. Prevenite l’obesità infantile!

5. Perdita della privacy

Lo smartphone ha tutte le caratteristiche per tenere un registro sulla vita quotidiana. I bambini possono fare foto e video da condividere in qualunque social network. La vita si riduce a ottenere un “mi piace”, un commento o a guadagnare un follower. La loro privacy è esposta a chiunque, il che può avere serie conseguenze, come quelle che stiamo per riportare.

6. Vittima o carnefice del cyberbullismo

L’uso smodato del cellulare espone i bambini al cyberbullismo o ai maniaci sessuali. Il bambino potrebbe caricare per errore una fotografia o un video privato e diventare vittima di ricatto. O, al contrario, potrebbe fotografare o condividere un contenuto privato di un altro bambino e trasformarsi nel carnefice. Bisogna prestare la massiam attenzione.

Cosa possono fare i genitori?

Il ventaglio di svantaggi e vantaggi sull’uso dello smartphone da parte dei bambini è davvero ampio. Spetta ai genitori tenere sotto controllo l’uso che i propri figli fanno del dispositivo e dell’accesso a internet. Ci sono molte applicazioni utili a tale scopo, per cui la questione è informarsi, valutare e decidere.

Allo stesso tempo, è importante accompagnarli nel processo di educazione digitale. Dobbiamo stare attenti e presenti e sapere cosa fanno i bambini, quali contenuti visitano e condividono. Se usati nel modo corretto, gli smartphone sono un meraviglioso strumento.

Fonte: www.viverepiusani.it

 

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martedì 20 ottobre 2020

Bambini felici? Diamogli tanta serenità

BAMBINI FELICI? DIAMOGLI TANTA SERENITA'

La serenità crea uno stato emotivo che permette di vivere leggeri, sani, solari. La serenità ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre.

Sono parole pesate quelle che diciamo; così pesate che Franco Frabboni psicopedagogista dell'Università di Bologna ci avverte: “Se un bambino non ride, bisogna preoccuparsi e se, nonostante tutti gli sforzi non riusciamo a farlo ridere, è bene rivolgersi ad uno specialista”.

A conti fatti, si potrebbe dire che chi non ride, ha sbagliato a nascere. Si potrebbe dire che vivere e ridere vanno di pari passo. Uno dei più originali e acuti pensatori del secolo scorso, Theilhard de Chardin sosteneva che “La gioia di vivere è la più grande potenza cosmica!”.

Alcuni dicono che il mondo è di chi si alza presto al mattino. Sbagliato! Il mondo non è di chi si alza presto, ma di chi è felice di alzarsi!

Chi è felice di alzarsi vive; chi non lo è, si lascia vivere. Insomma, è dovere passare alla serenità.
Ne va di mezzo la nostra crescita umana! Che fare, dunque?
Proponiamo alcune mosse concrete.

Evitiamo i trabocchetti
Non complichiamoci la vita. Perché crogiolarsi con mille ansie? Perché usare la testa come portaspilli? Liberiamoci dai trabocchetti in cui tanti inciampano con pesanti conseguenze per la serenità. La mente corre immediatamente ai tre trabocchetti più frequenti nei quali cadono i genitori d'oggi.
• Primo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino da manuale'. Sul libro di Psicologia è scritto che il piccolo a tre mesi deve fare il primo vero sorriso; al termine dell'anno deve iniziare a parlare; dopo otto minuti dalla pappa, deve fare il ruttino... “Ma il nostro non si comporta così! Sarà anormale?”.
• Secondo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino del vicino': “Quello sì che è bravo! Studia, ubbidisce, aiuta, non come il nostro che...”.
• Terzo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino televisivo'. Il bambino televisivo è sempre perfetto: intelligente, biondo, non suda mai, non fa capricci. “Il nostro, invece, è un disastro!”.
Perché abboccare? Il bambino da manuale è un'astrazione che si trova solo sulla carta. Il bambino del vicino potrebbe essere un'illusione: il prato che confina con il nostro potrebbe essere artificiale. Il bambino televisivo è, quasi sempre, una truffa interessata.
Insomma, godiamoci il nostro bambino che è un capolavoro come lo sono tutti (ognuno in modo unico e irripetibile!) i bambini del mondo!

Godiamoci le gioie senza soldi
Vi sono occasioni di felicità sparse ovunque, lungo tutta la giornata che non richiedono soldi.
Nulla è più facile che esemplificare:
• Guardare un bambino che ride.
• Accarezzare chi ci ama.
• Ritrovare un oggetto che avevamo smarrito.
• Sentire lo squillo del telefono quando si è innamorati.
• Ricevere gli esami fatti all'ospedale, attestanti che non vi è da preoccuparsi per niente.
• Svegliarsi dopo aver dormito bene.
• Contemplare il tramonto.
• L'onda calma del mare che mi accarezza i piedi.
• La trasparenza di un lago alpino.
• Il sussurro delle foglie sugli alberi.
• La coda dello scoiattolo.
• La trota con i puntini rossi.
• La simmetria delle stelle marine.
• Sentire il canto del cardellino che, dopo il lungo inverno, annuncia l'arrivo della primavera...
L'elenco potrebbe benissimo continuare.
Grazie a Dio vi sono nel mondo i germi gratuiti di felicità sparsi ovunque.
Chi è saggio li trova e li assapora per dare ossigeno alla gioia di vivere, la potenza più forte del mondo, capace di fare della terra la prova generale del paradiso.

Spargiamo gioia
Molti lettori, forse, ricorderanno il noto frate francescano che parlava alla televisione, Padre Mariano. Ebbene, questo padre che incontrava la simpatia di tutti, aveva un meraviglioso motto di sole quattro parole: “Dare gioia, che gioia!”. Verissimo!
La gioia è una merce strana; più ne dai e più ne hai! Più la dividi e più si moltiplica. La semini nel giardino del vicino e la vedi fiorire nel tuo!
Lo scrittore e patriota Nicolò Tommaseo riassumeva tutta la sua filosofia sulla gioia in questa frase: “Il più felice dei felici è chi fa altri felici”. Gesù era stato ancora più sintetico: “È più bello dare che ricevere” (At 20, 35).
D'ora in poi, dunque, non è più il caso di chiedere d'essere felice, basterà chiedere d'essere utile: la gioia verrà data per giunta... e sarà un passo da gigante sulla strada del nostro farci uomini umani!

PASSA PAROLA
• Un sorriso fatto ai vivi è meglio di una fontana di lacrime sparse per i morti.
• A tavola una bella risata è la miglior portata.
• La gioia non ha bisogno di sbornie!
• Se riesci a riderci sopra, vuol dire che tutto andrà a posto.
• Il successo è avere ciò che si vuole. La felicità è volere ciò che si ha.
• Vi sono uomini che lavorano anni per appiattire la pancia e non fanno il minimo sforzo per imparare ad essere felici. Dov'è finito il buon senso?
• La preghiera più urgente, oggi: “Signore, fa che i cattivi diventino buoni e i buoni diventino simpatici!”.

Autore: Pino Pellegrino

Fonte: www.biesseonline.sdb.org

 

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mercoledì 5 agosto 2020

Quello che vi siete persi nel 2020

QUELLO CHE VI SIETE PERSI NEL 2020

E' giunto il momento di sospendere l’attività del blog, che ripartirà a settembre a pieno regime.

Per chi volesse recuperare i contenuti pubblicati in questa prima metà dell’anno basterà cercare nell'archivio blog o tra i post più popolari (li trovate sul lato destro della home).

Alcuni consigli:

7 frasi che distruggono i figli 

6 consigli per l’ascolto attivo

10 consigli per essere super genitori 

Come gestire le emozioni dei bambini 

Cosa pensano gli adolescenti 

Adescamento online: cos'è e come riconoscerlo 

8 modi in cui i bambini chiedono aiuto 

Genitori basta sensi di colpa, un po’ di sano egoismo a volte fa bene 

Come aumentare l’autostima dei bambini 

Genitori in disaccordo sull’educazione dei bambini. 

Buona lettura e buone vacanze.

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