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giovedì 29 gennaio 2026

Stai imparando a volare

                                             Stai imparando a volare

Insegna a tuo figlio che può fallire.

E che dietro quel fallimento, se lo si guarda bene,

c’è una grande possibilità di crescita.

Non fargli temere l’errore,

non dipingergli il successo come l’unico traguardo.

Mostragli che cadere è parte del cammino,

che ogni inciampo ha qualcosa da insegnare,

e che rialzarsi è un atto di coraggio immenso.

 

Digli che fallire non lo definisce,

che i suoi sogni non si spezzano con una sconfitta,

ma si piegano solo un po’,

come un ramo che sa trovare nuova forza per fiorire.

Insegnagli che i più grandi successi nascono spesso

dalle ceneri di ciò che non è andato come previsto.

 

Fagli vedere che dietro ogni fallimento

c’è una porta aperta,

che a volte il vento spegne una candela

ma accende un fuoco più grande.

Mostragli che il valore non sta nell’essere perfetti,

ma nell’essere autentici,

nel non smettere mai di provare,

nel credere ancora, nonostante tutto.

 

Insegna a tuo figlio che le cicatrici parlano,

che ogni errore è un maestro

e ogni caduta è un passo verso la saggezza.

E digli, con dolcezza, che il fallimento

è solo un altro modo per dire:

“Sto imparando a volare”.

 

Marika Campeti

 

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mercoledì 21 gennaio 2026

Il potere di uno sguardo

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

IL POTERE DI UNO SGUARDO

Gli adolescenti ricercano tempo, occhi, sguardi. richiedono No, richiedono solitudine, richiedono attenzioni; richiedono scontro, richiedono pace, richiedono sguardi.

I lunghi capelli scuri si muovono veloci e come fruste impetuose dividono l'aria mentre oscillano. Gli occhi neri seguono la palla che sbatte contro il pavimento rimbalzando senza controllo. I piedi scattano veloci.

Quando arriva davanti al mio posto mi sorride e le guance si avvampano.

Lancia la palla e questa danza sul bordo del canestro ondeggiando per poi ricadere a terra senza mai sfiorare la rete.

Ripete l'esercizio una, due, cinque volte.

Ogni volta in cui la palla non entra nel canestro sbatte le braccia contro il corpo insoddisfatta.

Anche se l'esercizio non lo prevede lei si ferma, immobile. Osserva la rete ondeggiare mentre gli altri bambini riescono a trapassarla con i loro lanci.

Lei si allontana dal canestro basso e si dirige verso quello alto, destinato ai ragazzi più alti. Osserva, mira, lancia...la palla non danza questa volta, cade all'interno e rimbalza sul pavimento mentre lei esulta. Si gira verso di me, gli occhi spalancati cercano il mio sguardo per verificare se avessero visto la scena. Si incrociano i nostri sguardi e lei ride, ride come se avesse appena vinto la partita delle partite.

Poco prima eravamo sedute al tavolino di un bar; le piace quando ci possiamo dedicare del tempo da trascorrere assieme. Per una volta il pomeriggio è stato clemente e dopo i compiti e i vari impegni ci siamo potute dedicare la tranquillità di una passeggiata prima dell'allenamento, di un dolcetto e di una chiacchierata. Le piace quando questo accade e detto fra noi, piace tanto anche a me.

Il cameriere ci porte il nostro cornetto al cioccolato.

Il tempo alle volte sfugge...troppo in fretta.

Oggi invece ci è amico. Nel pomeriggio abbiamo raccontato la triste storia di Medusa, di Arianna... Ci siamo arrampicate sullo scoglio per vedere le peripezie del povero Prometeo e del suo coraggio. Ci siamo raccontate quanto conta una narrazione, l'immaginazione. Epica è diventata il nostro momento per raccontarci di mostri spaventosi come il Minotauro, del coraggio, della violenza e delle passioni umane che creano leggende e miti.

Il nostro tempo...

La fragilità, la curiosità, ed alle volte l'impertinenza proprie dell'adolescenza sono diventate nostre compagne di pomeriggi e notti.

Oggi però lei ha un tempo tutto suo, degli occhi tutti per sé.

La ricerca della sua identità richiede lavoro costante per lei, spesso si chiude, ricerca il suo spazio. Ed è giusto che sia così, sta creando il suo posto nel mondo ed ogni parola, canestro, compito, idea riempie l'orma che lascia ad ogni suo passo.

Le piace quando un adulto osserva le sue orme, ascolta le sue domande, segue i movimenti delle braccia che si protendono verso il canestro.

Tempo...tempo prezioso.

Gli adolescenti ricercano tempo, occhi, sguardi. richiedono No, richiedono solitudine, richiedono attenzioni; richiedono scontro, richiedono pace.

Tempo di gioco, di studio, tempo di dolcezza e litigi.

Questa è l'adolescenza; necessità di adulti seduti sugli spalti, errori, riuscite, ricerca e gioco.

Oggi l'adolescenza mi ha insegnato il potere di uno sguardo.

Seduta sulla panca di legno, imparo.

Lei intanto segna di nuovo e...cresce.


Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

mercoledì 14 gennaio 2026

Perché l'hai fatto?

  “PERCHÉ L'HAI FATTO?”

Quante volte, davanti a un comportamento che ci spiazza, fuori dal nostro controllo, ci viene spontaneo chiedere a un bambino o a una bambina:
– Perché l’hai fatto?
– Perché piangi?
– Perché hai spinto?
– Perché sei così arrabbiato?
– Perché fai così?
– Perché sei così agitato?
Domande che nascono spesso da una ricerca adulta di senso, ma che - senza rendercene conto - poggiano su un presupposto adulto: 👉 che il bambino/a sappia spiegare razionalmente ciò che accade dentro di sé.
Ma nei primi anni di vita, questo non è possibile. E queste domande risultano davvero frustranti e poco funzionali nella relazione con i bambini e le bambine.
Tra 0 e 7/8 anni il comportamento precede il pensiero riflessivo. Il bambino/a non agisce per un perché, ma a partire da un sentire. Agisce a partire da ciò che il suo corpo e il suo sistema nervoso riescono a fare in quel momento.
Quando un bambino/a spinge, urla, piange, rifiuta, si irrigidisce o si oppone, non sta scegliendo consapevolmente un’azione: sta rispondendo con il corpo e con il sistema nervoso a ciò che sta vivendo internamente in quel Presente.
In quei momenti:
✨ la corteccia prefrontale non è ancora in grado di organizzare una spiegazione logica
✨ il linguaggio verbale è insufficiente
✨ il sistema emotivo e sensoriale prende il comando
👉 Il comportamento diventa linguaggio non verbale.
Un linguaggio primitivo, corporeo, immediato. Un linguaggio che parla di:
💫 sovraccarico emotivo e sensoriale
💫 paura
💫 frustrazione
💫 bisogno di contenimento
💫 richiesta di relazione, connessione, “Guardami!”
Chiedere “perché?” in quel momento rischia di produrre solo ulteriore distanza emozionale e frustrazione. Non perché il bambino/a non voglia rispondere, ma perché non può ancora rispondere in modo razionale come “pretendiamo” noi adulti.
Il compito educativo in questa fase di vita, allora, si sposta. Non è più chiedere spiegazioni, ma:
• osservare
• rallentare
• mettersi in ascolto
• mentalizzare
🌱 Forse chiedevamo troppo in quel momento.
🌱 Forse era stanco.
🌱 Forse il suo corpo non ce la faceva più.
🌱 Forse aveva bisogno di sentire che non era solo.
Siamo noi adulti a dover sostenere il peso del senso. Siamo noi a dover prestare parole, senza pretendere spiegazioni. Siamo noi a dover narrare ciò che il bambino/a ancora non sa raccontare.
🌱 Questo richiede un lavoro profondo anche su di noi.
Perché spesso, nel “perché” che rivolgiamo ai bambini e alle bambine, parla il bambino che siamo stati: quello a cui veniva chiesto di spiegarsi, di giustificarsi, di darsi una regolata fin da troppo piccoli.
Diventare adulti educanti consapevoli significa allora cambiare sguardo: passare dal giudizio alla lettura, dalla correzione alla comprensione, dal controllo alla relazione.
✨ Il comportamento non è il problema. È il messaggio. E ogni messaggio chiede prima di tutto qualcuno disposto ad ascoltare.

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mercoledì 15 ottobre 2025

Vita da educatrice

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

VITA DA EDUCATRICE

La vita da educatrice è fatta di momenti: gravi, pensanti... profondi. Le parole di una lettera però accarezzano la casa e speriamo raggiungano chi crede in questo lavoro perché questo è esattamente il senso più nobile e profondo delle diciture  "comunità" e " casa famiglia".

<<Anche io la penso così, nessuno si merita di stare in una casafamiglia, tutte noi ragazze con delle storie dietro meritiamo la libertà ma soprattutto la felicità.>>

La mia giornata è un insieme di momenti.

La mattina è iniziata con una ragazza seduta su un divano con le braccia conserte e lo sguardo fisso nel vuoto. Durante un incontro l'adulto più sbagliato che potesse capitarle racconta di quanto e come sia una figlia sbagliata. <<Non ha rispetto, non abbraccia, non dice "Grazie">>.

L'adulto parla, parla e parla di "Questa". Lei prende il telefono messaggia, gira vorticosamente il dito fra i capelli, accarezza i capelli della sorella, resiste a quella raffica di parole, a quella raffica di "Questa", a quella raffica di cose che lei "suo malgrado" non è o non fa.

L'adulto non sa che la ragazza, che un tempo avrebbe dato di matto a questa valanga di parole si sta calmando da sola, sta incassando con grande competenza tutti quei colpi. L'adulto non nota la sua capacità di autoregolarsi, l'adulto non nota minimamente lo sguardo che si colpevolizza, che si accende, che si scarica di tutta la tensione di ricordi lontani... Non comprende lo sforzo figuriamoci il valore di quanto stia accadendo.

L'adulto non nota quanto sia cambiata, non nota quanto quella ragazza sia diventata matura nel tempo perché le cose serie e importanti sono altre (a suo dire). Il guaio è questo...spesso gli adulti non notano e cosa peggiore, anche quando glielo si fa notare continuano ancora più fissati nella loro lamentazione.

A sera l'acqua bolle, le pasta naviga nella pentola e la ciotola l'attende con tutto il suo condimento, pronto per la giornata in piscina del domani. Lei entra in cucina, osserva il tutto. Mi accarezza i capelli e dice:" Grazie". Grazie per cosa? Le dico io.

<<Grazie per esserti ricordata che mi piace... grazie per aver pensato a me.>>

La ragazza dei "NON" di stamattina non la vedo. La osservo andare via dalla cucina, un po' ricurva. Quanto peso porta su quelle spalle. Vorrei che il mondo vedesse, per una volta,  come sono davvero le persone dei "Non". Quelle che non dicono, non mostrano... Quelle irrecuperabili. Quanto vale quel "Grazie"? E quanto cambiamento sottende quella parola?

La meraviglia delle cose sta nel capire che il mondo cambia a partire dalle piccole cose...

Perché noi grandi questo non riusciamo sempre a capirlo?!

Mentre la casa spegne le sue luci, osservo i pensierini sul tavolo degli educatori. C'è una manina disegnata su un tovagliolo, il braccialino che mi è stato consegnato e una lettera.

La più piccina della casa stasera dopo essere tornata da una nuova avventura della sua vita mi dice: << Ho paura di spezzarti il cuore>>

E io colpita le chiedo il perché.

<<Ho paura di spezzarti il cuore perché mi sa che voglio bene anche ad altre persone.>> Io la osservo e penso che la bimba, lo scricciolo mi sta crescendo davanti agli occhi.

<< Non puoi spezzarlo, perché è talmente pieno di bene per te che non si può spezzare anzi... Se vuoi bene anche ad altre persone è ancora più pieno d'amore, perché vuol dire che tu sei amata e cosa più bella che ami anche tu. L'amore anzi la vita è così è fatta di tante cose, di tante persone, ecco perché è così bella perché è colorata di sentimenti.>>

Lei intercetta il mio sguardo e grida:

<< Oh meno male!!! Allora è bellissimo voler bene! Mi piace la vita così!>>.

Improvvisa una buffa danza; saltella sul posto mentre muove le mani nell'aria e ride... Ride come se non ci fosse un domani, ride spensierata.

L'ennesimo ricordo si fa posto nel mio archivio dei ricordi. Lo sento farsi posto fra tutti i fotogrammi della mia memoria, lo sento trovare il suo posto perché un senso di calore mi avvampa.

Una lettera segna l'ultimo tempo della giornata... Quella frase. Quanto maledettamente è vera quella frase << nessuno si merita di stare in una casafamiglia, tutte noi ragazze con delle storie dietro meritiamo la libertà ma soprattutto la felicità.>>

Quella lettera, quelle parole stasera non sono dedicate solo a me, sono dedicate alla vita che è stata così maledettamente ingiusta con loro che nonostante tutto hanno ancora il coraggio di dire "Grazie", di parlare d'amore, di fare sentire un educatore indegno a casa. Hanno il coraggio di essere grate per una carezza, o un risveglio. Hanno il timore di ferirti con i loro sentimenti... Loro, loro hanno paura di ferire me...

Quelle parole sul bisogno di felicità sembrano pesare come macigni su questo tavolo.

Eppure dormono leggere, e forse sognano.

La mia vita da educatrice è fatta di momenti: Gravi, pensanti... Profondi.

L'ultimo momento della mia giornata lo ritrovo nella parte finale della lettera, la parte scritta da chi è cresciuta con gli orrori di mani terribili, di parole spregevoli.

<<Mi avete fatto capire che nella vita non ci sono solo momenti brutti, ma anche momenti belli ed è per questo che ho bisogno di voi. Vi vogliamo bene >>

Le parole della lettera accarezzano la casa e spero raggiungano anche i miei colleghi di qualsivoglia comunità, raggiungano chi crede in questo lavoro perché questo è esattamente il senso più nobile e profondo delle diciture  "comunità" e " casa famiglia".

Stasera questa casa respira piano, o forse si nutre di ogni singola boccata d'aria.

I momenti della casa famiglia: una lettera, un tovagliolo, un "Grazie". Il respiro della casa è lento e sembra quasi volerle accarezzare nel sonno e spero tanto che lo faccia davvero perché ne hanno un bisogno immenso, perché lo meritano...lo meritano immensamente. 

Dott.ssa Pittari Chiara

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

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mercoledì 24 settembre 2025

L'educazione emotiva come pilastro del futuro

 La Rivoluzione Silenziosa: L'Educazione Emotiva come Pilastro del Futuro

Nell'era della tecnologia e dell'intelligenza artificiale, stiamo assistendo a una crescente enfasi sullo sviluppo delle competenze logico-matematiche e digitali. Ma c'è un'abilità che, più di ogni altra, determinerà il successo e il benessere delle future generazioni: la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni. L'educazione emotiva, un tempo considerata un'aggiunta "morbida" al curriculum, sta emergendo come una necessità fondamentale.

L'educazione emotiva, o intelligenza emotiva, non significa semplicemente sapere come ci si sente. Si tratta di un insieme di competenze complesse che includono la consapevolezza di sé, l'autocontrollo, la motivazione, l'empatia e le abilità sociali. In altre parole, è la capacità di navigare nel mondo interiore delle emozioni e di relazionarsi in modo sano ed efficace con gli altri.

Ma perché è così importante?

1. Benessere Psicologico: I bambini che imparano a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni in modo costruttivo sono meno propensi a sviluppare problemi di ansia, depressione e stress. Imparano a non reprimere i loro sentimenti, ma a elaborarli in modo sano.

2. Relazioni Positive: L'empatia, una componente chiave dell'educazione emotiva, permette ai bambini di mettersi nei panni degli altri. Questo li rende più compassionevoli e capaci di costruire relazioni significative e durature, sia a scuola che nella vita.

3. Successo Accademico e Professionale: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'intelligenza emotiva è strettamente correlata al successo accademico e professionale. Gli studenti che sanno gestire le proprie emozioni sono più resilienti di fronte alle sfide, più motivati e capaci di lavorare in squadra.

Come possiamo integrare l'educazione emotiva nella vita di tutti i giorni? Insegnanti e genitori possono fare molto. Non si tratta di aggiungere una materia al programma, ma di incorporare l'apprendimento emotivo in ogni interazione. Si possono usare libri per parlare di sentimenti, incoraggiare la condivisione delle esperienze e dare un nome alle emozioni, normalizzandole. Un semplice "Mi sembra che tu sia arrabbiato, vuoi parlarne?" può fare una differenza enorme.

La vera rivoluzione nell'educazione non sarà tecnologica, ma umana. Investire nell'educazione emotiva significa investire in un futuro in cui i nostri figli non saranno solo bravi a risolvere problemi, ma saranno anche capaci di costruire un mondo più empatico e compassionevole. È un viaggio che inizia da dentro, e che ha il potere di cambiare il mondo, un'emozione alla volta. 

Dott. Di Sabato Stefano

(Educatore presso il Centro Educativo Diurno Murialdo)

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mercoledì 17 settembre 2025

Il valore dell'errore

 Oltre i Voti: Il Valore dell'Errore nell'Apprendimento 

Viviamo in una società ossessionata dalla perfezione. Fin da piccoli, siamo abituati a misurare il nostro successo attraverso i voti scolastici, i punteggi dei test e i traguardi raggiunti. Ma in questa corsa verso la perfezione, spesso dimentichiamo una delle lezioni più importanti che la vita ci offre: il ‘valore dell'errore’.

L'errore non è un fallimento. Al contrario, è una parte fondamentale del processo di apprendimento. Ogni volta che sbagliamo, abbiamo l'opportunità di riflettere, di capire cosa non ha funzionato e di trovare un modo diverso per affrontare la situazione. Pensate a un bambino che impara a camminare: cade decine di volte, ma ogni caduta gli insegna qualcosa sull'equilibrio, sulla forza e sulla coordinazione. Non si arrende, ma si rialza, più determinato di prima.

Eppure, nel sistema educativo tradizionale, l'errore è spesso visto come qualcosa da evitare a tutti i costi. La paura di sbagliare può paralizzare i bambini, spingendoli a non osare, a non sperimentare e a non porsi domande per paura di dare la risposta sbagliata. Questo approccio limita la loro creatività e la loro capacità di pensare in modo critico.

Come possiamo, quindi, cambiare questa mentalità?

1. Ristrutturare la nostra visione dell'errore: Genitori e insegnanti devono mostrare che sbagliare è normale. Possiamo raccontare le nostre esperienze e gli errori che abbiamo commesso, sottolineando come ci abbiano aiutato a crescere. In questo modo, i bambini capiscono che non c'è nulla di cui vergognarsi.

2. Incoraggiare la riflessione, non la punizione: Quando un bambino sbaglia, invece di criticarlo, chiediamogli: "Cosa pensi sia successo? Come potresti fare la prossima volta?". Questo approccio trasforma l'errore in un'opportunità di analisi e crescita.

3. Valorizzare l'impegno, non solo il risultato: Concentriamoci sullo sforzo che i bambini mettono in un compito, non solo sul voto finale. Lodare la perseveranza, la curiosità e l'impegno li aiuta a sviluppare una mentalità di crescita, che li renderà più resilienti di fronte alle difficoltà.

Smettere di avere paura di sbagliare è il primo passo per sbloccare il nostro vero potenziale. L'errore non è la fine, ma un nuovo inizio. È la strada che ci porta alla conoscenza, alla saggezza e, in definitiva, a una comprensione più profonda di noi stessi e del mondo che ci circonda. 

Dott. Di Sabato Stefano

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mercoledì 25 giugno 2025

Questa casa è parte di me

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

QUESTA CASA E’ PARTE DI ME

Vorrei riuscire a spiegare cosa significhi lavorare in un contesto come il nostro. 

Spesso scrivo dei post perché vorrei si capisse cosa vi è effettivamente dietro i termini: "Educatore" , "Comunità", ‘’Casa Famiglia’’, non in quanto dotta ma in quanto spettatrice di giornate che mi insegnano a riflettere e a...mutare forma.

Scrivo perché così posso trasformare i miei ricordi in racconti sulle storie di una casa speciale; di una famiglia speciale.

Scrivo perché un domani voglio rileggere le mie giornate e ricordare.

Scrivo perché, rileggendomi, in un tempo lontano, il naso mi si riempirà del profumo dei biscotti che inondò la casa per giorni e giorni; scrivo perché un domani potrei avere il bisogno di sentir riecheggiare nella mia mente le risate della mia collega mentre intrecciava sapiente e dolcemente le sue brioches e mentre raccontava dei giorni passati. Scrivo perché così potrò ricordare il rumore dei pennarelli che coloravano e adornavano i bigliettini sovrastato dal chiacchiericcio di cinque pasticcioni che prendevano in giro le loro educatrici imitandole, facendo ridere tutti in cucina.

..Scrivo nella speranza di ricordare il calore di una casa viva giorno e notte perché così al mattino svegliarsi è più bello se la tavola è piena di cose buone da mangiare.

Scrivo perché così ricordo il movimento delle manine lente sulla frolla, o del cucchiaino colmo di composta di mele che non appena sfiorò la bocca della più piccina fra tutte le smosse le labbra facendola sorridere. Certe volte scrivo perché così ricorderò un domani, l'ufficio acceso fino a sera tardi per pensare e progettare nuove attività e nuove idee.

Scrivo perché così ricordo il sole della domenica mattina, ricordo gli scalini della chiesa smossi dai passetti di ragazzi che spostano tavoli e dolci mentre corrono e si rincorrono giocando.

Spesso scrivo perché non voglio MAI dimenticare il perché rispetto così tanto questo lavoro.

Spesso scrivo perché alle volte i pensieri sono pesanti, alle volte le vite di questi ragazzi che incrociano la mia e le nostre lasciano profondi segni sulla loro e sulla nostra pelle e ho bisogno di ricordare giorni piacevoli.

Scrivo perché le luci, i suoni, i profumi di questa casa nel tempo stanno scuotendo le fondamenta stesse del mio essere.

Scrivo perché al cospetto dei ragazzi che di giorno in giorno rendono migliori i loro educatori, bisogna imparare a rileggersi per capire quanto questo mestiere renda consapevoli dell'importanza del punto di vista di un bambino e di un ragazzo.

Scrivo perché così vedo "Chiaranetta" (questo è il nome che le bambine mi hanno donato in questi anni) prendere forma ed essere grata al cospetto di tanta dolce... Bellezza.

Scrivo perché questa "Casanetta" è diventata parte di me così come questi ragazzi e questi pochi educatori che credono ancora nel potere di una comunità che si prende cura dell'oggi e del domani, a partire dai propri bambini e ragazzi.

Dice Marco: "Dalla parte dei bambini."

Aggiungo io: "Perché rendono migliori gli adulti."

 

Dott.ssa Pittari Chiara

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