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mercoledì 23 ottobre 2024

Le nuove occasioni

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

LE NUOVE OCCASIONI

Dietro l'apparente rabbia di un'adolescente o di un bambino, c'è spesso un'infinita paura di sbagliare e di non essere all'altezza delle cose. Dobbiamo imparare a capire cosa c'è dietro una espressione, un'emozione o dietro la apparente voglia di mollare. E' importante per un ragazzo avere qualcuno che creda nel possibile e che non si arrabbi per le loro rabbie o tristezze. 

La vedo arrivare da lontano, visibilmente contrariata; la sto aspettando per correre assieme a prendere le bambine a scuola. 

Lei ha finito prima le sue lezioni e malvolentieri avanza a passi pesanti verso di me, le gambe si muovono dando la parvenza di un cingolato della grande guerra in preparazione per la posizione di attacco.

Stamattina alle 8:00 la ho accompagnata al suo corso di formazione; oggi per lei era il primo giorno. Era allegra, emozionata ed incredibilmente divertita da ogni cosa.

Sorrideva e muoveva lenta la mano fuori dal finestrino accarezzando il vento; scriveva messaggi all'amica e visibilmente entusiasta scendeva dalla macchina per correre al cancello, mi salutava allegra mentre io mi volgevo sulla via del ritorno.

Adesso quel volto è totalmente differente; le sue espressioni sono severe e contrariate; i suoi gesti sono netti e impostati.

La faccia è imbronciata e indispettita persino dal mio "Ciao".

<<Mi hanno detto che devo andare anche il pomeriggio! Quindi ora MI devo organizzare! Non posso PIÙ andare a pallavolo! te lo dico da mo!>>

...

Abbastanza perplessa le chiedo la cosa più stupida che potessi chiederle: <<Allora com'è andata??!>>

Due occhi di fuoco mi fulminano.

<< È andata BENE! Ma mi devo dare da fare sennò NON ce la faccio e devo mollare pallavolo perché non posso fare anche quello. Io POI NON CI RIESCO. E poi Ve lo dico da mo! non insistete perché ho già DECISO>>.

Sempre in balia dalla mia crescente stupidità le chiedo se le piace la sua classe.

Normalmente è già una ragazza alta, ma dopo la mia domanda mi sembra quasi che lo sia diventata ancora di più: mi sovrasta dall'alto della sua incredula rabbia guardandomi torva.

<<Te l'ho DETTO! Siamo 15. Ma tu non ascolti!!!>>

(Non ha detto ASSOLUTAMENTE NULLA sulla sua giornata, io però intanto ho iniziato a presumere di perdere memoria a breve termine.)

Rischiando per la mia incolumità, le dico di non preoccuparsi della pallavolo e che quando avrebbe avuto informazioni sull'organizzazione pomeridiana ci saremmo preoccupati del da farsi. A quella mia semplificazione della gravità della sua situazione vedo il suo sguardo contorcersi, le sue braccia si muovono veloci e gesticolando inizia a gridare: <<So IO cosa fare! Non me lo dovete dire voi! Lo so io e so che non avrò tempo perché sennò poi MI VIENE DA MOLLARE perché non ce la faccio a gestire tutto!>>

Premessa: lei adora la pallavolo.

Intanto che rifletto sulle mie capacità mentali lei continua a sbraitare contro la mia adulta incapacità di comprenderla. Così, per tutto il tragitto continua a fare monologhi sulla completa incompetenza degli adulti nel comprendere la gravità delle cose.

Sedute a tavola per il pranzo cambia totalmente atteggiamento; da circa 3 minuti è silenziosa e in attesa. I suoi occhioni mi guardano di tanto in tanto, muovendosi dal piatto e arrivando fino a me; credo stia riflettendo sul quanto potrei avercela con lei per quello che è successo prima.

( Nella mia testa rifletto su una frase lungimirante che la collega ha scritto poco fa: "E' spaventata dalle cose nuove ed è per questo che va nel panico; non è rabbia la sua: è paura.")

Rifletto più e più volte prima di parlare.

<<Sai, siamo tutti spaventati dalle cose nuove; fanno paura proprio perché sono ignote e sconosciute. Per affrontare le paure dobbiamo dar loro un nome o spesso dobbiamo buttarci nella mischia a capofitto per capire se sappiamo mantenerci a galla. Non toglierti cose che ti piacciono semplicemente perché PENSI di non farcela. Non ti dico MINIMAMENTE di NON avere ansia, ti dico al contrario di sfruttarla per dirti che ce la puoi fare, che puoi imparare a programmare, che puoi immaginare cose che potresti raggiungere invece che cose in cui potresti fallire... O ancora scenari in cui potresti sbagliare e a cui potresti rimediare. La paura di fallire può servire a cercare rimedi e strategie e nel caso rende i piccoli successi inaspettati e straordinari.>>

Le sue guance si colorano leggermente, riprendendo vita.

Dopo qualche istante di (spettacolare) silenzio inizia a parlare e a parlare del suo corso, delle materie, delle cose che si fanno in classe, delle sue compagne. Parla, parla e parla... Parla così tanto al punto che fa infuriare la bambina che voleva raccontare tutta eccitata del suo "Brava" in italiano e che per questo motivo si imbroncia. Le due iniziano a battibeccare per avere l'egemonia del discorso. Ovviamente la grande tenta di avere la meglio data l'IMPORTANZA del SUO racconto; conclude pertanto la sua arringa finale, alzandosi dalla sedia a torreggiando sulle nostre teste esordisce dicendo:

<<TANTO LO SAI CHE CHIARA È CONTENTA DEL VOTO! Ti dirà che si parte dal 6 per arrivare chissà dove! E POI NON È CHE PUOI PARLARE "SEMPRE" TU!>>

Considerando che lei sta parlando da circa un'ora interrottamente, e che fra alti e bassi ha monopolizzato anzi INVASO qualsiasi tentativo di discorso; dopo le sue parole ci guardiamo tutte negli occhi per pochi istanti prima di scoppiare a ridere a crepapelle.

Persino lei cede finalmente e si mette a ridere risiedendosi a tavola.

Quel momento è durato pochi istanti ma credo sia stato meraviglioso.

Certe volte mi dico che dietro la apparente rabbia di un'adolescente o di un bambino, c'è una infinita paura di sbagliare e di non essere all'altezza delle cose. Certe volte dobbiamo imparare a capire cosa c'è dietro una espressione, un'emozione o dietro la apparente voglia di mollare.

Certe volte mi dico che questi episodi rendono l'idea di quanto sia importante avere qualcuno, a questa età, che creda nel possibile e che non si arrabbi per le loro rabbie o tristezze.

Un ragazzo forse a questa età ha bisogno di chi veda nella tempesta le possibilità di un'avventura alla ricerca di giorni di sole.

Questo non vale solo per i ragazzi delle comunità...

Abbiamo, pensando agli adolescenti e ai bambini, fra le mani il nostro futuro fragilissimo che un domani dovrà imparare ad affrontare le difficoltà che NOI adulti stiamo lasciando loro in eredità. Abbiamo fra le mani una parte fragile ed in evoluzione del nostro mondo che dovrebbe crescere imparando a credere nelle proprie e nelle altrui capacità, che non sia stato avvolto e protetto dai dorati fili dell'onnipotenza, cullati dall'idea comoda dell'abbandono delle idee o nutriti dai golosi incentivi al lassismo.

Abbiamo, in quanto adulti, il peso di dare ai ragazzi gli strumenti più validi per le loro scalate, per le loro navigazioni, per i loro voli verso il futuro. Il viaggio spetta a loro e a loro soltanto ma certe volte mi dico che il sapere che alle spalle che c'è sempre il porto sicuro a cui fare ritorno o la voce che sussurra di non arrendersi o di ricalcolare il percorso beh allora quel viaggio fa un po' meno paura. Le tempeste sono pericolose si... Ma nella vita arrivano per tutti, sotto forma di una fine di una relazione, di un nuovo lavoro, di una perdita, di un insuccesso...

Educare un ragazzo ad affrontare e conoscere le proprie paure significa educarlo alla vita che è in perenne fase ciclica di sole e pioggia. Imparo a affrontare piccole cose che mi insegneranno ad affrontare pian piano quelle più grandi...

Nella mente mentre sparecchiamola tavola penso alla canzone di Jovanotti.

<<Ah beh sì beh vacci a credere te

Che è tutto sempre relativo come piace a me

Non sono qui per il gusto, per la ricompensa

Ma per tuffarmi da uno scoglio dentro all'esistenza

Non ho radici, ma piedi per camminare

Oh vita... Oh vita...

Nel tempo della paura, aspetto la fioritura.

Come posso io? Non celebrarti... Oh vita, oh vita.>>

Iniziamo i compiti va... Che il pomeriggio è lungo ancora.

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Mercoledì prossimo  si rinnoverà l’appuntamento con

‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

mercoledì 16 ottobre 2024

Ci sono cose da dire ai nostri figli

 CI SONO COSE DA DIRE AI NOSTRI FIGLI


Ci sono cose da dire ai nostri figli. 

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

AI nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi Azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse. 

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E Che il dolore si supera. 

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme. 

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. 

Quando vogliono tornare.

 

Autrice: Cinzia Pennati

Fonte: 'Ai figli ci sono cose da dire' edito da Mondadori

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mercoledì 9 ottobre 2024

Ti fa paura il futuro?

TI FA PAURA IL FUTURO?

‘Ho paura del mio futuro’…’e se non dovessi farcela da sola?’ . Queste sono le domande che attanagliano una ragazza che si appresta a tornare in famiglia. Ma ancora una volta, una canzone ci viene in soccorso.

 


Il film racconta attraverso lo schermo la sua storia, i piatti che si scontrano con le forchette producono un leggero tintinnio. L'aria umida e fresca entra dalla finestra; in generale è tutto tranquillo...forse troppo tranquillo per i ritmi solitamente rumorosi di questa casa.

La piccola racconta la sua giornata muovendo le manine ed imitando i gesti di tutto ciò che ha fatto all'estate ragazzi, dei suoi giochi, e del suo pomeriggio di pioggia. Una delle grandi si affanna velocemente per mangiare perché deve uscire ed il suo volto parzialmente truccato mi induce a pensare che la povera amica che aspetta che sia pronta attenderà ancora per un bel pezzo.

Tutto è sereno.

Uno sguardo colpisce la mia attenzione; è fisso sul piatto. La forchetta spinge avanti ed indietro un chicco di riso...mi chiedo se lei si aspetti di vedere se muovendolo in quel modo possa prendere vita. Le sue labbra sono immobili ma di tanto in tanto vibrano, come se cercassero di nascondere il tremolio tipico di chi sembra essere sull'orlo di un gran pianto. Di tanto in tanto le sue pupille puntano nella mia direzione per poi tornare pesanti a fissare il piatto. Il plumcake al cioccolato appena sfornato e bollente emana tutto il suo calore spargendo vapore vicino alla finestra; lei ne annusa il profumo. Le faccio silenziosamente segno di avvicinarsi a me; lei lentamente sposta la sedia, si alza da tavola e non appena mi si avvicina allunga le mani attorno al mio collo in un gesto istintivo. Si appoggia debolmente alla mia spalla e dopo pochi instanti percepisco tutto il suo peso gravare sulle mie cosce.

Il suo fiato è interrotto da alcuni singhiozzi.

La mia mano accarezza dolcemente i suoi capelli e ad ogni tocco la sento stringere sempre più forte le mani attorno alle mie braccia.

Dopo alcuni minuti di quell'abbraccio preparo una tazza di latte con lo zucchero e le taglio, ponendogliela innanzi, una fetta di dolce ancora caldo; so bene che il cioccolato sa fare miracoli alle volte. Lei senza dire una parola lo beve tutto e divora il suo plumcake sorridendomi debolmente. Lentamente si avvia in camera e si stende sul letto. Tempo fa acquistai una lampada proiettore che distribuisce stelle e galassie sulle pareti della camera; la sera quella luce proietta immagini di mondi lontani che spero impari a conoscere con la fantasia e l'immaginazione e ci si perda viaggiandoci oltre ed oltre. La accendo e lei segue con lo sguardo la nebulosa salire e dissolversi oltre l'armadio; ho imparato a riconoscere i suoi sguardi così come ho imparato a capire che sta crescendo in una velocità sorprendente.

<<Ti fa paura il futuro Chiara?>>

...

<<Beh si...>> Le rispondo.

<<Anche a me...>>

Cerco la sua vita sottile per darle un pizzicotto e finalmente la vedo ridere...

<<Hai visto? Siamo in due ad avere paura così non siamo più sole ad averne>>

Lei continua a sorridere per un altro po' e poi torna seria.

<<Ti ricordi la canzone che mi hai fatto sentire? Quella che fa: "A modo tuo"... Significa che dovrò fare tutto io? Da sola? E se poi non ci riesco?>>

<<Si...e no>> rispondo...mentre vedo l'ansia crescere e riempire il suo sguardo.

<<Significa che imparerai a fare da sola, a scoprire, a camminare, a cadere, a crescere ma saprai che ci sarà sempre qualcuno al tuo fianco che sa che stai crescendo e farà il tifo per te.>>

Si porta il lenzuolino vicino alla bocca nascondendo quasi del tutto il suo volto e con voce soffocata pronuncia una frase a bassissima voce.

<<Ti puoi dimenticare di me?>>

...

<<No>>

Le sue sopracciglia si rilassano nel sentire la mia risposta ma non si distendono del tutto.

<<Perché?>> Chiede.

...

<<Perché quando hai voluto bene a qualcuno non puoi mai dimenticarlo>>.

Le sue mani estraggono dalle lenzuola una lettera.

<<Questa è per te; però leggila quando le altre sono andate a dormire>>.

Glielo prometto e le dedico qualche altra carezza mentre osservo i suoi occhi chiudersi lentamente.

Mi alzo e spengo la luce cercando di non fare rumore... Sono quasi sull'uscio della porta della cameretta quando una vicina flebile sospira ed emette un leggero suono.

<<Ti voglio bene Chiara>>

Un calore mi avvolge il petto.

<<Ti voglio bene anche io>> rispondo silenziosamente.

Alle volte non servono le parole, serve solo una camera piena di stelle.

Nella mia mente risuona la voce di Elisa mentre canta: "A modo tuo"... Mentre ripenso alle parole: "e nel bel mezzo del tuo girotondo non poterti proteggere ... sarà difficile ma sarà come dev'essere" mi viene in mente un'altra canzone:

<<Chissà... Chissà domani... Su che cosa metteremo le mani...

chissà come sarà lui domani

su quali strade camminerà

cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani

si muoverà e potrà volare

nuoterà su una stella...aspettiamo che ritorni la luce

di sentire una voce...>>.

La prossima volta le farò ascoltare anche questa.

Mi affaccio al balcone pensierosa.

Le nuvole si stanno dissolvendo lasciando alle stelle la possibilità di esprimere il proprio bagliore.

"E Quindi uscimmo a riveder le stelle"

Penso che le stelle che appaiono dopo un cielo che minaccia tempesta o dopo un momento oscuro sono sempre le più belle. Proprio come il domani che certe volte si nasconde, come le stelle, oltre il cielo cupo delle paure...e forse è proprio quell'oscurità che ci aiuta a vederlo meglio.

🎶...Aspettiamo senza avere paura...domani...🎶

Fischietto e penso all'ennesimo turno di notte che mi cambierà per sempre.

Dott.ssa Pittari Chiara

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia

mercoledì 2 ottobre 2024

Un bambino sereno è un bambino felice

 UN BAMBINO SERENO 

E’ UN BAMBINO FELICE

Vivere e ridere vanno di pari passo. Theilhard de Chardin sosteneva che “La gioia di vivere è la più grande potenza cosmica!”.

La serenità crea uno stato emotivo che permette di vivere leggeri, sani, solari. La serenità ci migliora sempre, mentre la tristezza ci peggiora sempre.

Sono parole pesate quelle che diciamo; così pesate che Franco Frabboni psicopedagogista dell'Università di Bologna ci avverte: “Se un bambino non ride, bisogna preoccuparsi e se, nonostante tutti gli sforzi non riusciamo a farlo ridere, è bene rivolgersi ad uno specialista”.

A conti fatti, si potrebbe dire che chi non ride, ha sbagliato a nascere. Si potrebbe dire che vivere e ridere vanno di pari passo. Uno dei più originali e acuti pensatori del secolo scorso, Theilhard de Chardin sosteneva che “La gioia di vivere è la più grande potenza cosmica!”.

Alcuni dicono che il mondo è di chi si alza presto al mattino. Sbagliato! Il mondo non è di chi si alza presto, ma di chi è felice di alzarsi!

Chi è felice di alzarsi vive; chi non lo è, si lascia vivere. Insomma, è dovere passare alla serenità.
Ne va di mezzo la nostra crescita umana! Che fare, dunque?
Proponiamo alcune mosse concrete.

Evitiamo i trabocchetti
Non complichiamoci la vita. Perché crogiolarsi con mille ansie? Perché usare la testa come portaspilli? Liberiamoci dai trabocchetti in cui tanti inciampano con pesanti conseguenze per la serenità. La mente corre immediatamente ai tre trabocchetti più frequenti nei quali cadono i genitori d'oggi.
• Primo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino da manuale'. Sul libro di Psicologia è scritto che il piccolo a tre mesi deve fare il primo vero sorriso; al termine dell'anno deve iniziare a parlare; dopo otto minuti dalla pappa, deve fare il ruttino... “Ma il nostro non si comporta così! Sarà anormale?”.
• Secondo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino del vicino': “Quello sì che è bravo! Studia, ubbidisce, aiuta, non come il nostro che...”.
• Terzo trabocchetto: il trabocchetto del 'bambino televisivo'. Il bambino televisivo è sempre perfetto: intelligente, biondo, non suda mai, non fa capricci. “Il nostro, invece, è un disastro!”.
Perché abboccare? Il bambino da manuale è un'astrazione che si trova solo sulla carta. Il bambino del vicino potrebbe essere un'illusione: il prato che confina con il nostro potrebbe essere artificiale. Il bambino televisivo è, quasi sempre, una truffa interessata.
Insomma, godiamoci il nostro bambino che è un capolavoro come lo sono tutti (ognuno in modo unico e irripetibile!) i bambini del mondo!

Godiamoci le gioie senza soldi
Vi sono occasioni di felicità sparse ovunque, lungo tutta la giornata che non richiedono soldi.
Nulla è più facile che esemplificare:
• Guardare un bambino che ride.
• Accarezzare chi ci ama.
• Ritrovare un oggetto che avevamo smarrito.
• Sentire lo squillo del telefono quando si è innamorati.
• Ricevere gli esami fatti all'ospedale, attestanti che non vi è da preoccuparsi per niente.
• Svegliarsi dopo aver dormito bene.
• Contemplare il tramonto.
• L'onda calma del mare che mi accarezza i piedi.
• La trasparenza di un lago alpino.
• Il sussurro delle foglie sugli alberi.
• La coda dello scoiattolo.
• La trota con i puntini rossi.
• La simmetria delle stelle marine.
• Sentire il canto del cardellino che, dopo il lungo inverno, annuncia l'arrivo della primavera...
L'elenco potrebbe benissimo continuare.
Grazie a Dio vi sono nel mondo i germi gratuiti di felicità sparsi ovunque.
Chi è saggio li trova e li assapora per dare ossigeno alla gioia di vivere, la potenza più forte del mondo, capace di fare della terra la prova generale del paradiso.

Spargiamo gioia
Molti lettori, forse, ricorderanno il noto frate francescano che parlava alla televisione, Padre Mariano. Ebbene, questo padre che incontrava la simpatia di tutti, aveva un meraviglioso motto di sole quattro parole: “Dare gioia, che gioia!”. Verissimo!
La gioia è una merce strana; più ne dai e più ne hai! Più la dividi e più si moltiplica. La semini nel giardino del vicino e la vedi fiorire nel tuo!
Lo scrittore e patriota Nicolò Tommaseo riassumeva tutta la sua filosofia sulla gioia in questa frase: “Il più felice dei felici è chi fa altri felici”. Gesù era stato ancora più sintetico: “È più bello dare che ricevere” (At 20, 35).
D'ora in poi, dunque, non è più il caso di chiedere d'essere felice, basterà chiedere d'essere utile: la gioia verrà data per giunta... e sarà un passo da gigante sulla strada del nostro farci uomini umani!

PASSA PAROLA
• Un sorriso fatto ai vivi è meglio di una fontana di lacrime sparse per i morti.
• A tavola una bella risata è la miglior portata.
• La gioia non ha bisogno di sbornie!
• Se riesci a riderci sopra, vuol dire che tutto andrà a posto.
• Il successo è avere ciò che si vuole. La felicità è volere ciò che si ha.
• Vi sono uomini che lavorano anni per appiattire la pancia e non fanno il minimo sforzo per imparare ad essere felici. Dov'è finito il buon senso?
• La preghiera più urgente, oggi: “Signore, fa che i cattivi diventino buoni e i buoni diventino simpatici!”.

Autore: Pino Pellegrino

Fonte: www.biesseonline.sdb.org

 

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mercoledì 25 settembre 2024

Ho paura

Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

HO PAURA

‘Ho paura di dimenticare questa casa, ho paura di dimenticare te…’.

Nonostante le enormi difficoltà, questa bambina si è sentita a casa ed ora è spaventata dal suo futuro, ma ognuno di noi lascia parti di sé per fare posto al nuovo, all’ignoto, alla vita. 

<<Ho paura di dimenticare. Ho paura di non ricordare niente, ho paura che un domani non saprò più chi sei>>.

Credo che Voldermort avesse volutamente compreso solo la parte oscura degli Horcrux. Lui aveva consapevolmente frammentato la propria anima e l'aveva distribuita in 6 cose per lui richiamanti il potere e la gloria. Una settima parte dell'anima l'aveva trasferita però ad Harry, senza volerlo, quando provò ad ucciderlo e l'amore di Lily si frappose fra loro.

In camera, una luce fioca proiettava le nostre ombre distorte sul muro; lei stringeva forte le sue mani attorno al mio busto lasciandomi quasi senza respiro.

Il volto rigato da lacrime pesanti e copiose di tanto in tanto singhiozzava. Ad ogni singhiozzo quell'abbraccio diventava sempre più stretto.

Il mio sguardo desolato si muove lento per la stanza ed indugia sulla pila di libri ed albi illustrati che troneggia sul mobile in alto. Osservo l'orsacchiotto enorme arrivato a Natale, il quadro con le foto appeso al muro. Osservo i lavoretti esposti in bella mostra... Vivo quel momento ed involontariamente ricostruisco i frammenti di una storia incredibile.

Quella stretta così forte, quelle lacrime, quella paura di dimenticare.

"La paura di dimenticare"...Ho sempre pensato che chiunque arrivasse in casa famiglia non volesse fare altro che dimenticarsene.

"Questa non è la mia casa"; è questa la frase sensata e giusta, non di certo: <<ho paura di dimenticare questa casa e ...te>>.

Nel mentre della mia riflessione, nel mentre avverto quella fitta che mi tormenta il petto ed i pensieri comprendo cosa stia straordinariamente accadendo.

Harry Potter può essere qualunque cosa ma non un manuale per educatori (o quasi). Eppure c'è qualcosa che stasera come non mai me lo richiama.

Una parte dell'anima può separarsi dalla propria interezza, mi dico; credo che la prima parte di anima di questo piccolo esserino si sia distaccata al momento del suo inserimento in comunità, forse quella parte si è ancorata alla sua casa, al mondo che conosceva prima di venire qui.

Un'altra parte credo che un po' alla volta si sia distaccata dall'intero per insinuarsi nelle pareti di questa casa o forse si sia rintanata nei disegni o forse riecheggi nel suono lento e lontano di canzoni di compleanno e ombre sfuggenti e passate proiettate sul muro.

E poi c'è una parte... Una parte credo che sia entrata nella mia di anima.

Stasera mi sento un Horcrux, ma non nel senso oscuro del termine. Il pianto di una bimba, anzi ormai di una ragazza, sta trasmettendo inconsciamente il suo mondo, il suo modo di vedere le cose, la sua essenza più pura a... me. Qualcosa di immensamente speciale si sta insinuando nella parte più profonda di me promettendomi di custodirla.

Senza volerlo questa bambina sta compiendo qualcosa di straordinario e di infinitamente non magico, qualcosa di reale: mi sta donando il ricordo di qualcosa che si sta evolvendo, il ricordo di una persona che (ed è questa la cosa straordinaria) "dopo tutto questo tempo", dopo tutte le difficoltà si è sentita a casa proprio nel posto più lontano che c'è da una "casa".

Questa sera io e questa casa siamo diventati Horcrux. Qualcosa di immensamente puro e speciale si è distaccato da quel corpo esile; una parte della sua anima si è legata alla mia ed altre ancora a questa casa non per renderla immortale ma bensì...frangibile. Per fare in modo che la sua interezza incompiuta possa assorbire qualcosa di nuovo, affinché possa crescere...ecco perché si è frammentata.

Forse nella nostra vita dopotutto ciascuno di noi lascia parti di sé stesso in una casa, in un libro, in una foto, su un campetto di calcio, in un'amore non corrisposto. Ed è proprio questo che ci consente di andare avanti, di fare posto al nuovo, all'ignoto... Alla vita.

<<Di una cosa sono certa: io non posso dimenticare perché non posso cancellare i tuoi ricordi dalla mia memoria così come non posso chiedere a questa casa di cancellare le ombre delle cose che sono state e che la rendono così speciale e poi io non voglio dimenticarti! Sapere questo mi basta.>>

La mia voce rallenta parola dopo parola, le mie mani accarezzano quel viso sottile. Sento la sua presa su di me diventare man mano più dolce e meno rigida.

È questa la vera magia... Il legame che si crea nel mentre di un abbraccio fra un educatore ed un bambino.

Osserviamo entrambe la parete arancione e ci sembra di rivedere le ombre cinesi che facemmo sere addietro per inventare una storia che rendesse la notte meno paurosa...

Riecheggiano nella mia mente quelle risate e lo scricchiolio di letti che si muovono. Quelle risate rimarranno lì nascoste fra le luci ed alle ombre; rimarranno dentro di me e dentro di lei. 

Horcrux... O forse molto meno.

Ma di certo è stato qualcosa di speciale.

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Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

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mercoledì 18 settembre 2024

La sera che precede il primo giorno di scuola

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

LA SERA CHE PRECEDE IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

L'aria profuma di libri e quaderni nuovi e vibra di tensione; grembiuli di ogni colore sventolano delicati dalle loro crocette e gli zainetti dalla forme più svariate attendono impazienti solo di essere posti in spalla. Si inizia! 

Le dinamiche della sera che precede il primo giorno di scuola in casa famiglia sono ormai consolidate. La nostra sera si colora dei vestiti sparpagliati sui letti in bella mostra per facilitare la ricerca frenetica del giusto abbinamento. Ogni cosa brilla di mille e mille paillettes colorate e di faccine di unicorno curiose che sbucano curiose da quaderni, penne e adesivi; persino gli astucci nuovi sono carichi di quella palpabile eccitazione di mostrare tronfi a tutti il proprio esorbitante contenuto.

Il primo giorno di scuola invece lo si riconosce dall'aria: l'aria profuma di libri e quaderni nuovi e vibra di tensione. Lunghe trecce prendono forma e buffi elastici a forma di coniglio emergono dalle pochette per adornare i capelli sistemati con cura, grembiuli di ogni colore sventolano delicati dalle loro crocette e gli zainetti dalla forme più svariate attendono impazienti solo di essere posti in spalla. La tavola, non da meno, si adorna delle tazze colorate, dei cucchiaini, dei biscotti e di qualcosa di buono appena sfornato. Il risveglio si vede dal mattino e mi piace tantissimo quando gli occhi si sgranano dal loro risveglio sonnacchioso alla vista delle brioches alla crema e al cioccolato che attendono sul tavolo di esser assaggiate. Adoro le manine che ne tastano la calda morbidezza, quei nasini che si riempiono del loro profumo e quelle guance che si distendono e si muovono al goloso assaggio, il tempo cede la sua smania di velocità e per qualche secondo si siede a tavola con noi rallentando il suo trepidante ritmo; tutto è calmo.

Pochi attimi di serenità anticipano un anno di corse e compiti da fare, impegni e scadenze...ma ora tutto questo per ora non ci importa.

L'attesa così è talmente buona e questo primo giorno di scuola rivestito di tale lenta e dolce golosità ci piace da matti.

Manine stringono le mie mani per attraversare la strada, la classe si apre, il bacio e l'abbraccio prima di andare via...Si inizia.

Buon inizio anno dolcissimo a tutti!

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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giovedì 11 aprile 2024

Ogni bambino lascia un segno profondo nella nostra anima

 Rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

OGNI BAMBINO LASCIA UN SEGNO PROFONDO NELLA NOSTRA ANIMA

L’educatore è un viaggiatore che naviga nello spazio. Spesso vola con le comete, ma sa che un giorno dovrà fermarsi ed ammirare le comete che continuano il loro viaggio da sole. 

La verità è che questo lavoro ti scuote nel profondo. Ti disarma, ti sgretola... Ti ricompone. Ogni bambino/a, ragazzo/a lascia dei segni così profondi del proprio passaggio nell'anima di un educatore al punto che mi dico di essere un vecchio pianeta disperso nell'universo a libero contatto e bersaglio di centinaia di stelle cadenti e meteoriti. Ogni solco o cratere lasciati dal passaggio potente o potentemente delicato dagli impatti degli altri astri, che intaccano la mia atmosfera ed il mio modo di essere nel mondo, rendono il mio suolo unico, irripetibile e ricco... Ricco di anima, di storia, di narrazioni.

Ho cominciato, con questo lavoro, ad attribuire alla notte una visione totalmente altra del semplice calar del sole. Ho scoperto che il turno di notte fosse il mio preferito ma non sapevo spiegarmi bene perché...

Ieri sera però ogni cosa è diventata chiara e nitida: è di notte che si vedono meglio le stelle, di giorno si sa che sono lì, ma la luce le nasconde...

Di notte invece brillano, illuminano la mia consapevolezza di essere custode di un qualcosa di così immensamente prezioso.

Sono la custode, durante il mio turno, di stelle, di pianeti e di galassie che brillano di luce propria ma la cui vista è possibile solo se si possiede il giusto sguardo.

Avevo iniziato a guardare le stelle con insistenza durante i mesi bui della pandemia o forse solo in quel periodo avevo imparato a guardare il cielo. Qualcuno durante quelle notti paurose mi sedeva accanto e osservava quello spettacolo unico assieme a me. Una sera aveva poggiato la sua testa sulla mia spalla e quel momento aveva dato inizio al nostro nuovo viaggio.

Io vecchio pianeta o forse misero asteroide ho compreso di avere la facoltà di osservare il passaggio delle vite di astri in carne ed ossa, di prendermene cura per pochi istanti, per poi vederli andare via e volgersi a chissà quali cieli.

Al mattino prima di alzare la tapparella e mostrare al mondo la loro sonnacchiosa sembianza terrena grido: <<Buongiorno Astronauti!>>; a sera prima della carezza della buonanotte ci auguriamo <<Buon viaggio e sogni belli>> perché è così che vedo queste ragazze e questi ragazzi; viaggiatori di un mondo che spesso non merita la loro grandiosità...

La notte merita di diventare un viaggio spericolato fra pianeti e avventure degne della fantasia di un bambino e non delle brutture della vita che non merita.

Ieri una stella cadente mi è passata accanto ed ha lasciato un segno tangibile del suo prezioso passaggio.

Un nuovo cratere si è formato silenziosamente sul mio suolo, il tutto mentre leggevo queste righe... Ho sentito il potere del suo impatto sgretolare la superficie del mio mondo parola dopo parola.

Continuo a navigare per le immense oscurità dell'universo e mentre lo faccio appongo commossa, una nuova lezione al mio manuale:

<<L'educatore scruta il cielo alla ricerca di astri, pianeti e galassie sapendo che ad ogni osservazione del cielo la propria vita sarà un pezzetto più complessa di prima. Egli naviga per lo spazio e se è fortunato per un po' avrà la fortuna di volare assieme alle comete... Ma l'educatore è un viaggiatore e per tanto sa che prima o poi le comete proseguiranno il proprio cammino, lui o lei si fermerà alle loro spalle, consapevole di vederle prima o poi sparire all'orizzonte. Sono fortunati gli educatori... a loro spetta il compito di vegliare, testimoniare sui bagliori dell'universo e quei bagliori: sono le vite dei ragazzi.>>

<<Io sono Fortunata>> lo scrissi il giorno della mia laurea... E quanto avevo ragione a crederlo.

Dott.ssa Pittari Chiara

(Pedagogista, Educatrice presso la Casa Famiglia Murialdo)

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Mercoledì prossimo  si rinnoverà l’appuntamento con

‘Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati’

 

Cos’è la rubrica: Danzanti col vento...storie e racconti di educatori appassionati

Da un po’ di tempo la mente di noi educatori è talmente colma di pensieri e riflessioni che spesso straripa . Lo scrivere è diventato per noi salvataggio indelebile, la messa al sicuro dei momenti della vita che trascorriamo con in nostri ragazzi.

Noi educatori spesso la notte scriviamo pagine di una vita vissuta fra le mura condivise con degli sconosciuti che a tratti riescono a sentirsi parte di una casa, parte di una famiglia