Paidos Onlus

Paidos Onlus
Paidos Onlus dalla parte dei bambini,SEMPRE

martedì 3 luglio 2018

Quello che vi siete persi...buone vacanze

QUELLO CHE VI SIETE PERSI...
...il blog va in vacanza


E' giunto il momento di sospendere l’attività del blog, che ripartirà a settembre a pieno regime. Per chi volesse recuperare i contenuti pubblicati in questa prima metà dell’anno basterà cercare nell'archivio blog o tra i post più popolari (li trovate sul lato destro della home).


Alcuni consigli:










Buone vacanze e buona lettura!!!


Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO


mercoledì 27 giugno 2018

Insegniamo l’importanza di ‘Essere’ più che ‘Apparire’

INSEGNIAMO L'IMPORTANZA DI 'ESSERE' PIU' CHE 'APPARIRE'

Lo scrittore Michele Serra (1954) ha fatto centro: “Oggi si può essere mascalzoni, mediocri, anche scemi, ma la cravatta giusta al momento giusto, aggiusta tutto. Chi non si firma è perduto!”. 
Ormai tutto è spettacolo, tutto è look! “Appaio, dunque sono!”. “Luccico, dunque esisto!”. 
La mania esibizionistica è arrivata persino nella scuola. Ormai la cartella è scomparsa: ora c'è lo zainetto con tutto il seguito di astucci profumati, colori, penne, quaderni griffati da uno stilista di fama. 
Non è tempo di salvarci (siamo in tema!) dalla civiltà del guscio, del lustrismo? 
Siamo arrivati a leggere sui giornali fatti come questo: a Genova Pegli una figlia si avventa contro la madre, la strattona e la ferisce. La madre, sbalordita, non capisce il perché di tanta furia. 
Ad un tratto, la figlia le urla: “Perché mi hai fatta brutta!”. È chiaro: oggi è meglio non esserci che apparire brutti. Urge salvarci dalla civiltà del guscio! 


• Salvarci perché lo spostamento dall'interiorità all'esteriorità è una trappola, un inganno, un tranello. L'apparenza può portare a solenni truffe. 
Vesti una colonna e ti parrà una bella donna”, recita il proverbio. 
In Spagna dicono: “Benché di seta la scimmia si vesta, scimmia resta”. 
Noi diciamo: “L'asino non diventa saggio quando porta un carico di libri”. 

Insomma, senza spessore interiore si è di carta pesta, come dice, a tutto tondo, il noto Antonio Mazzi: “I ragazzi d'oggi non hanno dentro niente. Non sono ragazzi cattivi, ma sono fatti di carta pesta”. 

• Salvarci dal look, poi, perché il dominio dell'apparire genera malesseri incalcolabili. 
Qualcuno ha detto che se si dipingessero di verde tutti gli adolescenti ammalati di scontentezza, le nostre città sembrerebbero piene di alberelli che camminano. 
Ammalati di scontentezza! 
Il 73% dei genitori italiani è disposto a sostenere qualsiasi spesa, pur di migliorare l'aspetto del figlio! Almeno ventimila ragazze italiane, ogni anno, si sottopongono alla chirurgia facciale per rifarsi il naso... Davvero: l'apparire messo al vertice della scala dei valori annebbia il cervello: vi sono persone che lavorano anni per appiattirsi la pancia e non fanno niente per imparare ad essere felici! 


• Salvarci dal look, infine, perché vogliamo essere intelligenti: superare lo smalto e andare al cuore. Questo significa esattamente essere intelligenti (da intus legere): oltrepassare la crosta esteriore e arrivare al paese dell'anima! Questo è ciò che conta! 
Socrate era basso di statura, calvo, faccione da rana, naso a palla... e fu un grandissimo filosofo! 
Il caso di Socrate è quello di mille altri. 
Pensiamo a Schubert (154 cm di altezza!), a Andersen, il noto danese, scrittore di fiabe, brutto come l'anatroccolo di una sua famosa fiaba, appunto. 
Pensiamo a san Francesco d'Assisi (uno scricciolo d'uomo: 43-45 chili), a Einstein, a Giotto, anche lui piccolo e grasso (ma quale tavolozza!). 
Insomma, davvero, la forma non fa la salsiccia, il camice non fa il medico... 
Il ricercatissimo Bernardo Provenzale non cessò d'essere un pericoloso mafioso quando si vestì da vescovo per sfuggire alla cattura. 
Abbiamo compreso che sostenere il salvataggio dell'uomo interiore è tifare per la vittoria dell'intelligenza sulla stupidità.


RAPPORTO ALL'AQUILA 
L'aquila, regina degli uccelli, sentiva da tempo magnificare le grandi qualità dell'usignolo. Da brava sovrana, volle rendersi conto se quanto si diceva era vero e, per sincerarsene, mandò a controllare due dei suoi funzionari: il pavone e l'allodola. Avrebbero dovuto valutare la bellezza e il canto dell'usignolo. 
I due adempirono la loro missione e tornarono dall'aquila. 
Il pavone riferì per primo: «L'usignolo ha una livrea così modesta da rasentare il ridicolo: questo fatto mi ha talmente infastidito, che non ho prestato la minima attenzione al suo canto». 
L'allodola disse: «La voce dell'usignolo mi ha letteralmente incantato, tanto che mi sono completamente scordato di badare al suo vestito».

CHI CONTA DI PIÙ 
C'era una volta un bramino buono e pio che viveva con le elemosine che i fedeli gli regalavano. Un giorno pensò: «Andrò a chiedere l'elemosina vestito come un povero intoccabile». 
Così mise uno straccio intorno ai fianchi, come fanno i paria, i più poveri dell'India. 
Quel giorno nessuno lo salutò, nessuno gli diede l'elemosina. 
Andò al mercato, andò al tempio, ma nessuno gli rivolgeva la parola. 
La volta successiva il bramino si vestì secondo la sua casta: si mise un bel vestito bianco, un turbante di seta e una giacchetta ricamata. La gente lo salutava e gli dava denaro per lui e per il tempio. 
Quando tornò a casa, il bramino si tolse gli abiti, li posò su una sedia e si inchinò profondamente. Poi disse: «Oh! Fortunati voi, vestiti! Fortunati! Sulla terra ciò che è certamente più onorato è il vestito, non l'essere umano che vi è sotto».

LE CHICCHE DEL MESE 
• L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulla statura. 
• Se bastasse la bellezza, la rosa dovrebbe fare la minestra più buona del cavolo. 
• È meglio non avere il pettine che non avere idee. 
• Benché di seta la scimmia si vesta, scimmia resta. 
• La bellezza dura fino alla porta, la bontà fino alla morte. 
• Se fosse sufficiente crescere dal di fuori, un elefante potrebbe essere preside della Facoltà di zoologia. 
• Non è da saggi giudicare un uomo dalla piega dei pantaloni.

Fonte:www.biesseonline.org

 

Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

mercoledì 20 giugno 2018

Allarme adolescenti: raddoppiano i tentativi di suicidio

ALLARME ADOLESCENTI: RADDOPPIANO I TENTATIVI DI SUICIDIO

“Ho cercato di uccidermi, non ci sono riuscito, penso che lo rifarò, la mia vita non ha senso”: nel migliore dei casi tutta la sofferenza di un ragazzino disorientato, insicuro, incapace di gestire emozioni e conflitti arriva all’orecchio di uno psicologo. Ed è già un grande passo avanti.
In Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza i tentativi di suicidio da parte dei teenager in due anni (dal 2015 al 2017) sono quasi raddoppiati: si è passati dal 3,3% al 5,9%, ovvero 6 su 100 di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita. Un dramma che riguarda soprattutto le ragazze (71%). Il 24% degli adolescenti ha invece pensato almeno una volta a un gesto estremo.
Una fotografia che mette a nudo un crescente disagio giovanile: ragazzini già stanchi di vivere quando tutto è solo cominciato.
Un giovane si lancia nel vuoto e muore: la notizia, letta su un giornale o passata in tv, è sempre un pugno allo stomaco. Fanno notizia i casi di bullismo, meno quelli i cui contorni restano sfocati. Quando in sostanza è il ‘malessere dell’anima’ a togliere l’ultimo respiro.
“Circa la metà del campione che l’Osservatorio ha intervistato (10.300 adolescenti, ndr) si percepisce depresso: una sensazione di tristezza, di malumore che colpisce oggi il 53% dei ragazzi e delle ragazze, la percentuale nel 2015 era pari al 33%. Inoltre quasi il 36% ha dichiarato di avere frequenti crisi di pianto”, afferma all’Adnkronos la psicoterapeuta Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, premettendo che la depressione nell’adolescente si presenta con caratteristiche ben diverse rispetto all’adulto. E che il fenomeno che porta talvolta a gesti disperati è “spesso sottovalutato”. “Bisogna fare più prevenzione, specie nelle scuole”, è l’invito della psicoterapeuta.
Secondo Manca “ci sono dei campanelli di allarme in famiglia e anche a scuola che non vanno mai sottovalutati: il suicidio non è un raptus ma l’ultimo atto di un percorso di sofferenza in cui matura il disagio esistenziale. Arrivano ad uccidersi perché nel momento in cui decidono di farlo non trovano nessun’altra risorsa interna a cui aggrapparsi. E’ come se fossero in una bolla isolante”.
Ragazzi e ragazze che giorno dopo giorno si sentono sempre più oppressi da un senso di vuoto che difficilmente riescono a comunicare. “Sono sempre più piccoli – riflettiamo! – i ragazzi che tentano il suicidio per una sofferenza che spesso non riescono ad esprimere a casa, ad amici, insegnanti”, riferisce l’esperta. Ecco perché ai primi segnali – isolamento, cambio delle abitudini quotidiane e dell’umore, irritabilità, disinteresse, impulsività – i familiari “hanno il dovere di rivolgersi a uno specialista”, suggerisce la psicoterapeuta. “Per non parlare poi di quando hanno già provato a togliersi la vita, il rischio sale drasticamente. E non può rimanere un fatto privato, bisogna parlarne, confrontarsi, chiedere aiuto”.
“Sia chiaro – insiste Manca – non è un evento stressante, come per esempio la litigata con la fidanzatina o i brutti voti a scuola, la causa del comportamento suicidario. Il rischio è dentro una vulnerabilità già manifesta, che dipende da fattori diversi lungo un ‘vissuto depressivo’ mal gestito”. I più esposti sono gli ipersensibili e“coloro che non hanno strumenti per affrontare le sfide della vita”.
Restano così incastrati in un tunnel che li isola dal mondo esterno. Si sentono incompresi, in realtà non sanno trovare risorse per lottare, per gestire i sentimenti, spesso non hanno direzioni cui guardare.
“La parola ‘solitudine’ – spiega la presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – è quella che sento più spesso da parte di questi ragazzi fragili, si tratta di ‘solitudine emotiva’ non fisica. Il dolore poi cresce quando l’aspettativa di chi dovrebbe comprendere o semplicemente ascoltarli – genitori, amici, amata – va delusa”.
Cosa si può fare? “Primo passo non avere paura di guardarli, di ascoltarli. I genitori non si fermino al rendimento scolastico del figlio ma provino a squarciare silenzi. E in caso vengano colti determinati segnali, rivolgersi subito a centri specializzati, c’è un’ampia rete di accoglienza sul territorio. La scuola, da parte sua, faccia più prevenzione su autolesionismo e suicidio in adolescenza. L’alleanza scuola-famiglia su questi temi è di vitale importanza”, conclude Manca.
Fonte:www.adnkronos.it

 

Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

mercoledì 13 giugno 2018

L'importanza dei libri per i bambini

L’IMPORTANZA DEI LIBRI PER I BAMBINI

Il libro è palpabile, odoroso, manipolabile. Crea un rapporto affettivo e unico. 
Offre la possibilità di una lettura pacata, 'filosofica', paziente, soggettiva. 
Tutto ciò che neanche il miglior computer può offrire.

Non salvare il libro è un atto che potrebbe configurarsi come un vero e proprio reato: reato pedagogico! Abbiamo tutte le carte in regola per sostenere un'affermazione così grave. 
I libri non sono noccioline, non sono popcorn! I libri sono una miniera di preziosi, di materiale esplosivo. Ecco perché dalla lettura di un libro nessuno esce mai indenne. 
Esempio classico: il radicale cambio di rotta di sant'Ignazio di Loyola dopo la lettura della vita di Cristo e di alcuni santi. È la prova che il libro lavora in profondità. 

Potenza e ricchezza del libro: 
• Il libro è l'antiruggine del cervello, l'autogrill dell'anima. 
• Il libro è una finestra sul mondo. 
• Il libro allena a pensare. 
• Il libro sfama l'anima. 
• Il libro permette di dialogare con chi è assente. 
• Il libro protegge dalla droga delle immagini. 
• Il libro libera dalle manette mentali. 
• Il libro insegna a sfogliare la vita. 
• Il libro abitua ad abitare con se stessi. 
• Il libro permette di viaggiare senza la seccatura del bagaglio. 
• Il libro nuoce gravemente alla noia. 
• Il libro può essere l'auto terapia fatta in poltrona. 
• Il libro è il segreto perché il tempo libero non diventi tempo vuoto. 

Che cosa si può volere di più per giustificare il salvataggio del libro e difenderci, in tal modo, dallo tsunami della comunicazione digitale? 
Ecco: è qui ove volevamo arrivare! Volevamo arrivare a lanciare l'allarme contro l'eliminazione del libro dalle aule scolastiche. Il pericolo non è ipotetico, ma, ormai, una realtà. 
Un Istituto tecnico, in provincia di Bergamo, alcuni anni fa ha acquistato 1500 iPad per studenti e docenti. Obiettivi. Risparmiare, mettere tutti in rete e utilizzare i nuovi mezzi per studiare, fare i compiti e seguire le lezioni. 
La notizia ci è parsa interessante e intrigante. Fatto salvo il problema economico (l'indubbio risparmio), vien da domandarci se sia educativo far sparire il libro, la carta e la penna. 
Il libro è palpabile, odoroso, manipolabile. Crea un rapporto affettivo e unico. Offre la possibilità di una lettura pacata, 'filosofica', paziente, soggettiva. Tutto ciò che anche il miglior computer non può offrire! 
A proposito l'educatore Antonio Mazzi è molto chiaro: «Uno studio con un computer sul tavolo è il cimitero degli affetti. I libri fanno compagnia. Il computer è freddo, anonimo. Il libro è caldo, pieno di colori, titoli. È tuo e ti senti di possederlo. Una casa senza biblioteca è un albero senza frutta, secco, scheletrito!» 
Per non morire idioti, per non morire anoressici 'dentro', non ci resta che leggere!

LEGGERE E GUARDARE LA TELEVISIONE 
Tra il leggere e il guardare la televisione vi sono almeno quattro differenze. 
• Mentre il vedere la televisione non richiede né impegno né sforzo per ricevere il messaggio, la lettura di un libro esige sempre un minimo di impegno ed un certo sforzo per decodificare le parole. In breve: la lettura allena la volontà. 
• Una seconda differenza è questa: nella lettura il ritmo è individuale: ognuno può fermarsi quando decide, può tornare indietro per approfondire... La televisione, invece, impone il suo ritmo dall'esterno, senza che nessuno possa variarlo. La televisione dà per scontato che i fruitori siano tutti uguali, che abbiano tutti lo stesso quoziente volitivo e intellettivo. Per la televisione, gli uomini sono come le melanzane che maturano tutte la stessa settimana. 
 Terza differenza: la lettura dà messaggi a goccia, la televisione, quasi sempre li dà a valanga in modo così rapido da non lasciare il tempo di assimilarli. In altre parole: la televisione fa teste ben piene, non teste ben fatte. 
 Quarta differenza: la lettura stimola la fantasia, la televisione la sotterra.
Un esempio: se leggiamo “Era una notte buia e tempestosa...”, ognuno immagina il temporale a modo suo, se lo vediamo in televisione, il pensiero viene bloccato su quella determinata presentazione: il temporale è così e basta! Addio immaginazione, addio fantasia! Per farla in breve: la lettura batte la televisione per quattro a zero.

IL BOOKCROSSING 
C'è una nuova iniziativa che si diffonde con il solito uso della terminologia americana e con il felice motto: "Se ami il libro, lascialo libero”. 
L'iniziativa è portata avanti da persone che dopo aver letto con gusto un libro, lo lasciano sul tavolo di un bar, in una cabina telefonica, sulla panchina dei giardini pubblici.

LE CHICCHE DEL MESE 
• I libri saranno mattoni, ma sono mattoni che edificano. 
• “Il tempo per amare, come il tempo per leggere dilatano il tempo per vivere” (Daniel Pennac, 1944, scrittore francese). 
• Regalare un libro ad uno è trattarlo da intelligente. 
• “Non ho mai avuto un dispiacere che non sia passato dopo un'ora di lettura” (Montesquieu, 1689-1755, politico francese). 
• La strada più saggia che vi sia è quella che porta in libreria. 
• “Anche Dio si è fatto libro” (Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose). 
Dai genitori impari ad amare, a mettere un piede davanti all'altro, ma quando impari a leggere, ti accorgi d'avere le ali!

Fonte:www.biesseonline.org

 

Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

mercoledì 30 maggio 2018

Meravigliosa lettera di un figlio a sua madre

MERAVIGLIOSA LETTERA DI UN FIGLIO A SUA MADRE
da leggere e rifletterci

Mamma, lasciami crescere come cresce un bambino, se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita. Mamma, lasciami correre e poi sbucciare un ginocchio, dopo aver pianto imparerò che cadere vuol dire farsi male, imparerò a stare attento, imparerò dal pericolo ad essere prudente. Mamma, lasciami imbrattare di colore la scrivania, lascia che le mie mani si sporchino di tempera, di colla e adesivo, imparerò coi colori a dipingere il mio mondo. Mammina, lasciami sporcare la faccia di sugo, lascia che con le mani io scopra il cibo, lascia che io scopra i sapori, lasciami provare, non mi imboccare! Se tu insisti io mi arrendo e cercherò te ogni volta che non avrò voglia di mangiare da solo.

Mamma, lasciami piangere ogni tanto, non correre da me appena accenno un lamento, prova ad aspettare, io devo imparare a cavarmela da solo! Cosa farò quanto dovrò affrontare le difficoltà e tu non sarai al mio fianco? Madre mia, lascia da parte le tue faccende ogni tanto, sporcati la faccia di marmellata come me, imbratta le tue mani di tempera, costruiamo insieme grandi castelli, enormi vascelli, piramidi di Lego, se ti siedi vicino a me io ti sento più vicina. Mamma, non fare quella faccia quando ho la febbre, io mi devo ammalare, i batteri e i virus mi devono fortificare; smettila di andare nel panico, vivrò nella paura se tu hai sempre troppa paura per me. Mamma, se mi lasci dalla nonna non è la fine del mondo, anche loro hanno bisogno di me ed io ho bisogno di loro!

Vai pure fuori e mangiati una pizza, non morirò di fame e non impazzirò dalla solitudine, imparerò dalla lontananza a non dipendere sempre da te. Mamma, se vado piano tu non correre, non sono una macchina e ho bisogno di tempo per imparare. A te sempre facile ciò che per me è incomprensibile, ricordi quando eri bambina? E’ successo anche a te di non capire le cose semplici. Mamma, fidati di me, io sono piccolo ma sto imparando a vivere! Lasciami la mano qualche volta, fammi correre, fammi nascondere, fammi giocare, se mi imbottisci con quel maglione io quasi non posso respirare! Vivi mamma e lascia che io viva, lasciami vivere a modo mio, rispetta i miei tempi, i miei spazi e i miei sogni!

Mamma, non lo so se diventerò ingegnere e non lo so se sarò uno chef: dammi la libertà di scegliere, di sbagliare, di capire a mio modo ciò che voglio diventare. Mamma, non scordarti del bacio della buona notte e nemmeno dell’imbocca al lupo quando vado a scuola, un giorno rimpiangerai ciò che sbadatamente non sei riuscita a darmi ed io per sempre rimpiangerò ciò che davvero mi serviva da te. Io ti adoro e tu mi ami, ma se ti fidi di me io mi fiderò del mondo. Mamma, lasciami crescere come cresce un bambino, se non imparo dalle esperienze non saprò affrontare al meglio la vita. Mamma questo è anche il mio mondo ed io voglio scoprirlo con te.
Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

mercoledì 23 maggio 2018

L'importanza dell'impegno e della fatica

L’IMPORTANZA DELL’IMPEGNO E DELLA FATICA 

Al termine di una conferenza, una persona del pubblico domandò al sociologo che aveva parlato: «Secondo lei, la nostra è davvero una gioventù bruciata 
Il conferenziere, pronto: «Macché gioventù bruciata. 
È gioventù bollita!».

Una sera, dopo un applauditissimo concerto, il maestro Andrés Segovia, considerato il più grande chitarrista di tutti i tempi, fu avvicinato da un ammiratore che, estasiato, gli disse: «Maestro, darei la vita per suonare come lei!». Andrés Segovia lo fissò intensamente e rispose: «È esattamente il prezzo che ho pagato io».

Per qualunque meta il prezzo è salato 
Il mio elogio della fatica, che si fonda sull'impossibilità di eliminarla, nasce dall'esperienza. Mi è veramente impossibile descrivere un'esistenza che sia priva di fatica. Devo anzi dire che in tutte le occasioni in cui mi sono spinto ad analizzare nel dettaglio la biografia di quegli uomini o donne, di quei ragazzi, che sono diventati esemplari, poiché hanno vissuto il proprio tempo con grande dignità, arricchendolo di un significato molto positivo, ebbene, ogni volta ho incontrato anche la fatica, la loro fatica perché queste vite esemplari sono state vite molto faticose. 
Si deve guardare alla fatica non come a un ostacolo, bensì come a uno stimolo, a una sferzata che ci prepara a non retrocedere di fronte alle difficoltà. Un vero e proprio allenamento per imparare ad affrontarle e superarle. 
Non è possibile raggiungere alcun obiettivo saltando questo passaggio. E non perché la fatica debba presentarsi per forza, ma perché può essere sempre lì, in agguato dietro l'angolo. Non considerarla, qualora poi si concretizzasse, significa rischiare di paralizzarsi, di non saper andare avanti, di crescere, appunto. 
In questo senso, la fatica porta a dotarsi di capacità che non sarebbero richieste nell'ordinario. La fatica funziona come molla per acquisire capacità a fare cose che potrebbe essere necessario realizzare. 
Se si possiedono tali capacità, si supera l'ostacolo e si prosegue il cammino: il cammino verso un obiettivo, dunque verso la soddisfazione. In caso contrario ci si ferma.


I genitori facchini 
Oggi ogni sforzo è tenuto alla larga. Se vi capita di trovarvi davanti a una scuola elementare al mattino, provate a osservare chi porta lo zaino dal parcheggio all'ingresso. Sia all'entrata sia all'uscita da scuola, quasi tutti i bambini si muovono in assoluta libertà, seguiti poco distanti da genitori (o nonni) facchini. Quando poi i figli (o nipoti) sono più d'uno, capita di vedere adulti con due zaini sulle spalle, che possono anche diventare tre, se per caso si invita a casa un amichetto. 
Si potrebbe stendere una lunga lista dei gesti automatici che ogni giorno compiamo, spesso inconsapevolmente, per preservare i ragazzi dalla fatica. La nostra società sta diventando la società della bambagia. 
Da Bolzano a Palermo le madri e i padri si rivolgono al figlio con l'unico ritornello: “Te la senti, tesoro, di andare a piedi?”. “Che cosa vuoi che facciamo per cena?”. “Vuoi le patatine fritte o la pizza?”. E così ecco i nostri ragazzi con la grinta del pesce bollito. Alcuni li hanno definiti 'ragazzi-peluche'. Gli psicologi parlano di 'psicastenia': mancanza di resistenza alla fatica. 
È urgente necessità riportare la fatica nell'educazione, riportare il sacrificio e la rinuncia non solo in quaresima. Tenere i figli alla larga da ogni difficoltà, da ogni fatica è truffarli. 
La vita non è una crociera, non è una scatola di cioccolatini, un lecca lecca continuo. 
Coglie pienamente nel segno lo scrittore Gaspare Barbiellini Amidei quando dice che «I genitori troppo morbidi sono quelli che fanno le peggiori ingiustizie al figlio». 
Tenere alla larga la fatica è preparare l'infarto della volontà: l'infarto, cioè, del primo “sponsor della vita”, per dirla con Ambrogio Fogar, il grintoso navigatore di oceani in solitaria. Tenere il figlio alla larga da ogni fatica è allevare un tiranno di domani. 
Tanti sono oggi gli specialisti in cerca della medicina che possa guarire il nostro mondo ammalato. 
Alcuni puntano sulla 'Bellezza': “La Bellezza salverà il mondo”, dicono. Altri scommettono sulla 'Gioia': “Un sorriso salverà il mondo”, ci mandano a dire. Altri ancora puntano sulla 'Tenerezza': “una carezza salverà il mondo”, reclamizzano. 
Noi siamo dell'opinione che solo un supplemento di fatica può rimettere il nostro mondo sulla giusta rotta: solo la fatica porta al miracolo! Che ne dite?


IL METODO DEMOSTENE 
Demostene (384-322 a.C.) fu uno dei più grandi oratori dell'antichità. All'inizio, però, tutti lo deridevano. Ed avevano ragione. Non sapeva fare i movimenti giusti delle mani, della faccia, degli occhi; non pronunciava bene le parole e, soprattutto, balbettava. 
Insomma uno meno adatto a parlare in pubblico sarebbe stato difficile trovarlo. 
Ma Demostene non si scoraggiò. Aveva una grinta rocciosa. Si ritirò per qualche anno, deciso a prepararsi alla perfezione. Incominciò a studiare a memoria i discorsi degli oratori più famosi che l'avevano preceduto. Poi, per allargare i polmoni e imparare a trattenere il respiro, si diede a correre su e giù da una collina all'altra. Per poter dominare, domani, il tumulto delle assemblee, andò sulla spiaggia del mare e si esercitò a superare il rumore delle onde in tempesta. Arrivò persino a mettersi dei sassolini in bocca per migliorare e forgiare la pronuncia. 
Finalmente si presentò al pubblico per i dibattiti nei tribunali e nelle assemblee. Fu un trionfo! Tutti lo applaudirono. Ormai era diventato il più celebre e ammirato oratore della Grecia. 
Il metodo Demostene è il metodo Uomo!


IL METODO DYBALA 
Il calciatore Paulo Dybala ha costruito la sua fortuna sul talento mancino, usando soprattutto il piede sinistro. Ultimamente ha segnato due reti con il piede destro. Un segreto c'è ed è legato agli allenamenti, tanti, nei quali cerca di migliorare la potenza e la precisione dell'altro piede. Ma non solo, perché un fuoriclasse come lui sa che per la perfezione serve una sensibilità superiore e allora si dedica a un “allenamento” molto particolare a casa sua. Una volta ogni due o tre giorni, Dybala prende un foglio di carta e prova a scrivere il suo nome tendendo la penna con il piede destro: un modo per “educarlo”, ma soprattutto per abituare il suo cervello a usarlo meglio.


Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

 

Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

mercoledì 16 maggio 2018

10 regole per educare i bambini all'uso del telefonino

10 REGOLE PER EDUCARE I BAMBINI ALL’USO DEL TELEFONINO

 

Sono sempre di più i bambini della scuola primaria che possiedono uno smartphone, anche per esigenze di vita familiare. I genitori che lo hanno acquistato ai figli per poter parlare con loro si rendono però ben presto conto che non è soltanto un mezzo di comunicazione ma un nuovo mondo da gestire con cura. Nostrofiglio.it ha chiesto consiglio a Michele Facci psicologo e co-autore del volume Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di smartphone e tablet (Erickson)

   
Per molti genitori lo smartphone è semplicemente un mezzo per comunicare con i figli e lo regalano quanto prima, ad altri invece fa paura e cercano di ritardare il più possibile il momento dell'acquisto. Agli uni e agli al
"Vietarlo non serve, ma non può essere dato a un bambino come gli si regala la playstation" dice Michele Facci psicologo e co-autore del volume Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di smartphone e tablet (Erickson). "E' importantissimo insegnare ai piccoli come usare correttamente questo mezzo".
Ecco le 10 regole per educare un bambino all'uso dello smartphone.

REGOLA 1: lo smarthphone si condivide con mamma e papà

A differenza del tablet, che appartiene a tutta la famiglia, lo smartphone è un regalo che si fa al bambino ed è quindi un suo oggetto personale. “Ma genitori devono spiegare al bambino che non è un giocattolo e che lui è ancora piccolo per usarlo da solo. Fin da subito bisogna spiegargli che deve condividerlo con mamma e papà: si guardano i messaggi che riceve e la rubrica si scrive insieme.

REGOLA 2: lo smartphone si usa soltanto quando serve

'Chiamami appena hai bisogno', 'tienilo acceso così ti posso chiamare' ' fammi uno squillo appena arrivi'. Molti genitori vivono il cellulare come uno strumento per tenere a bada le loro ansie, "ma in questo modo" avverte lo psicologo "anche i bambini assorbono l'idea che il cellulare sia un ansiolitico, e da qui il rischio che ne diventino dipendenti.
Invece lo smartphone va considerato solo per quello che è: uno strumento di comunicazione. Un telefono. Va usato solo quando serve e senza ansia.

REGOLA 3: non si usa a tavola, non si leggono messaggi mentre qualcuno parla, si spegne di notte

ll bambino va educato all'uso del cellulare con regole precise. Esattamente come si fa con la televisione o con altri giochi; come un genitore dice che non bisogna ascoltare la musica a tavola o giocare a pallone in soggiorno, nello stesso modo deve dire che non si sta al telefono a tavola, che non si leggono i messaggi mentre qualcuno gli sta parlando, che il cellulare si spegne quando si va a letto.

REGOLA 4: il bambino va educato all'uso di Internet

“Bisogna anche avvisare i piccoli dei pericoli che ci sono nell'uso degli smartphone”.
Quando si dà in mano uno smartphone a un bambino significa anche dargli libero accesso a internet. Quindi è fondamentale anche educarlo al web “ Da un'indagine Eurispes è emerso che l'80% dei genitori ha paura che il figlio su internet possa chattare con adulti, ma poi solo il 2% spiega ai piccoli quali sono i pericoli del web”.
Ai bambini invece bisogna parlar chiaro: spiegargli di stare attenti agli sconosciuti, che potrebbero essere adulti male intezionati, così come è importante avvisarli di non pubblicare foto private che li ritraggano. I bambini magari pubblicano per gioco o per attirare l'attenzione immagini potenzialmente pericolose che poi non si possono più eliminare dalla rete.

REGOLA 5: non si prende in giro o si parla male dei compagni su WhatsApp o su Facebook

Parlar male e prendere in giro un compagno è una cosa molto brutta in generale. E compito del genitore è educare al rispetto degli altri. “Inoltre va fatto capire ai bambini che bravate e scherzi a danni di altri fatti sui social o altre piattaforme digitali possono finire in denunce penali e provocare dei procedimenti legali. Un bambino con un cellulare va responsabilizzato."

REGOLA 6: non si leggono i messaggi di nascosto ma si chiede di leggerli insieme

Guardare o non guardare il telefono di nascosto dai figli? “No” risponde Michele Facci “la privacy va rispettata, piuttosto che sbirciare i loro messaggi è meglio chiederlo apertamente: 'vediamo insieme i tuoi messaggi? Mi fai vedere cosa scrivono i tuoi amici? Così gli insegnerete ad avere fiducia in voi.
Se costruiamo fin da subito un buon rapporto con i nostri figli, quando saranno adolescenti (e chiaramente non gli potremo chiedere di farci vedere i loro messaggini), saranno più consapevoli del mezzo, più sicuri nel caso di problemi e più disposti a parlarne ai genitori".

REGOLA 7: almeno fino a 12 anni il bambino va tenuto sotto controllo

Il cellulare si può dare anche prima delle medie, ma almeno fino ai 12 anni il bambino va tenuto sotto controllo. "In molti casi di adescamento di minori attraverso cellulare" spiega Facci "i genitori non sapevano niente. E quindi mai lasciare da solo un bambino con il suo telefono, ma sempre cercare con lui ogni occasione di condivisione del suo mondo digitale. 

REGOLA 8: mamma e papà devono dare il buon esempio, almeno nel tempo dedicato ai figli

"Chiaramente i genitori sono il modello esemplare, queste regole non valgono se poi la mamma sta sempre al telefono. Il genitore, soprattutto nel tempo dedicato ai figli deve rinunciare al cellulare. Ad esempio non vale portare i bambini al parco e poi stare tutto il tempo a messaggiare o a telefonare.

REGOLA 9: lo smartphone distrae. Fare un patto durante i compiti

Quando un bambino fa i compiti può essere molto distratto dal cellulare. "Il cellulare mentre si fanno i compiti è una distrazione, come lo era la televisione qualche anno fa. Inutile vietarlo a priori, il bambino lo può tenere vicino a patto che lo controlli solo ogni tanto e non ogni tre minuti. Anche in questo caso ricorrere a un patto educativo con il bambino è la strada migliore.

REGOLA 10: Insegnare ai bambini a esprimere le emozioni non soltanto con emoticon

I bambini preferiscono di gran lunga esprimersi attraverso i messaggini piuttosto che a voce. Più facile mandare una faccina contenta che dire a un amico di essere contento. "I messaggi sono più tutelanti, ma è nostro compito anche educare alle emozioni, insegnare ai bambini ad esprimere le proprie emozioni in modo completo. Inoltre i nativi digitali devono avere il diritto ad usare tutti i sensi, a giocare e a sviluppare la manualità".

Autrice: Federica Baroni
Fonte: www.nostrofiglio.it
Paidòs Onlus
dalla parte dei bambini, SEMPRE

Con il tuo 5 X Mille
ASSICURI UN’INFANZIA
SERENA A TANTI BAMBINI
scrivi 030 59 04 07 11
sul tuo 730/CU/UNICO

www.paidos.it