Paidos Onlus

Paidos Onlus
Paidos Onlus dalla parte dei bambini,SEMPRE

mercoledì 7 ottobre 2026

Stessi genitori ma figli diversi

 STESSI GENITORI. 

FIGLI PROFONDAMENTE DIVERSI

Ogni bambino e ogni bambina porta un proprio temperamento, una propria sensibilità, differenti soglie di risposta agli stimoli e un modo personale di entrare in relazione con ciò che accade attorno a sé. Due figli non fanno necessariamente la stessa esperienza educativa soltanto perché crescono nella stessa famiglia.

«Eppure siamo sempre noi. Li abbiamo cresciuti allo stesso modo. Come possono essere così diversi?»

È una riflessione che ritorna spesso nei racconti dei genitori.

Un figlio sembra attraversare facilmente i cambiamenti, l’altro ha bisogno di molto più tempo.

Uno ricerca continuamente vicinanza e presenza, l’altro sembra desiderare soprattutto ascolto e autonomia.

Uno osserva prima di entrare nelle situazioni, l’altro si immerge immediatamente.

Uno protesta, si oppone, rende visibile ciò che non gli sta bene; l’altro trattiene, si ritira, rimane in silenzio.

Uno riesce ad attraversare l’errore senza sentirsi messo profondamente in discussione; l’altro può viverlo con timore, come qualcosa da evitare o da nascondere.

E quando le differenze diventano così evidenti, nei genitori può insinuarsi una domanda difficile: “Dove abbiamo sbagliato?”.

Ma due figli non fanno necessariamente la stessa esperienza educativa soltanto perché crescono nella stessa famiglia.

Ogni bambino e ogni bambina porta un proprio temperamento, una propria sensibilità, differenti soglie di risposta agli stimoli e un modo personale di entrare in relazione con ciò che accade attorno a sé.

Lo osserviamo fin dai primissimi anni.

Ci sono bambini e bambine che hanno bisogno di osservare a lungo prima di avvicinarsi a qualcosa di nuovo e altri che esplorano immediatamente.

Bambini per i quali una variazione nei rituali quotidiani passa quasi inosservata e altri che hanno bisogno di maggiore prevedibilità e stabilità.

Bambini che vivono intensamente rumori, confusione, attese, separazioni, frustrazioni e altri che attraversano gli stessi stimoli con intensità differenti.

Anche davanti alla stessa esperienza, quindi, non tutti sentono la stessa cosa, non attribuiscono lo stesso significato a ciò che accade e non possiedono, in quel momento, le stesse risorse per attraversarlo.

E tutto questo entra inevitabilmente anche nella relazione con noi.

Perché educare è una danza.

Il temperamento del bambino incontra quello dell’adulto.

La sua sensibilità incontra la nostra.

Il suo modo di chiedere vicinanza incontra il nostro modo di offrirla.

La sua intensità può incontrare la nostra capacità di sostenerla.

La sua prudenza può incontrare la nostra fretta.

Il suo bisogno di autonomia può incontrare la nostra difficoltà nel lasciare spazio.

Così, senza che ce ne accorgiamo, ogni figlio può far emergere parti differenti di noi.

Con uno possiamo sentirci particolarmente competenti e al sicuro. Con l’altro più facilmente affaticati, preoccupati o messi alla prova. Con uno molte risposte educative sembrano arrivare spontaneamente; con l’altro possiamo ritrovarci continuamente a cercare, provare, modificare, ricominciare.

E c’è un altro elemento che ritengo importante sottolineare. I genitori possono essere gli stessi, ma non sono immobili nel tempo.

Il primo figlio incontra adulti in un determinato momento della loro storia di vita.

Il secondo può incontrarli qualche anno dopo, quando sono cambiate esperienze, sicurezze, paure, condizioni lavorative, equilibri familiari, disponibilità emotive, convinzioni educative.

Anche la famiglia, mentre cresce, si trasforma. È quindi impossibile costruire la stessa relazione con figli e figlie.

E, soprattutto, non è necessario farlo.

Equità educativa non significa dare a tutti la stessa cosa. Significa mantenere saldi alcuni riferimenti - cura, rispetto, confini, presenza, responsabilità - sapendo però modulare il nostro accompagnamento.

Un bambino può avere bisogno di più tempo al mattino, mentre l’altro può averne bisogno nel ricongiungimento pomeridiano.

Uno può aver bisogno di maggiori possibilità di movimento; un altro di una presenza adulta più vicina.

Uno può aver bisogno di sentire che l’adulto interviene; un altro che l’adulto sa aspettare.

Una bambina può aver bisogno di essere accompagnata gradualmente verso il nuovo; un’altra di confini particolarmente chiari dentro cui poter esprimere la propria iniziativa.

Differenziare significa riconoscere. E significa anche rinunciare al confronto continuo:

«Tuo fratello alla tua età…»

«Tua sorella non ha mai fatto così…»

«Perché non sei sereno come lui?»

«Lei è sempre stata quella difficile.»

Attenzione, perché le parole ripetute nel tempo possono diventare ruoli.

Quello responsabile.

Quella gelosa.

Quello tranquillo.

Quella difficile.

Quello sensibile.

Quella timida.

Quello “spocchioso”.

Quando un bambino viene continuamente raccontato attraverso la stessa caratteristica, rischiamo di iniziare a guardarlo soltanto attraverso quella lente. E quella lente può impedirci di accorgerci delle sue sfumature, delle fragilità che non mostra, delle competenze che stanno emergendo e, soprattutto, delle sue trasformazioni.

Anche garantire un tempo individuale genitoriale con ciascun figlio può diventare allora un gesto educativo prezioso. Non necessariamente un tempo straordinario, organizzato o riempito di attività.

Può essere un tempo semplice, ma riconoscibile, nel quale ciascuno possa sperimentare per qualche momento di non dover contendersi lo sguardo dell’adulto, adattarsi ai tempi del fratello o della sorella, occupare il ruolo che abitualmente assume dentro la famiglia.

Un tempo nel quale poter essere incontrato senza confronto.

Perché essere gli stessi genitori non significa essere genitori identici. Significa poter offrire a ciascun figlio la possibilità di sentirsi visto, riconosciuto e accompagnato per ciò che è, senza chiedergli di assomigliare a chi gli cresce accanto e senza lasciare che i bisogni dell’uno finiscano per definire continuamente anche i tempi e gli spazi dell’altro.

Perché crescere insieme significa inevitabilmente condividere moltissimo. Ma ogni bambino ha bisogno, anche, di sperimentare che lo sguardo, la presenza e il tempo dell’adulto possono essere soltanto per lui/lei.

Non sempre un tempo con-diviso. Anche un tempo nel quale sentirsi, semplicemente, visto nella propria unicità.

 

Autrice: Dott.ssa Lucia Vichi

Fonte: L’Atelier della Pedagogista

Paidòs Onlus

dalla parte dei bambini, SEMPRE

 

Con il tuo sostegno assicureremo

un’infanzia serena a tanti bambini

dona tramite bonifico su IBAN:

IT 51W 05385 78440 00000 0000 455

www.paidos.it

Nessun commento:

Posta un commento