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mercoledì 2 aprile 2025

7 buoni consigli per essere genitori migliori

  7 BUONI CONSIGLI PRATICI 

PER ESSERE ‘GENITORI MIGLIORI’

Partiamo dal presupposto che non esistono regole per essere bravi genitori. Essere mamma e papà è il mestiere più bello del mondo, ma anche il più complesso. Non c’è il manuale del genitore perfetto, e non si può non sbagliare. Anzi, spesso gli sbagli sono molto importanti, perché possono trasformarsi in preziosi alleati. E’ importante, infatti, riflettere sulle sfide quotidiane, cercando di diventare ogni giorno genitori migliori. 

Di seguito sette riflessioni per diventare genitori migliori. Sette punti su cui concentrarsi per cercare ogni giorno di educare i bambini con rispetto. Un’educazione positiva, infatti, permette di crescere bambini sereni ed equilibrati, che, un giorno, diventeranno adulti felici.

1. I GENITORI MIGLIORI SONO GENITORI AUTOREVOLI

Esistono diversi stili educativi. Possiamo riconoscere uno stile educativo autoritario, basato sul rispetto dell’autorità in quanto tale. Uno stile autoritario si basa sul “Si fa così perché lo dico io”. In questo sistema educativo vige la paura, e il comportamento dei bambini viene influenzato dal timore. Spesso si ricorre alla punizione, al fine di modellare il comportamento del piccolo. A volte, vengono utilizzate anche le punizioni fisiche, come sberle e sculacciate. All’opposto di uno stile autoritario possiamo identificare uno stile educativo di tipo permissivo, dove al bambino è concesso tutto. Un’educazione permissiva attribuisce al bambino il pericoloso potere di autoeducarsi, senza la presenza di un adulto di riferimento che possa fungere da guida.

Tra questi due sistemi educativi, gli studi dimostrano l’importanza di uno terzo modo di essere genitori. Per essere genitori migliori occorre, infatti, adottare uno stile educativo autorevole. Genitori autorevoli richiedono il rispetto delle regole stabilite, riconoscono i bisogni dei figli e sollecitano la loro opinione, riconoscendoli come persone. I genitori autorevoli rispettano sé stessi e il bambino, guidandolo nella crescita fisica, psicologica ed emotiva. 

2. I GENITORI MIGLIORI SONO COERENTI

E’ necessaria coerenza nell’educazione dei figli. Occorre stabilire poche regole semplici, chiare e, soprattutto, condivise. E devono essere rispettate. La coerenza educativa è alla base di uno stile educativo funzionale per i bambini. Se è no, è no. E c’è un motivo valido e condiviso. I bambini, spesso, mettono in atto dei comportamenti provocatori per sfidare gli adulti e per capire fino a dove si possono spingere. Le provocazioni dei bambini sono delle vere e proprie messe alla prova per i genitori. Spesso i bimbi fanno i capricci per provare a ottenere ciò che vogliono. E’ importante cercare di mantenere la calma e offrire ai bambini un contenimento solido. D’altronde, provare a sfidare le regole è il compito del bambino che cresce. Mantenere coerenza aiuta i bambini a muoversi in un contesto sicuro e prevedibile.

3. I GENITORI MIGLIORI FAVORISCONO L’AUTONOMIA

I tempi ristretti e le mille cose da fare costringono i genitori, a volte, a sostituirsi ai bambini. Preparare lo zaino o ritirare i giochi sono compiti che spesso gli adulti fanno per velocizzare i tempi. Si sa, infatti, che se l’attività viene richiesta al bambino ci vorrà molto più tempo per l’esecuzione. Basti pensare, ad esempio, alla preparazione al mattino prima di andare a scuola. I genitori migliori, però, si sforzano a promuovere l’autonomia e la responsabilità, facendo sentire i bambini protagonisti attivi della quotidianità.

Occorre prestare attenzione anche a non diventare genitori iperprotettivi. Per evitare che i bimbi sbaglino o si trovino in difficoltà, spesso i genitori si sostituiscono a loro. In questo modo, però, i bimbi faticano a sperimentare la loro autonomia. I bimbi, infatti, non hanno modo di scoprire i loro punti di forza e allenare i loro aspetti più sensibili. Favorendo l’autonomia, invece, i bambini imparano a conoscersi e a mettersi in gioco. In questo modo, ogni giorno i bambini tentano di crescere e migliorarsi.

4. I GENITORI MIGLIORI NON PUNTANO IL DITO

Tutti sbagliamo e commettiamo errori. Questo vale anche per i bambini. E’ importante accettare che anche i piccoli possano sbagliare. Ciò non significa negare l’errore, anzi. E’ importante riconoscere lo sbaglio, ma senza accusarli o colpevolizzarli. Le conseguenze di un errore il bambino le prova già sulla propria pelle. E’ meglio evitare di rimarcare continuamente lo sbaglio commesso. I bambini, infatti, necessitano di comprensione e incoraggiamento. Due paroline magiche che aiutano i piccoli a sentirsi amati ed accettati per quello che sono. Sentirsi compresi, accolti e sostenuti diventa fondamentale per uno sviluppo sereno e armonioso, consentendo un buon livello di autostima e fiducia nelle proprie capacità. E’ importante credere nei bambini e nelle loro potenzialità, aiutandoli a riconoscere i propri limiti e trovando insieme il modo di farvi fronte.

5. I GENITORI MIGLIORI FAVORISCONO IL DIALOGO

Quando ci sono fiducia e dialogo, si possono superare tutte le difficoltà. E’ importante ascoltare i bambini anche quando raccontano cose che, all’orecchio adulto, possono sembrare insignificanti. Non bisogna mai minimizzare i problemi che portano. Occorre, invece, accogliere le loro emozioni e cercare di capire insieme come affrontare ciò che li preoccupa. Frasi come “Questi non sono problemi” non aiutano a minimizzare le difficoltà, anzi. Frasi di questo tipo bloccano la comunicazione e la fiducia tra genitori e figli. 

Occorre ascoltare ciò che i bambini portano. Spesso, la tendenza dell’adulto è quella di proporre delle soluzioni. Questo, però, non sempre è sufficiente. I bambini, come gli adulti, necessitano di essere ascoltati e compresi. I piccoli, come i grandi, non vogliono essere giudicati, perché sanno che alcune loro paure sono irrazionali o alcuni pensieri che fanno non dovrebbero essere fatti. Per questo, i genitori migliori devono ascoltare i bambini, accogliendo le loro emozioni, e cercando di trovare insieme il modo di farvi fronte. Le soluzioni, infatti, devono essere costruite insieme, non calate dall’alto. In questo modo, inoltre, i bambini hanno modo di sperimentare quel senso di autoefficacia che permette loro di sviluppare autostima e fiducia nelle proprie capacità per affrontare le piccole e grandi sfide quotidiane.

6. I GENITORI MIGLIORI RIESCONO A GESTIRE L’ANSIA

L’ansia è contagiosa, si sa. Per questo è opportuno imparare a gestirla. Questo vale anche nell’educazione dei propri figli. Le cose che spaventano mamma e papà sono molte, e non si possono evitare. Allo stesso tempo, però, non è con l’eccessiva preoccupazione che si possono eliminare questi pensieri, anzi.

Questo non vuol dire che provare ansia sia sbagliato. Ciò significa che è importante imparare a gestire la propria preoccupazione, per evitare che essa si riversi sui bambini. Insegnare ai propri figli l’importanza del coraggio, della determinazione e del “provarci”, anche quando ci si sente bloccati, è fondamentale. Questo non solo a parole, ma con i fatti. L’esempio, infatti, è lo strumento educativo migliore che gli adulti hanno a loro disposizione. Passare  il messaggio che a volte si possono provare emozioni forti, ma che si possono gestire, è un’ottimo insegnamento per i piccoli.

7. ESSERE GENITORI MIGLIORI PER AVERE FIGLI SERENI

Come detto anche precedentemente, il miglior strumento educativo è l’esempio. Più che ogni spiegazione o predica. L’esempio di mamma e papà, infatti, funge da modello educativo più forte di ogni altro. Per questo è importante lavorare su di sé, mettersi in gioco, cercando di porsi sempre in discussione. Laddove c’è riflessione e pensiero dietro ad ogni scelta educativa, maggiori saranno le possibilità di muoversi in maniera adeguata. Questo, ovviamente, non vuol dire non sbagliare, anzi. Ciò significa dare un senso ai propri errori cercando di capire cosa non ha funzionato e come agire in futuro. Non è semplice. Si tratta di una sfida continua. Ma è l’unico modo per essere genitori migliori ogni giorno.

Autrice: dott.ssa Annabell Sarpato

Fonte: www.annabellsarpato.com

 

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mercoledì 26 marzo 2025

Cosa si cela dietro uno sguardo

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

COSA SI CELA DIETRO UNO SGUARDO

Alcuni traumi sono come cancri che si diffondono a dismisura e contaminano, si nutrono delle cose belle della vita. I fantasmi del passato, che sembrano uscire dal miglior film dell'orrore, queste ragazze spesso li ritrovano rinchiusi nelle proprie teste e io non posso fare altro che cercare di fargli ritrovare le parole, di chiudere quelle stanze oscure che non svaniranno mai, di lenire le loro ferite e magari di insegnargli a sognare. 

Cosa si cela oltre uno sguardo apparentemente limpido?

Spesso mi dico che all'interno del nostro cervello vi siano delle stanze oscure. Stanze, dalle porte aperte, colme di un gas tossico che si dilaga sostituendosi all'ossigeno vitale delle adiacenti camere dei ricordi, sei sogni, dei desideri intaccandole e compromettendole, alcune in maniera irreparabile.

In alcune stanze è come se crescessero arbusti spessi e spinosi, la cui crescita sembra favorita e accelerata dalle condizioni offerte da questo orrido gas dilagante.

Gli arbusti crescono e proliferano contaminando gli organi vitali del nostro corpo; alle volte queste spine trafiggono il cuore e impediscono che batta all'impazzata per i tramonti o per un cielo stellato, altre volte compromettono la vista e impediscono di vedere correttamente la vita, altre volte si stringono attorno alle pareti della faringe e sembra quasi che quelle spine la pungano talmente forte che spesso impediscano il respiro.

Le camere dei sogni, della fantasia, del ricordi si svuotano a contatto con quest'aria tossica. I sogni si tingono di grigio e di nero, la fantasia si secca come le foglie in autunno, e i ricordi diventano scuri e torbidi.

La violenza subita o assistita da queste ragazze stasera la vedo come una profonda lacerazione osservando questo disegno. Le lacerazioni provocano la creazione di queste temibili camere oscure al punto che sembra impensabile e impossibile il passaggio della luce.

Cosa può significare vivere la parte più complessa e dolce della vita attanagliati dalla stretta mortale di questo buio e di quel maledetto gas?

Innamoramenti, spensieratezza, ambizioni, fantasie sono ostaggi golosi degli effetti delle violenze, dei traumi e delle brutture al sadico trascorso di queste ragazze. Certe volte vorrei insinuarmi attraverso quegli occhi verdi, marroni e neri e avventurarmi alla ricerca delle porta da chiudere, dalle luci da accendere.

So in partenza che non riuscirei a distruggerle quelle maledette camere perché ormai sono parte integrante della vita di queste ragazze, ed esisteranno per sempre. Però cosa darei per circoscrivere le fuoriuscite, per epurare quell'aria tossica, per sbarrare  le porte le serrature di traumi cicatrizzati che intaccano e anneriscono i tessuti vivi e rosei che raccontano di vita e non di morte.

Alcuni traumi sono come cancri che si diffondono a dismisura e contaminano, si nutrono delle cose belle della vita di queste ragazze e di questi ragazzi.

La cura... Quella maledetta cura vorrei stanotte mentre questo foglio vibra e si muove fra le mie mani e nella mia testa. Sento persino echeggiare le grida di un volto senza sguardo e di una voce che ha perso le parole.

Quanto vorrei un giorno che una fra loro mi dica che si è innamorata, come una qualsiasi ragazza della sua età. Quanto vorrei che un'altra mi dica che ha voglia di prendere finalmente la sua vita in mano e decidere di discostarsi da quanto ha vissuto perché quello è parte del passato e non per forza del presente e del futuro; quanto vorrei che non si sentissero sporche, macchiate, irrecuperabili...

Quanto vorrei vederle sognare.

I fantasmi del passato, che sembrano uscire dal miglior film dell'orrore, queste ragazze spesso li ritrovano rinchiusi nelle proprie teste. Alcune continuano la propria esistenza nella maniera peggiore: sminuendola, non considerandola, distruggendola perché è meglio qualsiasi cosa che possa tamponare quel dolore, quelle spine, quella paura e quei ricordi.

<<Chiara stasera posso fare un disegno...?>>

Avrebbe potuto rendere meglio quel che sente, quel che prova, quel che ha dentro?

Questo mostro certe volte mi sembra che divori tutto di questa ragazza, non solo l'anima... Ma il suo futuro.

Il male ha a che fare con la vita terrena più di quanto si creda. Non appartiene a chissà quale mondo lontano o etereo. Il male ha forme umane e molteplici: violenza, indifferenza, ignoranza, cattiveria, privazione, sopraffazione, silenzio e noncuranza delle proprie azioni.

Mentre sistemo questo disegno del suo fascicolo lo sguardo si posa su alcune parole del suo passato che raccontano i trascorsi violenti e più leggo più aumenta il volume delle grida di quel volto disegnato a matita, senza colori.

Persino la casa mi sembra abbia perso i suoi colori stasera...

All'improvviso una vocetta interrompe il mio pensieroso silenzio.

<<Chiaranetta?>>

La piccola era venuta a vedere cosa facessi.

Improvvisamente il colore o forse la dolcezza in persona si sono presentati ai miei occhi con un pigiamino blu come il mare e rosso come le fragole più dolci. Quegli occhi color caffè sono fissi su di me e mi accarezzano l'anima.

Chiudo l'anta del mobile e mi dedico a lei e a tutt'altro ma nel mentre del mio lavoro mi dico che quel disegno stia gridando con tutto il suo fiato per riavere indietro le sue parole perdute...

Qual è il ruolo di un educatore...?

Ritrovare le parole, chiudere stanze oscure che non svaniranno mai, ricercare i colori, lenire le ferite causate dalle spine, ricreare ossigeno...Imparare ed insegnare a cercare le stelle nel buio devastante.

 

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Mercoledì prossimo  si rinnoverà l’appuntamento con

‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

mercoledì 19 marzo 2025

I bambini imitano i nostri comportamenti

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

I BAMBINI IMITANO I NOSTRI COMPORTAMENTI

Essere genitori non è una competenza innata per la quale, al contrario, ci vuole un lavoro costante e tanto impegno, volontà e alle volte anche una buona dose di autocritica. I bambini assorbono tutto ciò che vedono e vivono: assorbono parole, assorbono gesti, consuetudini e modi di fare. Di tutti i casini che i ragazzi creano a scuola o per strada c'è anche una parte di comportamenti che sono stati indotti e causati da cattivi esempi ricevuti dagli adulti. Gli adulti possono influenzare l'autostima, la percezione di sé, la fragilità e l'autonomia dei ragazzi.

Mi capita spesso di osservare i suoi comportamenti; tende ad imitarci continuamente.

 <<Non preoccuparti amore>> dice alla sua bambola mentre la dispone sulla mensola.

<<Adesso tu mi guardi va bene? E mi ascolti e se sei arrabbiata ti stai un po' in stanza e ci pensi e quando hai bisogno di parlare io sono qui>>.

A tavola è un continuo di "Per favore, per piacere, scusatemi se ho fatto il ruttino, prego, ecco l'acqua, buon appetito".

La frase che mi colpisce di più stasera prima di andare a letto la dice nuovamente alla sua bambola "Buonanotte amore e fai sogni belli. Sei hai paura, mi chiami va bene amore?>>

"Se hai paura"

Prima di andare a dormire c'è l'ora della coccolite, poi la lettura del libro, poi la buonanotte.

<<Sogna tante cose belle, e mi raccomando Chiaranetta fai la brava. Ti voglio bene per sempre.>>

Assorbe: assorbe parole, gesti, consuetudini e modi di fare. Imita le educatrici e spesso nei suoi gesti vedo le mie colleghe, vedo le altre ragazze e vedo me e cosa più importante vedo lei che si appropria di quel che la circonda; vedo lei che cresce a partire da noi.

Quando era piccola piccola era terrorizzata dai cani, adesso quando i ragazzini fanno scoppiettare le botticelle per strada lei si volta verso la finestra ed esclama <<Oh, poveri cani, adesso hanno paura come Nemo, piccolo... Sono proprio scemi>>.

Si ammira nello specchio al mattino, osserva il grembiulino bianco, il tuppo, il fermaglio e mi chiede con fierezza sistemandosi il colletto: <<Sono bella, Chiaranetta dice che sono bellissima. Vero Chiaranetta?>>

Quando prepariamo un dolce lei muove il cucchiaio e mi osserva mentre preparo altro e adatta il suo mescolare alla velocità del mio movimento.

Osserva e assorbe e nel frattempo coltiva la propria forte personalità: le piacciono i fiori, guardare i film e questa cosa mi stupisce. Ultimamente ho notato che i bambini e gli adolescenti hanno difficoltà nel reggere i prolungati tempi d'attenzione di un film, preferiscono i video brevi, eppure lei adora guardarli a casa e al cinema. Adora il cinema, trattiene il fiato quando si spengono le luci e si gode con fierezza il suo crescere che le impedisce di cadere dalla sedia pieghevole. Le piace durante il film osservare l'adulto, cercare la mano e stringerla per poi riprendere soddisfatta la sua visione. Le piacciono gli animali, il colore rosa ed il fucsia. Le piacciono i vestiti e i colori a matita. Le piace giocare al negozio, le piace guardare le immagini e raccontarsi una storia. Adora i dolci ma non la cioccolata calda. Le piace assomigliare ai grandi.

Capta le informazioni e gli stimoli circostanti e si nutre delle parole e dei gesti propri della sua quotidianità.

Stasera, mentre la osservo, rifletto su quanto incida il comportamento adulto sul suo ed in generale su quello dei bambini; d'altronde questa casa riflette in ogni modo il comportamento degli adulti sulle scelte dei ragazzi.

Mi chiedo se quel buonanotte "amore", se quell'imparare a chiedere scusa, se quei libri, se quel "Se hai paura, sono qui" mancassero o fossero altro...cosa e chi diverrebbe questa bimba?

In quanto adulti temo, siamo facilmente portati a pensare che se c'è un problema comportamentale in un bambino e in un ragazzo sicuramente dipende esclusivamente da loro.

Questa casa racconta di ragazzi privi di fiducia, indotti al non rispetto delle regole, impassibili al cambiamento, fieri delle brutture della strada, della musica, del modo di divertirsi che io osservo essere proprio degli adulti. È Solo colpa dei ragazzi, allora mi dico, se odiano le regole, se non si fidano degli altri e se assumono comportamenti spesso irrispettosi?

I ragazzi hanno tante colpe. Eppure oltre alla loro personale capacità e volontà di scegliere un modo di vivere piuttosto che un altro io continuo a comprendere quanto sia centrale anche il contesto di riferimento, gli atteggiamenti e l'attribuzione di perfezione propria degli adulti.

Spesso l'inserimento in comunità induce alla rivalutazione della propria storia e del proprio vissuto; l'approccio educativo, in sé, tende alla messa in discussione di quanto sia stato propriamente appreso volontariamente e non nel contesto familiare e sociale, e questa cosa è difficile e spesso dolorosa perché porta all'acquisizione della consapevolezza che forse sono state prese scelte sbagliate, che ci sono stati e ci sono comportamenti sbagliati e che (cosa peggiore) essere genitori non è una competenza innata per la quale, al contrario, ci vuole un lavoro costante e tanto impegno, volontà e alle volte anche una buona dose di autocritica.

Di tutti i casini che i ragazzi creano a scuola o per strada c'è anche una parte di comportamenti che sono stati indotti e causati dalla mancanza di cultura di generazioni di adulti che, come chiunque al mondo, ogni tanto potrebbero comprendere il dovere morale di ricordare che siamo responsabili in una buona dose dei gesti dei ragazzi, delle loro scelte, del loro "essere e divenire".

Alle volte mi dico che se sostituissi con questa bimba la parola "Amore" con "Stupida," la dolcezza verso gli animali con un calcio dritto a quel cane o quel gatto, se sostituissi quel "Se hai paura, sta tranquilla, ci sono io"... In "Non fare la femminuccia, non essere sciocca e non avere paura"... Se sostituissi quel "Scusa" con "Te la vedi tu, lo voglio e me lo prendo e ti devi stare zitta", se sostituissi quel "sei bella così come sei" in "così come sei non vai bene, cambia", se togliessi da questa camera gli albi illustrati e quelle raffigurazioni tanto belle... Se le dicessi adesso che quei disegni che mi ha regalato sono privi di senso e che disegnare non fa per lei, che adulto plasmerei?

L'adulto del futuro si costruisce nitidamente nella mia mente e... Tremo.

L'altra sera, la piccola a tutti i costi voleva dare un bacio ad un'altra bambina che però non voleva riceverlo e le è stato spiegato che il bacio è un qualcosa di talmente intimo che si dona e si riceve con molta attenzione e che bisogna rispettare la volontà dell'altro di riceverlo o meno. Se invece le avessimo raccontato che quella bambina "doveva" farsi baciare per forza, cosa le avremmo insegnato?

Generazioni di ragazzi ad un certo punto della loro età scelgono la direzione del proprio futuro ma la loro scelta sarà ben influenzata dalle parole, dai gesti, dai modi di fare che gli adulti hanno avuto nei loro riguardi.

Potrà sembrare una deresponsabilizzazione dei ragazzi verso i loro sbagli? No di certo. I ragazzi debbono affrontare i propri errori, i propri cambi direzionali e la propria crescita ma allo stesso modo dovrebbero gli adulti.

Nutriamo generazioni di adolescenti e bambini dando loro tutto ciò che desiderano al punto che spesso non sappiano più neppure cosa sia il "Desiderio".

Se sono abituato ad avere tutto non mi meraviglierò di nulla e cosa peggiore sarò abituato ad avere ciò che voglio, a pretenderlo e a non essere mai contrariato; tutto mi scivolerà addosso e non mi farà il benché minimo effetto. Solo la deprivazione di quel qualcosa mi farà arrabbiare e ribellare. Lotterò per riaverla anche a costo di fare cose brutte.

Questo varrà per un oggetto, un animale e anche...per una persona e se non mi vorrà dovrà farselo piacere. Se sono abituato ad essere perfetto qualsiasi cosa non si rispecchierà in me, nel mio modo di pensare, di parlare, di essere mi farà ribrezzo...forse al punto da disgustarmi o da ritenere "necessariamente " inferiore.

Cresciamo ragazzi al ritmo veloce dei social e ci lamentiamo della loro pochezza contenutistica ma... Per accontentarli non diamo loro un telefono fin da piccoli? Ci lamentiamo dell'incomprensibile smania di articoli firmati e costosi eppure non badiamo a spese per le loro feste comuni che diventano cerimonie sfarzose?

Ci lamentiamo della loro musica eppure quanto tempo passiamo ad ascoltare con loro della musica?

Ci lamentiamo del fatto che non ci ascoltino, che siano ribelli, che impazziscano quando vengono rimproverati... Ma quando sono nell'attimo di follia ci fermiamo ad osservare e forse a comprendere che anche noi potremmo avere commesso degli errori in quel vortice di rabbia e forse paura?

Ci fermiamo ad insegnare che paura e fragilità sono parte integranti dell'essere umano, e così la rabbia e così l'incompletezza e così la ricerca di sé stessi perché è da questi elementi che si apprende che la vita è in perpetuo movimento, che è un girovagare, un raggiungere, un crollare e un nuovo rinascere?

Noi adulti osserviamo spesso gli adolescenti come fossero dei folli ribelli e scontrosi.

Lo scontro dell'adolescente con l'adulto presto o tardi arriva ed è normale perché l'adolescente è prossimo alla ricerca ed all'affermazione della propria essenza, della propria specialità, della propria unicità e avrà bisogno di distaccarsi con tutte le sue forze dall'adulto...ma l'adulto avrà costruito le basi e la consapevolezza del complesso edificio di un essere frangibile? Avrà allontanato i deliri di onnipotenza? Avrà costruito assieme a lui le fondamenta necessarie per reggere la movimentata, sussultoria e perpetua trasformazione che la vita impone e così a reggere la continua evoluzione del mondo?

Un genitore una volta mi disse:<< Quella ragazzina così com'è non la voglio.>>

Così com'è, non va bene: cambiatela!

Se educhiamo i nostri ragazzi ad incolpare sempre e solo gli altri quando ci rendiamo conto che non sappiamo gestire la frustrazione dei nostri errori e dei nostri limiti, cosa mai ne verrà fuori?

Stasera osservo lei, ascolto le sue parole; lei è l'esempio lampante di quanto gli adulti influenzino l'autostima, la percezione di sé, la fragilità e l'autonomia dei ragazzi.

<<Ah Chiaranetta, domani appena mi sveglio ti do un bacio e se non te lo do ricordami perché ti voglio bene.>>

Al di sotto di quelle coperte c'è una bimba che gioca da sola ma di tanto in tanto osserva, per controllare l'adulto, per valutare se la incoraggia, se la tranquillizza. C'è una bimba che cresce, per adesso non sapendo, che ogni cosa è in perenne movimento. C'è una bimba che si ammira e si inizia a piacere anche se non ha i capelli lisci come la compagna. C'è una bimba che sta imparando con estrema fatica che se quel gioco non le appartiene con rammarico dovrà restituirlo, anche se è bellissimo ma non essendo il suo dovrà imparare a chiedere scusa per quel che ha fatto, a sopportare il peso di quel rammarico e della vergogna di ammetterlo. C'è una bimba che ha bisogno dell'adulto per imparare a vivere da sé e per sé nel rispetto degli altri, per diventare la persona che è in tutta la sua unicità.

C'è una bambina che osserva le altre grandi fare i compiti e chiede anche lei di fare qualcosa, c'è una bambina che si prende il proprio tempo per crescere, per seguire i trattini che svelano l'immagine del gatto o forse il tutto filosofico. C'è una futura donna che spero avrà imparato a prendersi cura di sé e del mondo.

Dott.ssa Pittari Chiara

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

mercoledì 12 marzo 2025

Le parole da dire ai nostri figli

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

LE PAROLE DA DIRE AI NOSTRI FIGLI

Dovremmo dirgli che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare. Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico. Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Ci sono cose da dire ai nostri figli.

Come ad esempio che il fallimento è una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare. 

Dott. Di Sabato Stefano

(Educatore presso il Centro Educativo Diurno Murialdo)

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

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mercoledì 5 marzo 2025

Il buio può diventare un'opportunità

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

IL BUOIO CHE SPAVENTA PUO’ DIVENTARE UN’OPPORTUNITA’

Le ombre sanno essere terrificanti alle volte. Proiettano ricordi, mostri mangia sogni, e paure sul futuro. Altre volte sanno tramutarsi in personaggi fantastici ed è proprio grazie alle ombre che la paura può trasformarsi, essere reinterpretata, proiettata e quindi, essendo visibile, affrontata. La paura delle ombre può diventare un'occasione per raccontare, un'occasione per inventare un modo e per affrontare la paura stessa.

Le ombre possono fare paura.

Le ombre si arrampicano sui muri e si trasformano nelle nostre più profonde paure.

Le ombre si muovono sinuose e lente e attendono il momento giusto per farci spaventare diventando mostri bitorzoluti e affamati di sogni.

Le ombre sono terrificanti...se le guardiamo dalla prospettiva errata.

Le ombre della sera possono diventare quello che ci va. Lo sapevate?

Le ombre sono lupi affamati di ciambelle, sono lepri veloci e scattanti, sono orsi in cerca di miele e buffi fantasmi che hanno perso la strada e si fermano a fare un sonnellino sulle nuvole.

La luce, la giusta angolazione, la fantasia ed il coraggio sanno trasformare le paurosissime ombre in racconti e ...in avventure.

Il ticchettio dell'orologio ci ammonisce, rammentandoci dell'arrivo del sacrosanto momento di andare a letto.

Eppure le mie dolci narratrici non ascoltano minimamente il ticchettio dell'orologio brontolone. Loro sono immerse nel loro racconto; muovono le dita alla ricerca di nuove forme. Le loro mani attraversano lo spazio della parete o forse lo spazio di foreste incantate e lontane montagne, mari sconfinati e cieli tinti di rosa adornati da arcobaleni.

Le ombre in casa famiglia sanno essere terrificanti alle volte. Proiettano ricordi, mostri mangia sogni, e paure sul futuro. Caspita, se fanno paura...

Una bimba però tempo fa mi aveva insegnato la bellezza dei racconti sul muro, lo ricordo come fosse ieri. Ricordo quegli occhi muoversi sul muro senza mai perdere il contatto, ricordo le risate e la voce che si adattava ai personaggi...

Lei mi insegnò che le mani sanno tramutarsi in personaggi fantastici con la giusta luce. Non sapeva forse che in quel ragionamento c'era la pedagogia più pura che potesse essere raccontata... Aveva compreso che la paura poteva trasformarsi, essere reinterpretata, proiettata e quindi, essendo visibile, affrontata. La paura delle ombre diventava un'occasione per raccontare, un'occasione per inventare un modo per affrontare la paura stessa.

<<Guarda, basta muovere le mani... Così facendo scelgo io cosa deve essere l'ombra, la trasformo così non fa più paura. Chi mai avrebbe paura di un coniglio in cerca di dolcetti?>>

Questa sera, come allora, le mie compagne di storie hanno trasformato la paura del buio in un'avventura.

Il buio sa essere un'occasione se osservato dalla giusta angolazione.

Il buio che divora, che spaventa...sa diventare il principio di una fiaba senza fine che si nutre della fantasia, che ingabbia i mostri, che insegna ai conigli a danzare, che accende le stelle, che da spazio alla luna per esibire il suo candore.

Il buio si affronta e si trasforma o magari si contempla in tutte le sue ombrose sfumature.

Abbiamo la contezza, stasera, che quando la luce della torcia si spegnerà, quel muro tornerà ad essere una semplice pagina bianca che ormai non fa più paura. Sarà vuoto quel muro...senza parole e fantasia

Il calore dei termosifoni rende l'aria sonnacchiosa, le coperte avvolgono le sagome delle mie avventurose viaggiatrici, le mani sono strette al pupazzo della notte o nascoste delle lenzuola colorate.

Chissà se quel muro è soddisfatto dell'idea che qualcuno abbia reso la sua essenza un'esperienza ricca di storie da raccontare. Chissà, mi dico, se  attende trepidante la prossima avventura.

Adattarsi, trasformare, affrontare...creare.

Questa è la storia di un muro bianco e delle sue ombre cattive.

Questa è la storia di un muro che racconta di come la paura, con il giusto sguardo, possa diventare una possibilità, una battaglia o forse la risoluzione di una guerra.

I bambini insegnano attraverso la loro fantasia, attraverso la creatività, attraverso il coraggio che le paure fanno parte del nostro mondo, sta a noi la scelta di come affrontarle.

Questa sera il buio non fa più paura... perché ha dimostrato di avere troppe cose da raccontare.

Buonanotte.

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Mercoledì prossimo  si rinnoverà l’appuntamento con

‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

giovedì 27 febbraio 2025

Sarai per sempre parte di me

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati 

SARAI PER SEMPRE PARTE DI ME

Sono arrabbiata perché questa bambina dovrebbe essere a casa sua, nel suo letto, circondata da tutto l'amore del mondo. Il mondo però ha previsto altro per lei e pertanto la scoperta dell'amore, del gioco, della bellezza avviene con estranei capitati per caso, estranei come me. Presto però, andrai per la tua strada ed io sarò la persona più felice del mondo. 

La sera è l'insieme di tante cose. Spesso inizio il turno pensando a cosa preparare per la cena; risolto quel problema bisogna preparare i vestiti per la piccolina della casa, bisogna assicurarsi che tutte abbiano sistemato le cartelle per la scuola. E così: prepara la merenda, il pasto per il rientro, sistema la cucina.

La casa della sera risuona di imperativi che si muovono nell'aria come noiosi sonetti. <<Levati il piatto, lavati i denti, togli i calzini, metti a lavare, vai a dormire.>>

La melodia ridondante della nenia di un educatore è la medesima di ogni sera.

La parte che mi piace di più (non è un mistero) è la lettura dei nostri albi e libri prima di andare a letto. La piccola ha fra le mani un libro di favole. Ammetto che il libro non mi fa impazzire; i colori sono troppo accesi e i disegni per nulla raffinati eppure quelle manine poggiate sulla superficie cartonata lo rendono migliore. Leggiamo dell'uva troppo alta e quindi troppo acerba per una volpe affamata, di una cicogna dal lungo becco che insegna le buone maniere ad un ospite ingrato, di una lepre che si crede più veloce e scaltra di una tartaruga.

<<Voglio restare con te per sempre.>>.

Questa frase viene pronunciata così, netta.

Mi sembrava che finanche la lepre rallentasse la sua corsa per comprenderla. I suoi occhi di caffè sono fissi su di me.

<<Voglio restare con te.>>

In questi momenti credo che questo mestiere, se così si può chiamare, non può durare per sempre. Ha un impatto emotivo troppo forte.

<<Ma io sono qui. Vicino a te, mi vedi?>>.

Il suo sguardo è serio. Le manine sono conserte, non sono più poggiate sul libro.

<<Domani vai via, non sei con me>>

L'aria mi sembra pesante eppure respirare in questa camera era così facile. Respirare in generale era facile... Prima.

<<Vado via ma ritorno al prossimo turno, e ti aspetto, mi aspetti.>>

Provo a rasserenarla ma lei è seria. Molto, troppo seria per la sua età.

<<Portami a casa tua dai tuoi cani così giochiamo con loro e poi io dormo lì e la mattina mi sveglio con te.>>

La parola casa può avere una infinità di significati. Chissà lei cosa intende per "Casa". Le prometto che qualche volta faremo una passeggiata con i cani, quando uscirà un po' di sole e le giornate saranno più miti. Ma so che non farò presa su di lei.

Le manine non sono più conserte.

Il mio collo si adorna del suo abbraccio.

Questo mestiere non può durare per tutta la vita. Ha un impatto emotivo fortissimo, continuo a pensare.

Per la prima volta, questo esserino risulta pesante per le mie braccia. Da quando è arrivata ho sempre pensato fosse leggerissima da prendere in braccio, leggerissima da sollevare per saltare le onde del mare, leggerissima sulle spalle fra la folla durante le uscite... Questa sera questa bimba è pesante, come pesante è la sensazione che mi sfiora, perforandolo, il petto. Non pesa se non per via del fatto che sia cresciuta. Eppure anche le sue parole credo che riempiano finanche l'aria gravando sulle mie braccia come macigni.

Non basta l'abbraccio, non basta quella camera colorata o i peluches sulle mensole, non basta un turno a completare quel "Per sempre".

Ho sempre pensato che questo lavoro, nella sua complessità, arricchisca l'anima. Non l'anima in senso figurato, arricchisce l'anima perché modifica interamente i codici di analisi di una intera vita. Quell'abbraccio rende ricca la mia persona perché sta colmando o ferendo (ancora non so dirmi quale sia il verbo esatto) la mia umanità. Se si è ricchi quando si possiedono possibilità di crescita...allora si, io sono ricca. Sono però al tempo stesso vuota e arrabbiata perché una bimba non dovrebbe essere qui ma a casa sua, nel suo letto circondata da tutto l'amore del mondo. Il mondo però ha previsto altro per lei e pertanto la scoperta dell'amore, del gioco, della bellezza avviene con estranei capitati per caso, estranei come me. La mancanza d'amore in lei si sta tramutando in "ricerca"... Ricerca d'amore.

Non so quanti abbracci ho dato o ricevuto in vita mia ma so che pochi sono stati e saranno autentici come questo.

Quando era più piccola nelle notti buie sentivo il suo cuore sbattere contro il mio quando la cullavo stretta sul mio petto perché le sue... erano notti tormentate. Batteva forte in quelle notti, sbatteva contro il mio petto e mi chiedevo se battesse così forte nel tentativo o nella richiesta spaventata di ricevere protezione.

<<Sono qui, mi vedi?>>

La mia mano sfiora quel nasino dritto e delicato. La manina sfiora il mio ben più grande e curvo.

<<Si>>

Le faccio il solletico e lei sorride.

<<Allora mi vedi? Sono qui con te?>>

Il solletico aumenta e finalmente quello sguardo serio si allenta e la bocca serrata lascia il posto alla risata.

Per sempre...

Per sempre cantava Liga nella canzone che dedicava ai suoi genitori.

<<Per sempre, solo per sempre

Cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo?

Per sempre, solo per sempre

C'è un istante che rimane lì piantato eternamente

Per sempre, solo per sempre>>

De Gregori raccontava <<Ricordati

dovunque sei,

se mi cercherai sempre e per sempre dalla stessa parte, mi troverai>>.

Gli Oasis e la loro <<Stop crying you Heart out>> raccontavano di alzarsi, di non avere paura, di stelle e destini.

George Harrison cantava "Isn't It A Pity" e si raccontava di quando sia ingiusto prendersi l'amore degli altri senza pensarci troppo per poi dimenticarsi di restituirlo...

L'amore di un bambino, quanto vale? Quanto vale quell'abbraccio? Saprò restituirlo nel modo giusto?

Mentre tutta questa musica e tutte queste parole risuonano nelle mie orecchie lei si è addormentata.

Esco ferita da questa stanza come non mai. Sono ferita da quel per sempre che è così immenso. Come posso dirle che io vorrei per lei un "Per sempre" diverso? Come posso dirle che vorrei solo che un giorno dimenticasse tutto questo? Come potrei dirle che questa non è la sua casa del "Per sempre?"...?

Nel frattempo sulla scrivania è comparsa una scatola di cartone. Al suo interno vi sono due sagome femminili ritagliate con delicatezza e precisione. Due figure si erigono verso di me sorridendo e si raccontano di volersi bene. Un foglio racconta parole sulla ricchezza, su quel mio modo di autodefinirmi "Ricca" ogni qualvolta ricevo un regalo da queste dolci compagne di viaggio.

Il biglietto recita in un punto: << Tu sei ricca perché noi facciamo regali >>.

Sono ricca della ricchezza più pura; quella intangibile fatta di ricordi e lavoretti, di primi tuffi nel mare, di viaggi nei libri di antologia, di torte della merenda... Sono arricchita e distrutta da un "per sempre" che stasera mi stravolge l'anima.

Forse questo dono mi serviva, mi serviva immensamente per addolcire il boccone amaro dell'impotenza.

È arrivato il momento della lettura con l'altra piccolina di casa. La mia dolce poetessa che distribuisce i suoi preziosi doni. Ascolto mentre legge fiera i suoi libri. Sta perfezionato la sua lettura della punteggiatura e adesso si ferma ai punti e fa le giuste pause al momento delle virgole. Sentendola leggere mi dico che l'aver imparato a leggere la punteggiatura la educhi alle pause che la vita esige, ai respiri, al bisogno di andare a capo dopo una situazione pesante. Leggiamo di un libro che racconta della bellezza di imparare l'arte di stare da soli e al contempo di essere parte di un insieme.

Quell' "insieme" da quando lavoro qui, in casa famiglia, ha assunto un significato fondamentale:

Insieme, si impara a scoprire che il mondo non è solo quello che conosci tu, c'è dell'altro.

Insieme, arriverai a segnare il goal della vita se vuoi, dopo averne sbagliati mille. Insieme ti vedrò andar via e se hai imparato che l'amore, il rispetto, il  tentativo, la conoscenza, la sconfitta e il successo fanno parte della vita, starò comunque malissimo quando ti vedrò partire.

Insieme cadrai e cadrò.

Insieme capiremo che è difficile, difficilissimo ma non per forza impossibile.

Insieme mi insegnerai a capirti.

Insieme potrai fidarti di me ed io di te.

Insieme mi educherai a conoscerti se vorrai, se sarò brava, se metterò in discussione me stessa e così tu.

Ma se è così, se le cose intorno sono state affrontate, se gli adulti hanno compreso e modificato i loro comportamenti sbagliati, se il passato, nei limiti del possibile, è stato affrontato, risolto... Allora va bene.

Se gli adulti hanno imparato a litigare, a chiedere scusa, allora sto bene.

Se si è optato per il "Basta" e se finalmente è stato deciso di non affidarsi a persone sbagliate, se si è deciso di non continuare ad affidare il futuro alle persone sbagliate che non hanno voglia di futuro o forse non sono in grado, non sono degne neppure del presente...sono sicura.

Se tu davvero hai imparato a camminare da solo/a, se ti sei innamorato/a della vita e se, se hai imparato a pensare con la tua testa a prescindere dal passato e dalle amicizie, se sei in cerca di futuro...andrai da solo per la tua strada e quando questo accadrà io educatrice starò malissimo perché ti vedrò andare via ma sarò la persona più felice del pianeta.

E tu sarai "Per sempre" parte di me.

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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